Symbian vuole Google, ma Google teme gli sviluppatori

La Foundation di Nokia apre all'integrazione con le soluzioni del concorrente. Ma su Google piove, perché Android tutto sembra meno che quel giochino aperto di cui Mountain View si era riempita la bocca
La Foundation di Nokia apre all'integrazione con le soluzioni del concorrente. Ma su Google piove, perché Android tutto sembra meno che quel giochino aperto di cui Mountain View si era riempita la bocca

Capovolgimento di fronte per i gemelli diversi della guerra degli OS mobili prossima ventura: Symbian, che prestò diverrà un asset Nokia che dice di volerlo donare al mondo , ha fatto presente la propria volontà di stringere collaborazioni strategiche con Google, proprio mentre quest’ultima incede a piccoli passi sulla via di Android, distillando gocce di informazioni e toolkit di sviluppo solo ad una ristretta platea di fortunati.

“Siamo già impegnati a lavorare assieme quindi qualsiasi collaborazione, se ce n’è l’opportunità, ci farà contenti” così commenta il chief executive di Symbian Nigel Clifford, sostenendo come il livello di integrazione con le tecnologie Google possa essere esteso sia a livello di OS che di semplici applicazioni.

Su sistemi operativi Symbian sono già disponibili da tempo le funzionalità di ricerca e di mapping di Mountain View, ma la collaborazione tra i due colossi ha inevitabilmente assunto caratteristiche diverse da quando Google ha deciso di sparigliare le carte in tavola con il progetto Linux-powered di Android .

Symbian, che attualmente detiene il 60% del settore mobile, dimostra però di voler accettare la sfida rispondendo colpo su colpo alla concorrenza incipiente . Chi al contrario, per giunta in maniera alquanto inaspettata, fa un passo indietro verso quell’ecosistema aperto a tutti che nelle intenzioni dovrebbe essere Android è proprio Google, che si è messa a distribuire la versione aggiornata del suo SDK esclusivamente ai finalisti del concorso Android Developer Challenge .

Una misura che non piace a molti e che è emersa apparentemente per errore: il Google-man David McLaughlin ha inviato la notifica della disponibilità del nuovo pacchetto di sviluppo a una mailing-list pubblica di Android invece che a quella dedicata ai partecipanti del concorsone, gli unici col diritto di scaricarlo. “La build 84853 dell’SDK è disponibile per il download”, dice quel messaggio. Pronte sono arrivate le scuse da parte di McLaughlin quando si è accorto di aver sbagliato invio.

Poco si sa, peraltro, sulle caratteristiche del nuovo pacchetto, anche perché gli sviluppatori destinatari dell’SDK obbligati al silenzio da un accordo esclusivo di non-divulgazione.

Google, dunque, invia codice “segreto” a pochi eletti, obbliga gli sviluppatori a tenere il becco chiuso su una tecnologia che, almeno a chiacchiere, dovrebbe essere rilasciata come open source nella sua versione ufficiale “1.0” e dal Googleplex nemmeno si degnano di rispondere alle richieste di ulteriori informazioni provenienti dalla rete.

L’avventura di Android, preconizza ora qualcuno, non sembra destinata a durare come si riteneva se questo è l’approccio, un approccio che sembra basato sul silenzio. “Google ha abbracciato la community di sviluppatori e ha fatto propaganda su come questa piattaforma sarebbe stato costruita con l’aiuto dei suddetti. Da qualche parte durante il tragitto, sembra che abbiano cambiato idea”, sostiene Ken Adair sulla lista di discussione dedicata ad Android.

Che si tratti delle prime avvisaglie di una involuzione del “meraviglioso futuro” che qualcuno ha voluto vedere nella volontà espansionistica di Mountain View nel succulento business del mercato mobile? Di certo, chiosa ars technica , “gli accordi di non-divulgazione e l’accesso selezionato ai tool di sviluppo difficilmente sono emblematici di un ecosistema realmente aperto”. Quando si dice eufemismo .

Alfonso Maruccia

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16 07 2008
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