I procuratori distrettuali di Taiwan hanno emesso un mandato di arresto per Pete Lau. Il co-fondatore e CEO di OnePlus è accusato di aver assunto oltre 70 ingegneri in maniera illegale dal 2014, insieme a due dipendenti (cittadini taiwanesi), violando una legge del 1992. L’azienda cinese non ha rilasciato commenti sull’argomento, evidenziando solo che le attività commerciali continuano senza problemi.
Assunzioni senza autorizzazione
Secondo quanto riportato dai media locali, la procura distrettuale di Shilin ha accusato Pete Lau di aver cospirato con un uomo di cognome Lin e una donna di cognome Cheng per fondare una società a Hong Kong con il nome OnePlus nel marzo 2014 e registrare una filiale a Taiwan nel marzo 2015. Nel maggio 2019, il nome OnePlus è stato sostituito con Sonar.
Tra agosto 2015 e gennaio 2021, l’azienda ha spostato oltre 2,3 miliardi di dollari taiwanesi alla filiale di Taiwan tramite una società commerciale di Hong Kong, descrivendo i trasferimenti come ricavi derivanti da attività di ricerca e sviluppo commissionate e dalla vendita di asset derivanti dai risultati di ricerca e sviluppo.
I fondi sono stati invece utilizzati per reclutare personale a Taiwan, pagare gli stipendi e acquistare attrezzature. L’apertura della filiale a Taiwan e l’assunzione di oltre 70 ingegneri taiwanesi sarebbe avvenuta senza autorizzazione, come previsto dal Cross-Strait Act del 1992.
La legge disciplina i rapporti tra la popolazione di Taiwan e la Cina, imponendo precisi vincoli, tra cui quello che obbliga le aziende cinesi a chiedere un permesso al governo per assumere lavoratori taiwanesi. I due dipendenti (Lin e Cheng) sono stati incriminati, mentre nei confronti di Pete Lau è stato spiccato un mandato di cattura (che quasi certamente non verrà eseguito dalle autorità cinesi).