Fatta la legge, trovato l’inganno. La tassa di 2 euro sui pacchi di piccolo valore, introdotta dal governo italiano a partire dal 1 gennaio 2026, viene facilmente aggirata. Lo stratagemma usato dalle aziende extra UE (cinesi principalmente) è piuttosto banale e prevedibile. È sufficiente importare i pacchi in un altro paese europeo.
Nessuna entrata per lo Stato e più inquinamento
La tassa di 2 euro è stata introdotta con l’art. 1 (commi 126-128) della legge di bilancio 2026. Deve essere pagata dagli importatori per coprire le spese doganali relative al controllo dei pacchi di valore non superiore a 150 euro provenienti dai paesi extra UE. Il governo italiano voleva ottenere un duplice obiettivo: disincentivare gli acquisti di prodotti a basso costo sulle piattaforme cinesi (Shein, Temu, AliExpress e altre) e ridurre l’inquinamento dovuto al cosiddetto ultra fast fashion.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), ha certificato il fallimento di entrambi gli obiettivi. Come ampiamente previsto, dall’inizio del mese sono diminuiti drasticamente i voli cargo provenienti dai paesi extra UE. La merce arriva invece negli aeroporti di altri paesi europei in cui non esiste la tassa (ad esempio Liegi, Budapest, Francoforte, Colonia e Parigi Charles de Gaulle).
I pacchi passano quindi la dogana e arrivano in Italia a bordo di camion. Dato che provengono da un altro paese europeo non viene applicata nessuna tassa. In base ai primi dati dell’Agenzia delle Dogane, il numero di pacchi con valore inferiore a 150 è diminuito del 40% (rispetto al 2025) nei primi 15 giorni dell’anno.
Oltre alle mancate entrate per lo Stato (circa 122,45 milioni di euro, secondo la stima del governo) c’è anche un aumento dell’inquinamento dovuto al trasporto su gomma. L’Italia e la Romania sono gli unici paesi che hanno introdotto una tassa prima dell’applicazione del dazio di 3 euro previsto a livello europeo.
La deputata Erica Mazzetti di Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe per posticipare l’applicazione della tassa al 1 luglio 2026. Da questa data, gli utenti potrebbero (in teoria) pagare un sovrapprezzo di 5 euro su ogni pacco.