Tennesse, guerra al Jpeg offensivo

Una legge approvata negli USA si propone di punire anche col carcere chiunque posti immagini considerate fonte di stress emotivo. Molteplici sono le difficoltà di individuare con esattezza il corpo del reato
Una legge approvata negli USA si propone di punire anche col carcere chiunque posti immagini considerate fonte di stress emotivo. Molteplici sono le difficoltà di individuare con esattezza il corpo del reato

2.500 dollari: potrebbe arrivare a questa cifra la multa prevista da una nuova legge del Tennessee che si propone di punire chi posterà o trasmetterà immagini che possono causare “spavento, timore o stress emozionale” ai destinatari. La violazione di tale norma potrebbe anche comportare un anno di carcere.

Il provvedimento proposto Bill Haslam, governatore dello stato statunitense, rappresenta una sorta di aggiornamento di una legge pre-esistente. Quest’ultima già considera reato telefonate, email o qualsiasi tipo di comunicazione appositamente volte a procurare malessere emotivo al destinatario . Se il contenuto considerato oltraggioso manchi di una ragione provata, il mittente rischia di finire dietro le sbarre.

La nuova legge aggiunge le immagini alla liste di canali comunicativi considerati fonte di responsabilità criminale . Questa volta, tuttavia, subentrano alcune complicazioni che potrebbero inficiare il riconoscimento del reato. Infatti, vittima sarà considerato non solo il destinatario diretto dell’immagine ma anche chiunque si ritenga offeso dalla visione della stessa foto .

Per questoi motivo, i dubbi sulla costituzionalità del provvedimento sono molteplici. La domanda più urgente riguarda il problema di definire esattamente quale tipo di contenuto possa essere considerato motivo di reato, dal momento che il criterio di giudizio risponde quasi del tutto alla sensibilità personale dell’individuo .

Eugene Volokh, docente di diritto costituzionale presso la UCLA, sottolinea lo spettro d’azione potenzialmente immenso della normativa approvata in Tennessee. Quest’ultima, infatti, non richiede che l’immagine sotto esame sia della vittima o la necessità di provare l’intenzione di procurare danno. Volokh, inoltre, evidenzia come una grande varietà di immagini (da Maometto a Gesù Cristo fino ai cartoni animati satirici) può potenzialmente essere fonte di stress emotivo.

Cristina Scisannamblo

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