Tesoro.it: basta che non sia Open Source

In alcuni bandi di gara per la fornitura di sistemi informativi alla P.A. viene tassativamente esclusa la possibilità di utilizzo di software libero


Roma – Il sito del ministero dell’Economia e delle Finanze, tesoro.it , è una miniera di informazioni e come ormai anche altri siti ministeriali consente di conoscere molti importanti dettagli sull’attività del dicastero. Tra questi anche i Concorsi e i Bandi.

Uno dei bandi pubblicati su quelle pagine, disponibile qui , è relativo all’acquisizione di “un sistema informatico in un’ottica di consolidamento dei serventi UNIX del ministero dell’Economia e delle Finanze”.

All’interno del bando, laddove vengono elencate le caratteristiche della fornitura software di cui abbisogna il Ministero, si legge: “Il Sistema Operativo non dovrà appartenere alla categoria degli Open Source”.

Alcuni lettori che hanno scritto a Punto Informatico hanno sottolineato la cosa, parlando di discriminazione a favore del software proprietario ed accusando la Pubblica Amministrazione perché ancora una volta ha perso non tanto l’occasione di utilizzare il software libero ma anche la possibilità di verificare la percorribilità di un’alternativa alle piattaforme proprietarie.

C’è però da dire che, in quel caso almeno, si trattava di una richiesta di materiali hardware e software capaci di integrarsi ai sistemi legacy, cioè alle infrastrutture precedenti già utilizzate nell’ambito del Ministero.

Tanto è vero che si afferma, sempre nell’elenco delle caratteristiche tecniche: “Il Sistema Operativo dovrà supportare le versioni del DBMS Oracle dalla versione 8.0.4 alla versione 8.1.7, Oracle Application Server dalla versione 4.X.X alla versione 9iAS, IBM Websphere Advanced ed Enterprise Edition dalla versione 3.0.2 alla versione 3.5 (non oggetto della fornitura).” Risultava dunque più semplice, probabilmente, l’adozione di piattaforme proprietarie già capaci di interfacciarsi con altri sistemi proprietari.

Resta naturalmente da vedere se questo possa davvero giustificare l’esclusione tassativa dell’Open Source dal bando di gara.

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