Tetris, una cura contro i flashback?

L'impegno visivo-spaziale che necessita diminuirebbe il sintomo principale delle condizioni di stress successivo ad un trauma
L'impegno visivo-spaziale che necessita diminuirebbe il sintomo principale delle condizioni di stress successivo ad un trauma

Un esperimento che ha il sapore delle torture mostrate in Arancia Meccanica ha dimostrato che il longevo Tetris, oltre ad essere in grado di intrattenere generazioni di videogiocatori, può avere un ruolo terapeutico preventivo in specifiche situazioni come nel disturbo post traumatico da stress ( DPTS ).

Il DPTS è l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che segnano la psiche in seguito ad un evento traumatico, catastrofico o violento. Fra i sintomi principali l’esperienza di brevi flashback del trauma abnorme subito.

La dottoressa Emily Holmes dell’Università di Oxford ha cercato di ricreare le condizioni inducendo i flashback a 60 cavie cui sono stati mostrati video di incidenti stradali, affogamenti e operazioni chirurgiche: 20 partecipanti, poi, sono stati scelti a caso per giocare dieci minuti, nella mezz’ora immediatamente successiva alle immagini forti, a Tetris. Il risultato è stato che nelle settimana successive loro subivano meno flashback e punteggi più bassi nel test di valutazione DPTS .

L’utilizzo dello storico videogame, infatti, secondo la dottoressa Holmes occupa le risorse cerebrali impiegate nel processo visivo-spaziale: in questo modo diminuirebbe la capacità di ricordare le forti componenti visive che possono involontariamente creare flashback , non intaccando peraltro la memoria.

Oltre a Tetris alcuni dei volontari sono stati sottoposti , dopo le immagini traumatiche , al gioco Pub Quiz Machine 2008 (una serie di quiz) che sembra tuttavia incrementare la frequenza dei flashback. Tetris, al contrario, è stato trovato efficace “se giocato entro le sei ore critiche successive al trauma”.

Il videogioco vintage non ha specificità curative, ma rappresenta semplicemente un impegno visivo-spaziale per il cervello: un intervento cognitivo non invasivo che, distraendo il cervello e permettendo di diminuire i flashback che altrimenti si subiscono nelle settimana immediatamente successive al trauma, potrebbe essere utilizzato come trattamento preventivo (da affiancare ad una specifica – successiva – psicoterapia psicotraumatologica).

Claudio Tamburrino

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