TLC, Telecom Italia e trasparenza

Oggi si chiude un procedimento antitrust contro Telecom, occasione per parlare di tariffe e trasparenza. Assoprovider lancia una granata: mercato viziato, costi nebulosi e connivenza di certi media
Oggi si chiude un procedimento antitrust contro Telecom, occasione per parlare di tariffe e trasparenza. Assoprovider lancia una granata: mercato viziato, costi nebulosi e connivenza di certi media


Roma – Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Matteo Fici, presidente di Assoprovider , l’associazione dei provider italiani, su una questione di enorme rilievo per gli operatori e per tutti gli utenti e clienti di servizi di TLC italiani

Abbiamo assistito con molto stupore negli ultimi giorni al fiorire continuo di articoli sulle principali testate giornalistiche italiane (Repubblica ed il Corriere della Sera, ma potrebbe essercene sfuggita qualcuna), in merito all’imminente chiusura del procedimento dell’Antitrust A351 contro Telecom Italia in merito alla gara Consip, previsto per il 16 novembre.

Da tali articoli emerge come una specie di divisione fra buoni e cattivi , in cui i buoni (verso Telecom) sono i componenti dell’Autorità per le Comunicazioni del prof. Cheli, ed i cattivi gli uomini del prof Tesauro (Antitrust).
Cheli, hanno riportato gli articoli, media per fare ridurre la multa a Telecom , che gli sarà comminata il 16 novembre dall’Antitrust per l’affare Consip, poichè l’infrazione contestata sulla gara Consip nel procedimento A351 non è secondo l’Autorità di Cheli così grave come la dipinge appunto l’Antitrust.

(Piccolo inciso-dubbio: se invece che Telecom si fosse trattato di condannare una “piccola/media impresa”, che poi è il grosso della struttura produttiva italiana, avremmo avuto lo stesso intervento risoluto da parte dei giornali, e lo stesso livello di mediazione di AGCOM visto in questi giorni sull’A351?)

Poichè il procedimento deve avere ancora termine, lo avrà martedì 16 novembre, in Assoprovider abbiamo cercato di evitare di rispondere pur essendo parte in causa (anzi proprio per questo) ma l’ultimo articolo di domenica 14 novembre sul Corriere della Sera ha fatto traboccare il famoso vaso, e così abbiamo deciso di prendere la parola (è mai possibile che neppure la Domenica ci si possa riposare?).

Assoprovider tuttavia tiene fede alla decisione di non volere entrare minimamente nel merito del A351 con questa nota ma vuole SOLO stigmatizzare, piuttosto, il fatto che ancora una volta in Italia, a bocce non ancora ferme, si parli sulle prime pagine della stampa di procedimenti delicati ancora in corso, violando vincoli come minimo di correttezza verso chi deve decidere (se non addirittura di riservatezza), con il rischio comunque di influenzarne l’esito.

Inoltre “approfittiamo” dello spazio concessoci per puntualizzare una serie di questioni del tutto generali, che comunque coinvolgono le regole e chi deve vigilare sulla loro applicazione .

Alla luce della convergenza digitale è evidente che le diverse modalità di comunicazione stanno tutte utilizzando uno stream di bit come supporto trasmissivo(rendendo quindi la comunicazione svincolata dal mezzo trasmissivo fisico e dalla sua forma, audio, video, dati) per cui la telefonia mobile (SMS, GSM, GPRS, UMTS), la telefonia fissa, le connessioni internet etc. sono tutte forme di comunicazione che utilizzano sempre lo stesso stream di bit a cui pero` spesso vengono applicate una selva di modalita` di tariffazione (a tempo, a volume, flat etc).
Poiche` la materia prima per tutte queste forme di comunicazione e` sempre la stessa direi che scoprire quale sia il margine che i diversi attori applicano sia anche un indice della propensione di questi attori a svelare gli altarini della comunicazione .

Come la legge sui prezzi esposti obbliga i commercianti a inserire il prezzo per unità di misura del prodotto (oltre al prezzo per la confezione) cosi` dovrebbe essere anche per i prodotti di telecomunicazione che dovrebbero scindere sempre in modo netto il costo del trasporto dal costo dei contenuti (ammesso che in questo paese si voglia realizzare un mercato libero dove non vi sia il sussidio incrociato fra il mercato dei contenuti ed il mercato del trasporto).

L’ing. Bortolotto del board nazionale di Assoprovider, ha dunque voluto fare questa verifica.

Decidiamo di simulare la costituzione di un flusso che abbia le seguenti caratteristiche:
a) 64Kb/s bidirezionale
b) tra due punti qualsiasi del territorio nazionale
c) costo al minuto

la scelta di cui sopra prende spunto dalla caratteristiche standard di una linea ISDN; riassumendo abbiamo che lo stesso identico flusso di bit tra due punti qualsiasi della nazione puo` costare (ordinato per costo decrescente):

24,0000 Euro/Minuto se trasporta SMS
1,00000 Euro/Minuto se trasporta la voce sulla telefonia mobile
0,05600 Euro/Minuto se trasporta Dati sulla telefonia mobile
0,02500 Euro/Minuto se trasporta voce sulla telefonia fissa
0,00700 Euro/Munito se trasporta video conferenza Consip
0,00360 Euro/Minuto se trasporta dati (audio/video inclusi) su ADSL considerando solo MCR
0,00018 Euro/Minuto se trasporta dati su ADSL considerando il valore PCR

Oseremmo dire che si tratta proprio di una bella differenza, lo stesso bit puo`costare fino a 130mila volte di meno .

Certamente nelle nostre considerazioni qualche erroraccio ci puo’ pure essere, non avendo noi a disposizione uno staff addetto a monitorare il mercato delle comunicazioni italiane, ma l’ordine di grandezza nella sostanza non cambia. Simo pronti comunque a discutere il modo in cui i calcoli sono stati effettuati da Bortolotto a chi ce li voglia contestare o correggere.

Facendo un paragone con la rete idrica e` come se giocando su diversi modi di tariffare le forniture di acqua (erogate a casa del cliente e quindi escludendo i giochi con le acque minerali in bottiglia) si potesse decidere che quella che uso per cucinare costa un 1 euro/litro e quella che uso per fare la doccia costa solo 0,00018 Euro/litro. Mi pare fin troppo evidente cosa accadrebbe….. ora mentre il giochetto con l’acqua risulterebbe difficile da far digerire ai consumatori, quello sulle telecomunicazioni gioca sulla mistica della tecnologia, ma in realtà in quanto sopra esposto non vi e` nulla di tecnologico, solo volgari conti aritmetici.

Ci pare evidente e naturale, dal suo punto di vista, che un’azienda X, che oggi si fa pagare i bit (quando li usa per la voce) le cifre spropositate di cui sopra, ha tutta l’intenzione di mescolare le carte sulle tariffe per nascondere questa situazione incredibile e cerca di tenere i consumatori ed i concorrenti all’oscuro delle diverse opzioni; è ancora naturale che sempre l’azienda X voglia impedire che nascano o prosperino altri operatori in grado di realizzare infrastrutture che minaccino una tale rendita. L’azienda, così operando, fa il suo interesse.

La garanzia di operatori e concorrenti deve essere piuttosto assicurata da organismi super-partes ed in Italia è stata creata per questo l’AGCOM di Napoli.

Se la stessa AGCOM avesse pubblicato il costo del bit, e se i nostri calcoli non sono completamente errati (cosa che tendiamo ad escludere), avrebbe di sicuro meno occasione di elogiare la qualita` della liberalizzazione nel mercato delle comunicazioni nell’ottica della Convergenza digitale, realizzata finora in Italia.

Matteo Fici
presidente di Assoprovider

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

15 11 2004
Link copiato negli appunti