Tor e il mondo oscuro del pedoporno

Oltre l'80 per cento del traffico del deep web avrebbe a che fare con la pedofilia: ad affermarlo, uno studio che si è addentrato nei suoi meandri. La risposta di Tor: la rete anonima è uno strumento, e c'è chi ne fa un uso meritorio

Roma – Un gruppo di ricercatori dell’Università di Portsmounth ha cercato di approfondire la conoscenza ufficiale di quello che viene definito il Dark Web e ha fotografato forum per la vendita di droga, mercati di contrabbando, ma sopratutto siti con contenuti pedopornografici.

La rete anonimizzatrice di Tor è nata per garantire la privacy dei suoi utenti, ma come qualsiasi mezzo – per definizione neutrale – l’utilizzo che se ne fa dipende dai singoli utenti: a quanto pare quelli di Tor avrebbero gli scopi più biechi.

Per esplorarne i meandri più oscuri i ricercatori di Portsmounth – in un periodo di tempo che va da marzo a settembre 2014 – hanno predisposto 40 relay Tor e hanno sfruttato migliaia di macchine di volontari per raccogliere più dati possibile dai siti nascosti dal servizio di occultamento di Tor, una delle funzioni di tutela della privacy messa a disposizione dei suoi utenti dalla Rete a cipolla. Questo ha permesso ai ricercatori di archiviare i contenuti dei siti maggiormente visitati via Tor e che solitamente non restano online per solo una manciata di giorni o settimane.

Il gruppo guidato dal ricercatore Gareth Owen ha presentato i risultati dello studio nel corso del Chaos Computer Congress di Amburgo: più di 4 siti su cinque tra quelli nascosti dal servizio di occultamento di Tor ospitano contenuti pedopornografici. Nel dettaglio, per ogni sito che vende droga, per ogni sito senza contenuti illegali e per ognuno di quelli che vende materiale di contrabbando ve ne sono cinque con materiali pedopornografici.

Un risultato sconfortante per i ricercatori, che come riferisce Owen erano partiti dalla convinzione personale che il Deep Web fosse ingiustamente ritratto come un ambiente dedito alle attività più deprecabili. Riferiscono, inoltre, di non sapere “perché tali contenuti abbiano avuto un riscontro così alto e se tali siti corrispondono ad altrettante persone realmente esistenti”.

I rappresentanti di Tor hanno commentato lo studio sottolineando come i siti nascosti dal suo servizio di occultamento rappresentino solo il 2 per cento del traffico complessivo che fluisce attraverso la rete anonimizzatrice di Tor . Ed hanno altresì ricordato che gli utilizzi che se ne possono fare sono innumerevoli e meritori, come nel caso di attivisti politici in paesi senza libertà di espressione.

D’altra parte Tor, proprio in quanto mezzo indipendente e immune al controllo diretto delle autorità e a partire dal caso Silk Road, è finita spesso al centro di polemiche ed accuse pretestuose, montate più per ottenere un riscontro mediatico che per una reale corrispondenza fattuale.

Claudio Tamburrino

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