TotalMusic e Ruckus chiudono i battenti

Musica per studenti supportata dalla pubblicità e jukebox celestiali si vaporizzano. Effetto della crisi o mancanza di un modello di business sostenibile?
Musica per studenti supportata dalla pubblicità e jukebox celestiali si vaporizzano. Effetto della crisi o mancanza di un modello di business sostenibile?

Aria di crisi nei lidi del web abitati da alcuni distributori di musica digitale online: a poca distanza l’uno dall’altro sono cessate le attività di TotalMusic e di Ruckus , servizi votati ad offrire musica in formato digitale online. Secondo i responsabili dei siti le motivazioni del fallimento potrebbero essere frutto della crisi economica e della mancanza di idee innovative, ma sono in molti a puntare il dito contro la scelta di un business model sbagliato.

Sull’ homepage di Ruckus campeggia ora una comunicazione che avverte i visitatori della cessazione del servizio. Nato nel 2004 come servizio a pagamento, ha riscosso un discreto successo nel 2006, periodo in cui i suoi dirigenti decisero di abbandonare il business model fatto di sottoscrizioni a pagamento per tentare la strada del servizio gratuito infarcito di pubblicità. Dedicato solo ed esclusivamente ai college statunitensi, il servizio prevedeva accordi con i vertici dei vari campus in cambio dell’accesso gratuito ad un archivio di video in streaming web composto da oltre 3 milioni di brani, disponibili anche per download.

Nato come una possibile soluzione al flagello del peer to peer illegale nei campus statunitensi, il servizio è stato definito da molti troppo limitato, sia per via dell’uso massiccio di soluzioni DRM , sia per la compatibilità con i soli sistemi operativi Microsoft. Inglobato lo scorso anno nel progetto Total Music , esperimento di distribuzione musicale figlio dell’unione di Sony e Universal, il servizio sembrava essere pronto per l’ennesimo restyling con tanto di aggiunta di nuove funzionalità.

Proprio per questo, l’annuncio di Jason Herskowitz, dirigente di Total Music, ha spiazzato più di qualcuno: “sono dispiaciuto di non poter mostrarvi nulla di quello che abbiamo costruito di recente – spiega – ma in questi duri periodi di crisi economica, soprattutto per l’industria discografica, è difficile biasimare chi ha voluto disfarsi di un servizio tutt’ora così competitivo”.

Herskowitz sembra addossare la colpa del fallimento anche allo stesso music business, incapace a suo dire di saper trovare un modo efficace per rendere il mercato della musica sul web un idillio stabile e duraturo. Comunque, diversamente da quanto sostenuto dall’ex dirigente della compagnia, per qualcuno Total Music non è mai stato un progetto appetibile, anzi: senza risparmiare una punta di veleno, The Register lo definisce come vero e proprio “vaporware”. Stando a quanto si legge sulle pagine della testata, alla base del fallimento di Total Music, ci sarebbe la completa mancanza di un business model adatto a supportare un progetto del genere.

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10 02 2009
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