Tra la UE e i brevetti ancora la Polonia

Non s'era mai visto: il ministro all'Innovazione polacco ha preso l'aereo, è volato a Bruxelles e ha fermato il colpo gobbo voluto dalla presidenza olandese sui brevetti sul software


Roma – Se Varsavia voleva conquistarsi i cuori dei sostenitori delle libertà digitali e degli sviluppatori indipendenti europei è sicuramente riuscita nel suo intento. Per la seconda volta in poche settimane l’intervento del governo polacco è risultato decisivo nel mutare i destini di una direttiva sui brevetti nel software che piace solo alle grandi corporation.

Le cronache di queste ore raccontano come il ministro polacco alla Scienza e alla Tecnologia, Wlodzimierz Marcinski, l’equivalente del nostro ministro all’Innovazione, si sia appositamente recato ieri a Bruxelles dove si teneva una riunione del Consiglio UE sull’Agricoltura, riunione in cui si tentava di far passare una procedura che avrebbe garantito l’introduzione dei brevetti all’americana in Europa.

Marcinski si è presentato al Consiglio spiegando che la Polonia ha bisogno di tempo per studiare la questione e preparare una dichiarazione formale in merito alla direttiva ed ha quindi chiesto ufficialmente un rinvio ad altra data della questione. Una presa di posizione che ha costretto la riluttante presidenza olandese, che da mesi sta cercando di far passare la direttiva senza un ampio dibattito pubblico, ad accettare un rinvio della decisione.

Ma se il temuto regalino di Natale del Consiglio UE è scongiurato, rimane ad ogni modo possibile che il colpaccio dei brevetti venga introdotto ad una prossima riunione. In quel caso, però, accanto alla Polonia potrebbero esserci altri paesi. Aumenta infatti il numero dei membri UE che ritiene necessario discutere a fondo la portata della proposta di direttiva. A remare contro gli intenti della presidenza c’è anche l’Italia che, come già Germania ed altri, ha iniziato a esternare serie perplessità sul testo. Si può dunque sperare che in una prossima occasione la questione sia affrontata con maggiore serenità.

La FFII , organizzazione che da anni si batte contro questa direttiva e che ha raccolto consensi in tutta Europa, ha sottolineato come “ai rappresentanti dei paesi membri è stato fatto credere che la direttiva riguardava solo dispositivi controllati dal computer” quando invece, come noto, si tratta di un testo che tra le altre cose rende brevettabile pressoché ogni aspetto della programmazione.

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  • Anonimo scrive:
    Mi ricorda la storia dei siti Bittorrent
    La situazione con i siti Bittorrent e' uguale, visto che anche loro non possono scaricare i torrent per controllare se il materiale e' davvero in violazione di qualche legge o no. Solo che in india si parla di normativa arretrata, mentre in USA la si vuole far ritornare indietro allo stato di quella indiana attuale. la verita' e' che prima o poi tutti sanno che l'informatica spazzera' via ogni possibile forma di copyright o di controllo del flusso delle informazioni, ma stanno cercando di gettare fumo negli occhi della gente per ritardare il tutto il piu' possibile. Secondo me da qui ad un 50 anni le tecnologie di comunicazioni saranno diventate cosi' crittografate e cosi' veloci nelle trasmissioni p2p che il copyright e la censura saranno storia.
    • Anonimo scrive:
      Re: Mi ricorda la storia dei siti Bittor

      Secondo me da qui ad un 50 anni le
      tecnologie
      di comunicazioni saranno diventate cosi'
      crittografate e cosi' veloci nelle
      trasmissioni
      p2p che il copyright e la censura saranno
      storia.
      speriamo.
  • Anonimo scrive:
    Non sono razzista, ma tant'è..
    Sti paesi dalle leggi retrograde non dovrebbero nemmeno accingersi all'uso di internet... tanto qualcuno finirà sempre dentro, idem per la Cina e tutti i paesi Orientali.Non è discriminazione razziale, purtroppo è un dato di fatto.
    • Anonimo scrive:
      Re: Non sono razzista, ma tant'è..
      Hai ragione, comincio io a scollegare l'RJ 45 vivo in Italia! :|
    • Anonimo scrive:
      Re: Non sono razzista, ma tant'è..

      Sti paesi dalle leggi retrograde non
      dovrebbero nemmeno accingersi all'uso di
      internet... tanto qualcuno finirà
      sempre dentro, idem per la Cina e tutti i
      paesi Orientali.

      Non è discriminazione razziale,
      purtroppo è un dato di fatto.E già...hai proprio ragione...mi viene in mente quell'altro paese del quarto (o quinto?) mondo in cui, hanno approvato il decreto Urbani...azz...pensa la sfiga per chi vive in quel posto lì.Me lo diveva sempre mia mamma che noi siamo fortunati :-))Riprenditi và!!
    • lkl scrive:
      Re: Non sono razzista, ma tant'è..
      certo che a leggere il tuo messaggio, ce ne vuole per capacitarsi di quanto da te affermato nel titolo, utente non registrato...
    • Anonimo scrive:
      Re: Non sono razzista, ma tant'è..
      - Scritto da: Anonimo
      Sti paesi dalle leggi retrograde non
      dovrebbero nemmeno accingersi all'uso di
      internet... tanto qualcuno finirà
      sempre dentro, idem per la Cina e tutti i
      paesi Orientali.

      Non è discriminazione razziale,
      purtroppo è un dato di fatto.digital divide, legge urbani, monopoli tecnologici, incentivi azzeccatissimi, pirateria..... mmmm... di quale paese del quarto mondo informatico stiamo parlando ?
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