Traffic shaping? Così fan tutti

Chi fornisce le tecnologie ribadisce: la net neutrality è un pericolo per l'innovazione. E poi già oggi si naviga filtrati, senza che nessuno se ne renda realmente conto

Roma – A sentire quanto ha da sostenere Sandvine di fronte alla Canadian Radio-television and Telecommunications Commission , il mondo telematico vive effettivamente alla rovescia rispetto al comune senso del navigare: il filtraggio, la gestione e il degrado delle prestazioni di rete sono giù uno standard applicato praticamente in ogni parte del globo, e al contrario di quello che si può pensare questa cosa chiamata net neutrality è quanto di peggio possa esserci per il futuro di Internet , per i provider, le società e gli utenti tutti.

Sandvine, società canadese nota per essere la fornitrice delle tecnologie di traffic shaping in uso da parte di centinaia di ISP in tutto il mondo, interviene nella discussione pubblica avviata dalla CRTC in merito all’eventuale necessità di stabilire alcuni principi di neutralità della rete ratificandoli come legge nazionale. E la posizione della società risulta essere diametralmente opposta a quella già espressa da BitTorrent nei giorni scorsi, prevedendo in sostanza l’abbandono di qualsivoglia volontà regolatrice pena un danno irreparabile al futuro telematico della nazione nordamericana.

Tra le informazioni più interessanti fornite da Sandvine c’è la rivelazione secondo cui il 90 per cento dei 160 ISP internazionali suoi clienti sfrutta attivamente le tecnologie di traffic shaping acquistate. Considerando che tali provider fornirebbero il 20 per cento di tutte le connessioni in broadband globali, secondo quanto sostiene Sandvine il 18 per cento della connettività mondiale è già abbondantemente filtrata , degradata, limitata e ritardata secondo i voleri, le necessità e il gradimento dei provider stessi .

Più che un possibile fatto nuovo la net neutrality è insomma già morta e sepolta per una parte non trascurabile dei netizen del pianeta Terra (Stati Uniti inclusi), dice Sandvine, e questo senza nemmeno considerare le altre aziende specializzate in traffic shaping e i relativi provider-clienti. In più, sostiene Sandvine, il traffic shaping oltre a essere una realtà già affermata non andrebbe regolato in maniera stringente dalle autorità, lasciando la palla completamente nelle mani degli ISP e permettendo loro di “innovare” in relazione alle nuove esigenze di connettività e alle tendenza di mercato emergenti.

“Nessuno ha previsto l’impatto del file sharing di tipo P2P prima che questo divenisse comune”, sostiene la società nella documentazione presentata alla CRTC. “Che tipo di richiesta l’adozione di massa di applicazioni come YouTube in alta definizione e Slingbox – specula ancora Sandvine – genererà sul network? E quali politiche saranno adeguate per gestirla? Ancora non lo sappiamo. Ancora, sarà necessario sperimentare”.

Nella visione che Sandvine ha di Internet i provider (cioè i suoi migliori clienti) sono e devono rimanere gli unici veri parametri di giudizio del miglior funzionamento possibile della rete delle reti , e tutto quello che la società concede è un tipo di throttling delle traffico gestito (augurabilmente) in accordo con gli utenti-consumatori, prevedendo piani di connessione con tetto massimo alla quantità di dati scaricabile, degradazione diurna temporanea dell’esperienza di rete per gli “heavy user” indipendentemente dal tipo di applicazione e misure similari.

Alfonso Maruccia

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