Twitter, Russia e Iran: 300+ GB di interferenze

Twitter condivide un archivio da oltre 300 GB con i contenuti pubblicati da realtà esterne agli USA al fine di influenzare l'opinione pubblica.

3.841 account legati alla Internet Research Agency (IRA) russa, altri 770 affiliati a realtà iraniane e un volume di contenuti che supera i 10 milioni di post includendo immagini, GIF, video e trasmissioni Periscope. È quanto compone l’enorme archivio pubblicato oggi da Twitter al fine di favorire l’analisi da parte di realtà indipendenti sulle campagne che negli anni scorsi hanno influenzato l’informazione negli Stati Uniti.

Presidenziali USA 2016, ma non solo

Il focus è sulle attività legate alle presidenziali USA del 2016 che hanno portato il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ma non solo. Ci sono interventi dell’IRA risalenti al 2014 e 2015, riguardanti il conflitto in Ucraina. Interessante l’analisi fornita da parte del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, che sottolinea come gli strumenti impiegati dall’agenzia russa siano stati dapprima utilizzati per influenzare l’opinione pubblica locale e solo in un secondo momento direzionati verso il pubblico statunitense. Ecco quanto riportato sulle pagine di Bloomberg.

Uno dei punti più importanti riguarda l’entità di queste operazioni. L’altro che inizialmente sono state rivolte ai paesi d’origine. Hanno preso vita come strumenti domestici per la repressione e solo in seguito si sono trasformati in un’arma rivolta in direzione degli Stati Uniti.

Attraverso l’Elections Integrity Hub è possibile accedere agli oltre 300 GB di dati in questione. Di seguito alcune delle immagini contenute nell’archivio, allegate a post riguardanti l’elezione di Donald Trump.

Twitter: Elections Integrity

Altri post, come quello qui sotto, sono stati pubblicati con il fine ultimo di stimolare alla condivisione mediante retweet, ampliando così in modo esponenziale la portata della campagna.

Twitter: Elections Integrity

Iran e Russia

Se si focalizza invece l’attenzione sulle campagne iraniane, la maggioranza dei contenuti è arrivata sulle bacheche di Twitter con l’obiettivo di direzionare gli utenti verso alcuni siti Web in particolare: tra questi AWDNEWS, portale che si autodefinisce un’agenzia stampa indipendente, ma che secondo il Digital Forensic Research Lab americano fa parte del circuito locale strutturato al fine di influenzare l’opinione pubblica.

Tornando alle interferenze russe, il target delle attività rilevate non ha riguardato solamente le presidenziali USA, ma anche il supporto alla politica internazionale del Cremlino. Parte degli interventi sono stati attuati al fine di minare la fiducia nelle istituzioni americane e di polarizzare le posizioni delle community online d’oltreoceano.

I troll hanno preso di mira principalmente la candidata democratica Hillary Clinton, potenziando l’eco mediatica di hashtag come #CrookedHillary. Per capire quale sia stato l’effetto dell’azione è sufficiente citare che un singolo post attribuito in modo ingannevole alla rappresentanza repubblicana del Tennessee ha ricevuto oltre 25.000 retweet, al grido #VoterFraud. Questo il messaggio.

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Anche la Brexit e il dibattito pubblico sulla libera circolazione delle armi sono stati presi di mira da campagne di questo tipo, stando a quanto riportato da Twitter. Tra gli strumenti impiegati per la condivizione dei post figurano servizi come IFTTT, RoundTeam e dlvr.it, oltre a TweetDeck controllato direttamente dal social network, così come le applicazioni mobile ufficiali per Android e iOS.

Serve uno sforzo condiviso

Nel condividere il report e il database di contenuti, la piattaforma sottolinea come ci sia ancora molto da lavorare se l’obiettivo è quello di fermare o quantomeno arginare il fenomeno. Gli autori delle campagne in questione hanno già dimostrato di essere un passo in avanti rispetto a chi gestisce i social e la loro azione ha portato a conseguenze concrete, tangibili. I bad actor del mondo online evolvono di continuo, così come gli strumenti nelle loro mani. Per fronteggiarli c’è bisogno di uno sforzo collettivo e condiviso, da qui la scelta operata da Twitter di condividere le informazioni pubblicamente, in modo aperto, consentendone l’analisi da parte di ricercatori, istituzioni, realtà accademiche e giornalisti.

Fonte: Twitter

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