Se Facebook o Twitter ti bannano, dillo a Trump

Chiunque escluso dai social per via della sua visione politica può raccontare l'accaduto al Presidente degli Stati Uniti, compilando un form online.

Qual è il tuo nome? E il cognome? Sei cittadino o residente negli Stati Uniti? Hai almeno 18 anni? Queste alcune le domande poste da un nuovo strumento messo online dalla Casa Bianca, rivolto a chi pensa di essere stato esclusi da una piattaforma social senza un motivo realmente valido, per ragioni riconducibili alla sua visione politica. Si chiama Typeform.

Le piattaforme social media dovrebbero sostenere la libertà di parola, ma troppi americani hanno visto i loro account sospesi, bannati o segnalati in modo fraudolento per “violazioni” non chiare delle policy per gli utenti. Non importa quale sia il tuo punto di vista, se sospetti che un pregiudizio politico abbia causato un’azione di questo tipo nei tuoi confronti, condividi la tua storia con il Presidente Trump.

Typeform: Casa Bianca, ufficio reclami

Il presunto diverso trattamento riservato a chi sostiene l’una o l’altra fazione politica è stato con tutta probabilità uno degli argomenti discussi nel corso dell’incontro fra Trump e Jack Dorsey (CEO di Twitter) andato in scena a Washington in aprile. Il tycoon si è più volte dichiarato infastidito dal fatto di aver perso parecchi follower. Poche settimane prima dalle parti dello Studio Ovale era stato avvistato anche Sundar Pichai (numero uno di Google).

Typeform chiede all’utente di caricare uno screenshot e di allegare un link per i contenuti che sono valsi l’esclusione delle piattaforme, consentendo di scegliere tra Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e “altro”. Curiosamente, per verificare che chi invia le informazioni non sia un bot, anziché usare il solito CAPTCHA viene chiesto l’anno in cui è stata firmata la dichiarazione d’indipendenza.

Typeform

Nel recente passato diversi volti noti vicini alla fazione repubblicana, compreso Donald Trump Jr. (primogenito del Presidente), si sono apertamente schierati contro alcune decisioni prese dai social nei confronti, ad esempio, di Alex Jones e del sito Infowars. Lo stesso inquilino della Casa Bianca ha più volte puntato il dito nei confronti di Google attribuendo al motore di ricerca comportamenti di sinistra, per via di un’indicizzazione di contenuti e notizie ritenuta troppo severa con le fonti di destra e invece accomodante con le testate filo-democratiche.

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  • ComputArte scrive:
    ...benvenuti in internet....quella rete che si sdichiara e viene spacciata per neutrale,, ma che invece è tutto tranne che neutrale! Già soltanto il fatto che vengano restituiti risultati diversi a seconda della geolocalizzazione DEVE far suonare le campanelle di allarme! L'informazione su piattaforme e fonti verticalizzate è spesso deformata e piegata a logiche "commerciali" senza vergogna....basta guardare TripAdvisor ( ex Expedia ).....un sito che si arroga di pubblicare notizie "veritiere" , ma che pubblica cose NON verificate e NON verificabili, innalzandole a "verità della rete".....un esempio calzante di FAKE NEWS!
Fonte: Typeform
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