UE a Oracle: l'open source non ci basta

Per l'antitrust le promesse sulla tutela di MySQL contano poco o nulla. Tra due settimane l'azienda difenderà davanti alla Commissione le proprie tesi

Roma – Un business plan basato sullo sviluppo di progetti open source potrebbe non bastare a Oracle per convincere l’antitrus europeo a concedere il nulla osta all’acquisizione di Sun . Sembra quasi che le promesse di Larry Ellison di continuare ad investire sulla piattaforma MySQL e altri progetti rigorosamente aperti non siano state giudicate dalla Commissione come un elemento importante ai fini delle indagini: anzi.

MySQL rimane sempre il nodo della questione sollevata dall’Unione Europea e che potrebbe far saltare l’affare: secondo gli osservatori incaricati di analizzare i possibili scenari post fusione, Oracle potrebbe ritrovarsi in una situazione di monopolio dei programmi per database management.

Stando a quanto riportato dal New York Times , l’organismo europeo vede MySQL come “un database popolare, un’alternativa a basso costo al software proprietario di Oracle”. Si teme che quest’ultima voglia affossare MySQL per dare più spazio ai propri prodotti , negando ai consumatori la libertà di scegliere. Il CEO dell’azienda ha più volte negato questa eventualità spiegando che MySQL è dedicato ad un utenza diversa dal target di Oracle.

In attesa della decisione finale, che verrà presa a fine gennaio, è stata fissata un’udienza per il 10 dicembre durante la quale Oracle dovrà esporre le proprie tesi all’Antitrust continentale, che fin dal principio aveva espresso i propri dubbi sull’operazione.

L’Unione Europea appare quindi sempre più decisa a voler interpretare “il ruolo di Don Rodrigo” nella vicenda che sta accompagnando, e rallentando, il matrimonio fra Sun e Oracle annunciato ad aprile.

Giorgio Pontico

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