UE, come cambiano gli acquisti in-app

Mentre Apple cincischia e non accoglie le richieste europee per contenere gli acquisti incauti, Google ammicca e smette di chiamare "gratis" ciò che è freemium
Mentre Apple cincischia e non accoglie le richieste europee per contenere gli acquisti incauti, Google ammicca e smette di chiamare "gratis" ciò che è freemium

Le autorità dell’Unione Europea tornano a parlare delle modalità di transazioni degli store mobile e delle pratiche di acquisto troppo agevoli che permetterebbero acquisti in-app incauti.

L’ultima iniziativa europea è rappresentata da un’azione congiunta della Commissione e degli stati membri avviata in seguito a diverse denunce in forza del regolamento relativo alla cooperazione in materia di tutela dei consumatori (CTC) ( regolamento CE n.2006/2004 ).

Come per le autorità statunitensi che allo stesso modo stanno facendo pressione sulle piattaforme mobile, per l’UE il problema riguarda soprattutto i bambini, che “dovrebbero essere meglio protetti dal gioco online” (e dalla possibilità di incappare in spese ai danni del portafoglio dei genitori).

La Commissione Europea racconta che è stata raggiunta dalle autorità nazionali una posizione comune proprio nell’ambito della rete CTC, posizione che nel dicembre 2013 è stata trasmessa ad Apple, Google e all’ Interactive Software Federation of Europe : si chiedeva una serie di modifiche ai sistemi di acquisto dei diversi sistemi operativi mobile, in modo tale da aumentare la trasparenza dei servizi e dei relativi costi ed eliminare gli inviti diretti ai bambini ad acquistare articoli nell’ambito di un gioco o a persuadere gli adulti ad acquistarli per i bambini.

L’industria – dice ora la Commissione Europea – ha dunque sottoscritto una serie di impegni al fine di tener conto delle preoccupazioni dei consumatori: Google in primis ha deciso di apportare diversi cambiamenti che saranno implementati entro fine settembre. La principale novità adottata da Mountain View è che le app freemium, che sono cioè gratis da scaricare ma che prevedono pagamenti successivi (costi di abbonamento, servizi premium, acquisti in-app, blocco dell’app dopo periodo di prova ecc.), non saranno più contrassegnate dall’espressione “gratis”.
Inoltre, Google prevederà come richiesto dall’UE specifiche misure per prevenire l’esortazione diretta ai bambini .

Da parte sua Apple non sembra affatto voler cedere alle pressioni di Bruxelles: Cupertino ha ribadito che non vuole cambiare la struttura del suo store online per non appesantire le procedure e la fluidità delle operazioni di acquisto garantite ed apprezzate dai suoi utenti.

Secondo il produttore dei dispositivi con la Mela le autorità devono capire che nei casi in cui il sistema di acquisti previsto da iOS venga per sbaglio utilizzato per addebitare costi ai genitori (o spinga un utente distratto ad una spesa non calcolata) il suo sistema di assistenza clienti permette di ricevere un rimborso correggendo l’operazione. Apple, per esempio, ha già accettato di rimborsare 37mila utenti con 32,5 milioni di dollari .

La Commissione Europea e gli Stati membri continueranno a monitorare la questione e in particolare a verificare in che misura gli impegni assunti vengono fatti valere nella pratica: tuttavia nella pratica, l’effettivo enforcement, tra cui le eventuali azioni legali, compete alle autorità nazionali e non all’Europa.

Claudio Tamburrino

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