UK, il maestro e il copyright

Finalmente diramato il report del professor Ian Hargreaves sul futuro della proprietà intellettuale in terra britannica. Tra i consigli, legalizzare la copia privata e gestire meglio le opere orfane

Roma – A chiamarlo in causa era stato lo stesso premier britannico David Cameron, nel tentativo di trasformare l’intero Regno Unito in una sorta di gigantesca Silicon Valley del Vecchio Continente. Ma per raggiungere un traguardo così ambizioso sarebbero state necessarie alcune significative riforme legislative, per far crescere oltremodo l’innovazione tecnologica made in UK .

Più di sei mesi sono passati da quando Ian Hargreaves – docente di economia digitale alla Cardiff University – si era messo al lavoro , in vista di uno specifico report sul futuro della proprietà intellettuale in terra d’Albione. Un’analisi a dir poco corposa, che dovrebbe gettare le basi per un’eventuale revisione delle attuali predisposizioni di legge sul copyright .

E il report di Hargreaves ha subito messo le cose in chiaro: il Regno Unito è una delle poche nazioni europee a non aver implementato alcun contesto legislativo sul cosiddetto format shifting , il trasferimento – ad uso personale – di un contenuto audiovisivo da un supporto all’altro. Un passaggio fondamentale per aprire un nuovo ciclo del copyright britannico, più vicino alle esigenze degli utenti ma soprattutto del business.

Le autorità britanniche dovrebbero dunque legalizzare le attività di trasferimento dei contenuti ad uso personale , aprendo ad un contesto legislativo chiaro al di là del fatto che nessun utente sia stato finora perseguito per questioni di copia privata . Secondo l’accademico , altre attività come il remix dovrebbero essere tutelate a livello legale, per favorire lo sviluppo della creatività e quindi del mercato.

Il report di Hargreaves ha poi proposto l’istituzione di una specifica figura chiamata Digital Copyright Exchange , che faccia come da ponte tra i creatori di contenuti e i vari detentori dei diritti. A questo centro verrebbe dunque affidato il compito di gestire le cosiddette opere orfane , garantendo a soggetti come ad esempio la BBC la possibilità di utilizzare liberamente le opere di padre ignoto o scomparso nel nulla.

Applausi da parte di coalizioni come l’ Open Rights Group , che hanno particolarmente apprezzato l’incitamento di Hargreaves verso una decisa adozione del concetto di fair use . L’accademico ha infine sottolineato come un colosso del calibro di Google non sarebbe mai potuto nascere in un contesto legislativo come quello britannico. Dove una parodia remixata su YouTube rientrerebbe subito nel mirino dei legittimi detentori dei diritti.

Mauro Vecchio

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