UK, porno online solo per maggiorenni: si, ma come?

Tra un paio di mesi il Regno Unito inizierà a vietare il porno online ai minori, ma ancora non è chiaro come si certificherà l'età dei navigatori.

Una proposta dei Conservatori che risale al 2015, un periodo a dir poco turbolento dal punto di vista politico, ed è così che la Digital Economy Act ha fatto strada nel Regno Unito fino all’approvazione del blocco per il porno online per i minori di 18 anni. Il blocco del porno dovrebbe entrare in vigore a partire dal 15 luglio prossimo, ma quel che ci si chiede ora è come il tutto verrà posto in essere. E secondo il New York Times i problemi sarebbero più d’uno, e non di poco conto.

Secondo l’approfondimento firmato John Herrman, infatti, il provvedimento è destinato a creare un sistema estremamente periglioso per gli utenti, per la privacy e per una strana concentrazione di potere tale per cui, al fine di limitare la pornografia online, si potrebbe arrivare addirittura a potenziarla ed a concentrarla nelle mani di un solo grande gruppo. Il quadro che si apre a questo punto è privo di certezze, poiché come sempre a fronte di una maggior volontà di controllo si apre la possibilità di maggiori difficoltà nella gestione del controllo stesso. Il rischio, ovviamente, è di creare più problemi di quanti non se ne vorrebbe risolvere.

Il peccato originale della normativa sta nel fatto che la certificazione dell’età degli utenti non sia stata imposta tramite uno strumento centrale, regolamentato e verificabile, ma si è delegato l’onere alla BBFC (British Board of Film Classification), ossia l’ente deputato della classificazione dei film trasmessi in tv e nelle sale cinematografiche. La logica è quella per cui, in qualità di ente abituato a questo tipo di lavoro, la BBFC avrebbe saputo facilmente calarsi nel ruolo creando un hub unico nella classificazione tanto dei contenuti quanto degli utenti. La verità è che con ogni probabilità la BBFC eviterà di accollarsi un onere tanto complesso, limitandosi a delegare ai privati questo tipo di attività.

Insomma: una serie di entità private scelte potranno procedere con la raccolta dati, la certificazione della maggiore età e la vidimazione dell’accesso ai siti pornografici. La BBFC si limiterà a consigliare alcuni di questi attori, ma di fatto lascerà che questi ultimi possano controllare i dati degli utenti con una raccolta di dati sensibili non certo indifferente. Inutile divagare sui possibili problemi di sicurezza, privacy, phishing e quant’altro: le ombre su un meccanismo di questo tipo sono più d’una ed immancabilmente c’è chi tira dentro la blockchain come possibile soluzione senza che (a distanza ormai di appena due mesi dall’esordio) siano disponibili certezze su questo fronte.

Secondo il New York Times il tutto avrà un risvolto ulteriore ancor più pericoloso: MindGeek, gruppo a monte di nomi quali Pornhub, Redtube e YouPorn, si troverebbe con ogni probabilità a gestire l’identità di milioni di persone. Se poi emerge (come è emerso ormai un paio di anni or sono) che la stessa MindGeek potrebbe essere tanto la prima nel mirino, quanto una delle poche a poter regolarizzare la propria posizione creando un quasi-monopolio per l’accesso al porno online nel Regno Unito, allora il quadro generale viene ad assumere più di un lato oscuro.

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  • estica scrive:
    in piena crisi ormonale, a 16 anni mi feci comprare un Playman con quel pu774none di Carmem Russo da mio cugino. per non parlare del fatto che avevo scoperto dove mio padre nascondeva i p0rn() Cavolo, dai 15 ai 20 anni ci potevo spaccare le noci! e questi credono di poter fermare un adolescente XXXXXXXX? tze, poveri illusi!
  • Pimma scrive:
    Fa davvero ridere da una parte e dall'altra fa paura Comunque mi chiedo che problemi possa avere un 16enne con il XXXXX... Siamo tutti passati dall'adolescenza e sappiamo che nulla ci ha fermati
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