UK, provider e motori di pattuglia

Il segretario britannico alla Cultura Jeremy Hunt muove guerra ai siti che violano il copyright. Tutti dovrebbero partecipare all'assalto, dai motori di ricerca ai provider, fino a banche ed istituti di credito

Roma – Dichiarazioni di guerra , recentemente rilasciate dal segretario britannico alla Cultura Jeremy Hunt alla platea della Royal Television Society di Cambridge. Una chiamata alle armi per motori di ricerca come quello di Google, ma anche per i vari provider che dovrebbero soffocare il traffico verso quei siti colti ripetutamente in violazione del diritto d’autore .

Un discorso per larghi tratti anticipato nei giorni scorsi: Hunt ha assicurato che la crociata contro i pirati non andrà in alcun modo ad ostacolare la cosiddetta neutralità della Rete . “La distribuzione illecita di opere protette da copyright è un furto – ha tuonato il segretario britannico – e un assalto diretto alla libertà e ai diritti di quei creatori di contenuti che dovrebbero invece essere giustamente ricompensati per i propri sforzi”.

Le visioni di Hunt costituiranno di fatto l’impianto basilare di quella che sarà la nuova versione del Communications Act, da trasformare in legge entro l’anno 2015 . A partire dalle responsabilità imposte a motori di ricerca e ISP, che dovrebbero bloccare gli accessi ai vari siti illeciti. La stessa Google ha ribadito quanto detto in passato: un detentore dei diritti può inviare liberamente una segnalazione per la successiva rimozione di un sito dai risultati di ricerca.

Il discorso di Hunt è però andato oltre, sottolineando come banche e grandi istituti di credito debbano far saltare in aria i canali di pagamento verso i siti illeciti , generalmente basati su abbonamenti e inserzioni pubblicitarie. Le nuove predisposizioni di legge procederebbero all’istituzione di un organo in stile Internet Watch Foundation , che indichi in un elenco tutti gli spazi votati alla violazione del copyright.

C’è chi ha sottolineato come Hunt abbia ricevuto notevoli pressioni da parte dell’industria globale dei contenuti, ignorando del tutto le raccomandazioni inviate al governo di Londra dall’illustre accademico Ian Hargreaves. Le imposizioni a motori di ricerca e ISP costituirebbero una misura anti-democratica, al forte sapore di censura. Come notato dall’ Open Rights Group , “è davvero pericoloso chiedere alle società di credito o a Google di decidere chi è colpevole”.

Mauro Vecchio

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti