UK: tutti online. Anzi, offline

Il governo laburista preannuncia una rivoluzione per la società digitale del Regno Unito. Che sarà sempre più interconnessa e avrà a disposizione nuovi strumenti di interazione con le istituzioni. Disconnessioni permettendo, of course
Il governo laburista preannuncia una rivoluzione per la società digitale del Regno Unito. Che sarà sempre più interconnessa e avrà a disposizione nuovi strumenti di interazione con le istituzioni. Disconnessioni permettendo, of course

In vista delle prossime elezioni del 6 maggio, il primo ministro inglese Gordon Brown ha reso edotto il pubblico su quali saranno le misure da prendere per migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni online. Il discorso di Brown, sottotitolato “Building Britain’s Digital Future”, dribbla le polemiche sulle disconnessioni forzate per gli utenti del file sharing e passa in rassegna ogni sorta di promessa, inclusa la disponibilità di una pagina web personale per ciascun cittadino britannico .

In Building Britain’s Digital Future l’inquilino del numero 10 di Downing Street ha parlato di politica e Internet, e di come la prima debba servirsi della seconda per avvicinare i cittadini interconnessi alle istituzioni pubbliche. Che cosa vede, Brown, nel futuro della rete britannica? C’è prima di tutto l’esigenza, o meglio la promessa, di fornire “una banda larga super veloce” alla totalità della popolazione entro il 2020, anche se non sono state fornite indicazioni specifiche sulla reale velocità a cui ci si sta riferendo.

Nella nuova Britannia digitale le aziende e il settore privato avranno accesso a una quantità maggiore di informazioni per poter offrire nuovi servizi ai clienti e ai cittadini, mentre a questi ultimi verrà messa a disposizione una pagina personale da cui tenere sotto controllo i contributi previdenziali e gli sgravi fiscali , gli appuntamenti per le prestazioni mediche, avere un rapporto diretto con i professori dei propri figli e richiedere documenti come il passaporto o una nuova patente.

E ancora Brown parla di un “boost” nell’educazione del Regno Unito grazie a una più stretta integrazione tra istituzioni e Internet, di risparmi nell’ordine di 4 miliardi di sterline grazie all’uso delle “nuove” tecnologie telematiche, della fondazione dell’ Institute of Web Science diretto da Sir Tim Berners-Lee de dal professor Nigel Shadwell, in cui si studierà il Web da un punto di vista multi-disciplinare.

Oltre a fare una lunga lista di promesse di sapore squisitamente pre-elettorale, con il suo discorso Internet-centrico il primo ministro porta la rete delle reti al centro della discussione politica descrivendo scenari e misure non così dissimili dai Tory, a cui i sondaggi assegnano il prossimo governo inglese. Brown prova a rincorrere (con passo chiaramente trafelato) l’ ambizioso National Broadband Plan statunitense voluto dall’amministrazione di Barack Obama, e se pure si trattasse solo di promesse resta impietoso il confronto con le “misure” di stimolo previste dalla politica nostrana per il supposto rilancio della banda larga nello stivale.

Ma soprattutto, quello che Downing Street non fa è fornire qualche assicurazione ai tanti che negli ultimi tempi hanno criticato le misure repressive del file sharing incluse nella Digital Economy Bill , in cui c’è scritto nero su bianco che l’industria dei contenuti può imporre agli ISP – senza l’autorizzazione di un giudice – la disconnessione forzata di intere famiglie per il download di un MP3 “pirata”.

In una sorta di apparente schizofrenia , il governo britannico pensa da un lato a portare tutti online con la nuova Britannia Digitale mentre dall’altro, in maniera del tutto speculare, preme affinché i netizen finiscano offline al minimo segno di bit non autorizzati transitanti sulla connessione domestica.

Alfonso Maruccia

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22 03 2010
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