Un pensiero come password

Ricercatori statunitensi sperimentano con rivelatori EEG a basso costo per valutare la fattibilità dell'autenticazione basata sul pensiero. E' possibile, dicono, e in futuro sarà quotidianità

Roma – Dalla University of California, Berkeley (UCB) arriva la notizia di un nuovo studio nel campo della biometria applicata alla sicurezza informatica, ambito nel quale i ricercatori provano a utilizzare i tratti biologici e fisici individuali per autenticare in maniera univoca l’utente.

A Taiwan ci hanno già provato – riuscendoci – con il battito cardiaco , mentre i ricercatori statunitensi hanno rivolto la loro attenzione alle onde elettromagnetiche prodotte dal cervello: in futuro, promettono dall’UCB, invece che digitare una password si potrà semplicemente “pensare” alla chiave di accesso per essere autenticati a un sistema informatico.

John Chuang – professore della School of Information presso l’UCB – e lo studente di ingegneria elettrica Hamilton Nguyen hanno in particolare utilizzato un caschetto con funzionalità da EEG (elettroencefalogramma) non invasive disponibile in commercio come Neurosky MindSet , un dispositivo (simile a un paio di cuffie acustiche) connesso a un computer tramite Bluetooth e dal costo di circa 100 dollari.

Nella ricerca realizzata da Chuang e Nguyen, il lettore EEG è stato in grado di identificare gli utenti usati nei test con un livello di errore inferiore all’1 per cento: per raggiungere tale risultato è stato necessario usare pattern di pensiero specifici per ogni utente, e ora il prossimo obiettivo sarà identificare tipi di pensieri utilizzabili come password meno problematici e più confortevoli per l’uso comune.

Alfonso Maruccia

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  • rockroll scrive:
    Ci provano
    Ci provano, e non solo affermati "stinchi di santo" come M$ e A$, ci provano un po' tutti quelli che credono di essere al di sopra (o molto al di sotto) delle leggi, ben sapendo che se ci si oppone gli va male, ma confidando in congrui risparmi finchè la massa degli oppositori non diventa "critica".Alcune case sono "spontaneamente" oneste al riguardo, altre lo sono diventate o lo diventeranno " spintaneamente ", loro malgrado.E' roba recente la sfacciata nonchè salata proposta di assicurazione per estendere la garanzia di un NoteBook da uno a due o più anni da parte di Servizio Comerciale di primaria ditta di cui non faccio nome ma solo le iniziali (H.P.). Ho risposto con una risata in faccia portando ad esempio il caso Apple, e dicendo che comunque nei miei riguardi ne risponde il rivenditore per due anni per legge; se poi loro sono così disonesti da metterlo in quel posto al rivenditore, che magari dopo due anni meno un giorno senza loro assistenza è costretto a sostituire con apparecchio nuovo equivalente o superiore...E pensate che mi avevano appena proposto a cifra piena l'estensione ad un anno della validità di Norton Internet Securiy preinstallato in prova di due mesi, fingendo di non sapere che nella campagna promozionale in cui ho acquistato il Note veniva offerta in omaggio la PWD per una durata di 14 mesi (=2+12)! (anche qui risata in faccia...)Come dicevo, ci provano.
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