USA e Cina su e-commerce e prodotti contraffatti

Nei termini dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina anche riferimenti all'esigenza di contenere la circolazione dei prodotti contraffatti.
Nei termini dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina anche riferimenti all'esigenza di contenere la circolazione dei prodotti contraffatti.

Dopo un lungo periodo di tensioni, i vertici di Stati Uniti e Cina sembrano finalmente essere giunti alla sottoscrizione di un accordo commerciale. Non ci addentriamo in dettagli e valutazioni di natura politica, diplomatica e burocratica della stretta di mano, pur avendo trattato più volte il tema descrivendo passo dopo passo la vicenda che dal maggio scorso vede Huawei oggetto di un ban da parte del Dipartimento del Commercio USA.

USA-Cina, insieme nella lotta ai prodotti contraffatti

Torniamo però oggi sull’argomento perché fra i termini fissati per la rinnovata collaborazione tra le due superpotenze uno riguarda da vicino il mondo e-commerce: è stata messa nero su bianco l’intenzione di rafforzare la sinergia finalizzata a contrastare la piaga dei prodotti contraffatti che interessa pressoché qualsiasi store online. Non ne sono immuni nemmeno quelli più in evidenza come Amazon, eBay e AliExpress.

Si fa riferimento diretto alla volontà di “combattere la presenza di prodotti contraffatti o piratati” attraverso “un’azione efficace”. L’obiettivo comune è quello di tutelare gli interessi delle aziende che investono in ricerca e sviluppo evitando che altri possano sfruttarne il brand in modo non autorizzato, così come proteggere la proprietà intellettuale di artisti, software house ecc. Tutto questo senza dimenticare che così facendo si possono evitare brutte sorprese per l’acquirente.

Ognuna delle parti in causa farà il suo: la Cina si è dichiarata disposta a revocare la licenza concessa a un negozio online ritenuto responsabile di violazioni ripetute, gli Stati Uniti si impegnano a studiare nuovi metodi e sistemi in grado di far leva sull’innovazione per contenere il fenomeno, magari passando agli algoritmi di intelligenza artificiale.

Non ci si illuda comunque del fatto che un accordo scritto possa risolvere il problema da un giorno all’altro. Servirà tempo, sarà necessario che alle parole seguano i fatti, anche se ciò comporta richiedere l’intervento attivo da parte delle autorità e rivedere le dinamiche che oggigiorno regolano la compravendita delle merci sulle piattaforme online.

Fonte: CNBC
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