USA, computer federali divenuti zombie

Centinaia le macchine governative che i cracker controllavano da remoto. Un passo falso per le autorità federali che, però, ora programmano nuovi blitz contro il cybercrime
Centinaia le macchine governative che i cracker controllavano da remoto. Un passo falso per le autorità federali che, però, ora programmano nuovi blitz contro il cybercrime


Washington (USA) – Spam, truffe online, attacchi distribuiti: c’era veramente di tutto nel calderone dei 150 e più spammer finiti nel mirino dei cybercop americani in questi giorni. L’ultima novità emersa dall’inchiesta è che anche molti computer federali erano finiti nelle mani di cracker senza scrupoli .

Stando alle autorità federali che stanno collaborando con il Dipartimento della Giustizia per dare una forma definitiva ad un blitz operativo al quale presto potrebbero seguirne altri, ad essere stati colpiti dai cracker non erano soltanto computer del Senato ma persino computer del Dipartimento della Difesa .

La presenza di cavalli di troia su quei sistemi consentiva ai cracker, da remoto, di impartire ordini a quelle macchine, a trarne informazioni e via dicendo. Backdoor di accesso che, essendo presenti su computer federali, rappresentano in linea generale un pericolo per la sicurezza nazionale. E non ci fanno certo una bella figura gli esperti della Difesa o dell’Homeland Security, che ogni anno investono non poche risorse nella sicurezza informatica delle reti informative federali.

Trasformati nei cosiddetti zombie , agli attacchi DDoS di questi mesi potrebbero dunque aver partecipato anche computer governativi. E si parla, spiegano i cybercop del Dipartimento della Giustizia, di centinaia di computer federali, pochi rispetto alle molte migliaia in mano ai cracker ma davvero troppi per l’immagine della sicurezza informatica di stato.

A quanto pare, comunque, il lavoro che viene condotto proprio in queste ore su quei computer, e più in generale sulle prove raccolte nel corso dell’inchiesta, è foriero di nuove azioni di polizia informatica su larga scala. Una dichiarazione di Dan Larkin, uno dei boss dell’ Internet Crime Complaint Center , va in questa direzione, perché parla di una serie di “suggerimenti” per l’apertura di nuovi filoni di indagine.

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31 08 2004
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