USA, di pornografia e troll del copyright

Un tribunale ha sollevato il provider Time Warner dall'obbligo di consegnare i dati di circa 5mila netizen. Accusati dall'industria del porno di aver scaricato illegalmente. EFF tira un sospiro di sollievo

Roma – “Una grande vittoria nella battaglia contro i troll del copyright”. Così un comunicato stampa diramato online dagli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF), che hanno commentato tra gli entusiasmi una recente decisione di un giudice dello stato statunitense del West Virginia.

Gli alfieri dell’industria del porno – rappresentati in aula dalla società legale specializzata Adult Copyright Company – non potranno infatti costringere il provider Time Warner Cable a consegnare i dati identificativi di quasi 5.500 utenti. Tutti responsabili di aver scaricato illegalmente contenuti a sfondo pruriginoso.

Una strategia legale molto simile a quella pianificata dallo U.S Copyright Group e dal suo braccio armato Dunlap, Grubb & Weaver . La società aveva deciso di trascinare in aula circa 4500 netizen, accusandoli di aver effettuato il download illecito di film indipendenti come Far Cry e Grey Man .

Una vera e propria citazione di massa, con migliaia di utenti chiamati a presenziare presso un tribunale di Washington D.C. Ma il giudice aveva successivamente sottolineato come solo 140 condivisori fossero effettivamente residenti nell’area indicata nella causa. Impossibile processare nel District of Columbia un utente di Los Angeles.

Lo stesso criterio è stato ora adottato dal giudice dello stato del West Virginia, che ha in primis sollevato Time Warner Cable dall’obbligo di consegna dei dati. Gli indirizzi IP in possesso di Adult Copyright Company potranno essere usati per scoprire l’effettivo stato di residenza, da tenere in considerazione per più cause legali.

EFF ha dunque sottolineato come la decisione del giudice rappresenti l’ennesimo chiodo che chiuderà definitivamente i troll del copyright all’interno di una bara. Lo schema legale della citazione di massa sarebbe ormai paragonabile ad un vero e proprio business, indifferente ai diritti dei netizen a stelle e strisce.

Mauro Vecchio

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  • Steve Robinson Hakkabee scrive:
    Antitrust
    "Secondo i ricercatori, il pezzo forte offerto dall'azienda di Seattle sarebbero le promozioni chiamate Daily Deal, capaci, secondo gli addetti ai lavori, di minacciare l'egemonia di Apple al punto da costringere quest'ultima ad aumentare la pressione sui propri artisti temendo che possano cedere alle offerte convenienti del competitor." Se vero l'antitrust dovrebbe indagare, il primo attore di mercato non puo fare pressioni sui propri "fornitori" perchè non cedano alle offerte convenienti del competitor, questo va contro gli interessi del cliente finale.
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