USA, ennesimo furto di database

Dati personali e persino informazioni bancarie: il laptop sottratto ad un impiegato della divisione americana di ING solleva allarme. I dati non erano cifrati né protetti da password
Dati personali e persino informazioni bancarie: il laptop sottratto ad un impiegato della divisione americana di ING solleva allarme. I dati non erano cifrati né protetti da password

Washington – Questa volta la vittima del furto è un impiegato della ING U.S. Financial Services, compagnia che si occupa della previdenza sociale nel District of Columbia. Il laptop rubato contiene dati personali – alcuni dei quali molto importanti come codici di sicurezza di conti bancari – di circa 13.000 lavoratori della capitale americana.

L’allarme per quanto avvenuto è notevole, forse ancora maggiori le polemiche sulla sicurezza visto che questa nuova “sparizione di dati” fa eco ad una lunga serie di analoghi eventi che stanno colpendo le amministrazioni degli Stati Uniti. Furti o smarrimenti che riguardano milioni di record personali come avvenuto al Dipartimento dei Veterani nella capitale americana.

Chi entra in possesso del codice di sicurezza di un conto corrente bancario – spiegano gli esperti – può usufruirne a suo piacimento senza essere individuato immediatamente . Per tentare di prevenire un’eventuale ondata di furti telematica in seguito ai numerosi casi di sottrazione di dati sensibili si sono attivate negli ultimi 15 mesi aziende ma anche associazioni ed università: lo scopo è avvisare del pericolo circa 85 milioni di utenti del circuito bancario americano .

Nel caso in esame le informazioni non erano cifrate né protette da password , pertanto il rischio che vengano utilizzate abusivamente è considerato elevato. ING ha inviato una lettera a tutti i clienti per informarli dell’accaduto e per metterli in guardia.

Polemiche sono sorte anche sulla tempistica dell’allarme: le autorità cittadine hanno manifestato estremo disappunto per la tardiva divulgazione del fatto da parte della società. Il furto è avvenuto lo scorso lunedì ma la polizia ne è stata informata solo nella giornata di venerdì. I vertici della ING si sono giustificati, attraverso la portavoce Caroline Campbell, spiegando che sono occorsi alcuni giorni per rendersi conto di cosa fosse stato effettivamente rubato.

Secondo Campbell l’impiegato non sarebbe imputabile di negligenza, in quanto era autorizzato a portare nella propria abitazione il laptop contenente i dati. Altre fonti della compagnia sembrano escludere la possibilità che i ladri siano a conoscenza dell’effettivo valore della refurtiva. Nonostante ciò la paura del furto di identità resta forte per il pericolo di raggiri e truffe informatiche. Il fatto poi che sia circolata la notizia del furto potrebbe evidentemente consentire agli autori di comprendere fino in fondo le potenzialità dei dati rubati, dati che di certo hanno un valore sul mercato nero.

Non è peraltro la prima volta che questa stessa compagnia rimane vittima di furti simili: a dicembre erano stati rubati altri due portatili contenenti informazioni su 8.500 dipendenti degli ospedali della Florida.

Alla luce di questi eventi, che rischiano di screditare seriamente l’affidabilità dell’azienda, la ING ha avviato una campagna di controllo degli oltre 5.000 propri laptop circolanti all’interno della nazione, per equipaggiarli con adeguati sistemi di cifratura.

Giorgio Pontico

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18 06 2006
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