USA, il web contro la pubblicità pirata

Alleanza tra Washington e i colossi di Internet, per una serie di linee guida che porteranno alla rimozione degli spazi pubblicitari per la promozione di servizi e piattaforme in violazione del copyright o del trademark
Alleanza tra Washington e i colossi di Internet, per una serie di linee guida che porteranno alla rimozione degli spazi pubblicitari per la promozione di servizi e piattaforme in violazione del copyright o del trademark

Da Google a Yahoo!, le superpotenze del web dichiarano guerra alla proliferazione digitale degli spazi pubblicitari pirata. Diramato dall’ufficio statunitense Intellectual Property Enforcement Coordinator (IPEC), un nuovo pacchetto di linee guida per l’adozione di strumenti efficaci nella prevenzione di quelle inserzioni online votate alla promozione di servizi o piattaforme in violazione delle leggi sul diritto d’autore o del trademark .

Con il supporto di Microsoft, AOL e Condé Nast, il piano strategico del governo di Washington mira all’implementazione di specifici meccanismi di rimozione dei messaggi pubblicitari per la distribuzione di materiale pirata o contraffatto . Si tratterebbe dei più classici meccanismi basati sul Digital Millennium Copyright Act (DMCA), già sfruttati dai legittimi detentori dei diritti per chiedere la rimozione di un determinato contenuto illecito.

Decisivo il coinvolgimento dei principali network pubblicitari sul mercato statunitense, da 24/7 Media al gruppo Adtegrity. La vendita di spazi online agli operatori della pirateria o della contraffazione verrebbe dunque bandita sulla base di uno schema ad adesione volontaria, trattandosi di semplici best practices e non di un vero e proprio impianto legislativo. L’intera industria del web è ferma sul cosiddetto approccio follow-the-money , già indicato da Google come forma di tutela efficace senza spiacevoli conseguenze per la libera espressione su Internet.

Lo stesso vicepresidente alle public policy di BigG Susan Molinari ha sottolineato come gli sforzi dell’industria digitale possano portare a minori finanziamenti verso le piattaforme della pirateria, che riescono ad offrire download e spazi di archiviazione gratuiti con i succulenti proventi della raccolta pubblicitaria. Nel solo anno 2012, l’azienda di Mountain View avrebbe disabilitato le connessioni pubblicitarie verso 46mila siti in violazione del copyright, per un totale di oltre 80mila account per la promozione di beni contraffatti . Senza paghetta – o meglio, senza i ponti per far fluire i traffici dell’advertising – i pirati potrebbero trovarsi in grandissima difficoltà.

Pur apprezzando il pacchetto di linee guida – le major di Hollywood si erano già accanite contro Triton Media, rea di aver contribuito in maniera diretta alle violazioni del diritto d’autore e per questo condannata al pagamento di 400mila dollari – i vertici della Motion Picture Association of America (MPAA) (a cui fanno eco quelli di RIAA) non vorrebbero essere obbligati a segnalare le pubblicità ai grandi network, preferendo di gran lunga un intervento diretto degli intermediari per la raccolta pubblicitaria .

Mauro Vecchio

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17 07 2013
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