USA, nuove regole sui minerali insanguinati

La SEC approva una nuova regolamentazione sull'impiego dei "conflict mineral", un compromesso che piace all'industria e meno a chi da tempo si batte per la fine dello sfruttamento dei conflitti regionali in Africa

Roma – Dalla Securities and Exchange Commission (SEC) arrivano novità circa l’impiego dei cosiddetti “conflic mineral”, minerali essenziali per la produzione di dispositivi elettronici ma provenienti da regioni dell’Africa (Repubblica Democratica del Congo e zone limitrofe) piagate da conflitti sanguinari apparentemente senza via d’uscita.

L’agenzia statunitense ha votato e approvato l’adozione di una nuova regolamentazione sull’uso dei minerali insanguinati, una policy che impone alle aziende del settore di impegnarsi in una indagine “ragionevole” (e con cadenza annuale) sull’origine di cassiterite, wolframite, coltan (columbite-tantalite), oro e altri materiali, dal 2013 in poi.

La nuova policy imposta dalla SEC appare in realtà priva di vero mordente, visto che l’agenzia USA non ha il potere di imporre sanzioni disciplinari nel caso in cui un’azienda contravvenisse alla regolamentazione. Ed è stata nei fatti già superata dall’iniziativa individuale di vari colossi che si sono impegnati nel mettere in atto piani di riduzione dell’uso di minerali provenienti da aree di conflitto.

Resta la parziale soddisfazione delle aziende operanti nel settore elettronico, che per bocca dell’organizzazione IPC descrivono la nuova regolamentazione della SEC come “un fardello significativo” contenente però “compromessi ragionevoli” tra le esigenze del business e la volontà di regolamentazione del Congresso statunitense.

Alfonso Maruccia

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