USA, sui filtri P2P l'ultimatum dell'Autorità TLC

Il presidente della commissione prende posizione nei confronti del provider più odiato d'America. I filtri discriminatori fanno male al mercato, all'innovazione e all'immagine di Internet nel mondo. E a Comcast viene la febbre

Roma – Nubi scure all’orizzonte per il destino di Comcast, l’ISP statunitense che si diletta nell’ azzoppare le connessioni degli utenti usi a pratiche di P2P: dopo l’ ennesima class action istituita a suo carico, il provider anti-BitTorrent deve ora subire una nuova strigliata da parte della Federal Communications Commission . Le parole del presidente Kevin Martin questa volta suonano come un avvertimento ultimativo per Comcast e per qualsiasi altro provider volesse baloccarsi con i filtrini .

USA, sui filtri P2P l'ultimatum dell'Autorità TLC Martin interviene alla Stanford University Law School e, piuttosto che limitarsi a invocare ragionevolezza come in passato , ora parla senza mezzi termini dell’intenzione di FCC di agire duramente nei confronti di pratiche di packet filtering : “Questioni del genere sono importanti non solo in ambito locale, in termini di imprenditorialità e potenziale innovazione negli Stati Uniti – ha tuonato – ma inviano anche un messaggio importante in ambito internazionale”. Da una parte c’è la Rete come strumento di democrazia e progresso individuale e sociale, e dall’altra un servizio da plasmare a totale convenienza di un ISP qualsiasi.

Il presidente di FCC ritorna sul richiamo alla trasparenza già indirizzato nei confronti di Comcast, sottolineando come “la maniera in cui si sono impegnati in tale pratica ha effettivamente alterato l’indirizzo di ritorno dei bit inseriti nelle comunicazioni; i bit di reset, così, sembravano provenire da fonti diverse”. Martin si riferisce naturalmente agli oramai famigerati pacchetti RST trasmessi su protocollo TCP/IP, in grado, come ampiamente documentato da EFF e non solo , di rendere qualsiasi client eMule o BitTorrent incapace di scambiare dati con i peer del network.

Secondo Martin, il comportamento di Comcast farà scattare una reazione vigorosa da parte della FCC , che si preoccuperà questa volta di definire parametri ben più stringenti per la cosiddetta “ragionevolezza” delle pratiche di gestione del traffico di rete. La brutta storia del provider anti-P2P potrebbe insomma rappresentare un momento di svolta per i sostenitori della net neutrality , una probabile vittoria che potrebbe incardinarsi quale principio fondante dello sviluppo di Internet negli States.

Ma il chairman FCC a Stanford non ha parlato solo di Comcast e filtri illeciti: tra gli argomenti trattati, Martin ha speso critiche nei confronti della definizione di “banda larga” adottata dall’Autorità, considerandola uno degli elementi che contribuiscono alla scarsa penetrazione delle connessioni ad alta velocità nel paese. L’attuale termine di 200 Kbit al secondo fissato per upload e download è “tristemente inadeguato” alla realtà, sostiene il chairman, e dovrebbe venire innalzato almeno a 768 Kbit/sec. per accessi in broadband base e 1,5 Megabit per i servizi avanzati.

Sia come sia, appare evidente dalle opinioni fin qui espresse dai dirigenti di FCC che per Comcast il momento della verità è imminente : la disposizione di interventi pubblici sulla questione è terminata il 28 febbraio scorso, e ci si aspetta che la commissione impieghi la documentazione ricevuta dai vari soggetti coinvolti per esprimere il proprio parere. E mentre si decide il destino dell’ISP, c’è chi come RIAA ed NCTA (National Cable and Telecommunications Association) continua a impegnarsi in azioni di lobby nei confronti della FCC.

NCTA ha pubblicato un documento di 16 pagine secondo il quale “ora è il tempo perché la FCC abbandoni una policy che consente solo ridotte limitazioni nei servizi Internet”. RIAA, da par suo, ha ingaggiato l’artista Jeff Steele come accompagnatore del presidente Mitch Bainwol negli uffici di FCC. I due hanno ripetuto il solito mantra della pirateria telematica come fonte di tutti i mali, della necessità di scoraggiare i download illegali e di non impedire agli ISP di comportarsi da traffic cop per il bene dell’industria, i manager in panciolle, gli artisti, il mondo e l’universo intero.

Alfonso Maruccia

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti