L'uso eccessivo dell'AI atrofizza il cervello: l'allarme

L'uso eccessivo dell'AI atrofizza il cervello: l'allarme

L'astronomo di Harvard Avi Loeb denuncia un deterioramento cognitivo tra chi usa eccessivamente i chatbot AI.
L'uso eccessivo dell'AI atrofizza il cervello: l'allarme
L'astronomo di Harvard Avi Loeb denuncia un deterioramento cognitivo tra chi usa eccessivamente i chatbot AI.

Considerare l’AI simile alla bellezza della mente umana è come mettere il rossetto a un maiale. Lo scrive Avi Loeb, astronomo di Harvard famoso per le sue teorie controverse sulle civiltà extraterrestri, in un saggio sul suo blog personale. E se la frase fa sorridere, il contenuto del suo intervento molto meno. Loeb sostiene di osservare un deterioramento cognitivo nelle persone intorno a lui che usano eccessivamente i chatbot AI.

ChatGPT e Claude danneggiano il pensiero critico

Recentemente, ho notato che alcune persone intorno a me stanno iniziando a perdere le proprie capacità cognitive come risultato dell’uso eccessivo di piattaforme di intelligenza artificiale come ChatGPT, Claude o Gemini, scrive Loeb. Il paragone che usa è quello dei muscoli che si atrofizzano quando si smette di camminare.

Ma al di là della metafora imperfetta, il punto è serio. Loeb arriva a dire che nell’ambiente accademico, l’unico modo affidabile per testare le capacità cognitive degli studenti in questo momento è metterli in una gabbia di Faraday, ovvero in un ambiente schermato da qualsiasi segnale elettronico. Un’immagine estrema che dice molto su quanto l’AI si sia infiltra il lavoro intellettuale.

La ricerca conferma le preoccupazioni

Loeb non è l’unico a pensarla così. Uno studio del 2025 del ricercatore svizzero Michael Gerlich ha rilevato che l’uso frequente di strumenti AI può far atrofizzare le capacità di pensiero critico, producendo un “costo cognitivo” misurabile negli utenti umani. Uno scenario preoccupante quando si applica alla capacità di ragionare, analizzare e risolvere problemi complessi.

I numeri peggiorano il quadro. Secondo una recente ricerca del Pew Research Center, una percentuale massiccia di adolescenti in età scolare usa l’AI per fare i compiti, con un utilizzo particolarmente concentrato tra studenti di minoranze e famiglie a basso reddito, esattamente quei gruppi che avrebbero più bisogno di sviluppare capacità cognitive autonome, non di delegarle a una macchina.

Se l’AI diventa una stampella permanente invece di uno strumento occasionale, il rischio non è solo individuale, allora è sistemico. Una generazione che non allena il pensiero critico perché c’è sempre un chatbot pronto a pensare al posto suo è una generazione che accumula quello che i ricercatori chiamano “debito intellettuale.” E come tutti i debiti, prima o poi va pagato.

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Pubblicato il
5 mar 2026
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