Vernice autopulente, al titanio

Una ricerca dimostra che con le nanoparticelle di biossido del metallo si crea una potente pittura battericida. Ora si punta a rendere il composto più selettivo. E l'ospedale autopulente potrebbe diventare realtà

Roma – Nanotecnologie per le vernici? Certamente. Ma stavolta non per bloccare il blablabla dei cellulari, ma per mantenere gli ambienti sterili, al semplice tocco di un interruttore che accenda la luce.

Questo uno dei progetti emerso al Trinity College di Dublino, in occasione del meeting autunnale della Society for General Microbiology : le nuove pitture in esame contengono minuscole particelle di biossido di titanio, una sostanza spesso impiegata per sbiancare al massimo le normali vernici.

Gli scienziati hanno scoperto che inserendo nella vernice frammenti infinitesimali – veri e propri nanoframmenti – di biossido di titanio, questa diviene capace di uccidere i batteri nel momento in cui gli si fa assorbire radiazioni UV dal sole. Di fatto, spiega Physorg , l’operazione fa produrre particolari molecole attive che (auto)puliscono le superfici verniciate.

“La cosa migliore sarebbe se il titanio fosse antibatterico alle lunghezze d’onda della luce ambiente, come quella fluorescente, così che tali vernici possano essere impiegate in ospedali od altri ambienti dove la pulizia estrema è importante”, ha detto Lucia Caballero, della Manchester Metropolitan University . “Abbiamo rilevato che vernici con maggiore concentrazione di biossido di titanio hanno altrettanto maggiore efficacia nel contrastare l’ Escherichia coli , che è un batterio risultato morto già alla semplice esposizione alla luce fluorescente”.

Vi sono però altri componenti spesso presenti nelle vernici – illustra il New Scientist – che se presenti possono incidere sull’efficacia, diminuendola sino all’80 per cento. E uno di questi, il carbonato di calcio, è presente molto spesso.

Per mantenere l’efficacia battericida, dunque, i ricercatori stanno tentando di alzare la percentuale di biossido di titanio e rimuovere gli eccipienti: ma “non è così semplice”, precisa Caballero. Ad esempio, la reattività generata dall’esposizione alla luce non distingue tra batteri ed altre sostanze: attacca e disgrega, tra gli altri, anche l’emulsionante acrilico dei composti vernicianti.

Proprio su questo aspetto sta proseguendo lo studio dei ricercatori di Manchester, cioè cercare di rendere l’azione del composto più “selettiva”. Uno studio atteso da molte realtà, prime tra tutte le strutture cliniche, che vedrebbero enormemente facilitato il già arduo compito di mantenere gli ambienti il più sterili e puliti possibile.

Marco Valerio Principato

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