Vibes di Meta diventa app indipendente, il social di video AI

Vibes di Meta diventa app indipendente, il social di video AI

Vibes diventa app indipendente. Meta separa il feed di video AI da Meta AI per competere con Sora di OpenAI.
Vibes di Meta diventa app indipendente, il social di video AI
Vibes diventa app indipendente. Meta separa il feed di video AI da Meta AI per competere con Sora di OpenAI.

Vibes è l’ultima scommessa di Meta, il feed di video di generati esclusivamente dall’AI. Dopo aver vissuto all’interno di Meta AI, sta per diventare un’app indipendente, con ambizioni da social network.

Meta sperimenta un’app separata per Vibes, cosa significa per gli utenti

Meta ha confermato a TechCrunch che testando Vibes come applicazione separata dall’ecosistema Meta AI dove era nata a settembre scorso. L’obiettivo è posizionarla come competitor diretto di Sora, l’app di video AI di OpenAI lanciata poco dopo. Se gli utenti stanno già usando Vibes per creare, scoprire e condividere video generati dall’intelligenza artificiale, perché non dargli un’app dedicata invece che relegare tutto dentro Meta AI? Un ambiente più focalizzato, più immersivo, più adatto a costruire una community attorno a contenuti completamente sintetici.

Vibes permette di generare video da zero usando prompt testuali, oppure di fare remix di video visti nel feed. È possibile aggiungere nuovi elementi visivi, inserire musica, regolare gli stili, e poi pubblicare direttamente nel feed di Vibes, inviare tramite messaggio diretto agli amici, o postare contemporaneamente come Storie o Reel su Instagram e Facebook.

Meta sostiene che la collaborazione e la condivisione siano in aumento, con molti video di Vibes inviati agli amici. Ma le persone vogliono davvero consumare feed infiniti di contenuti completamente generati dall’AI? I Reels funzionano perché mostrano persone vere, situazioni autentiche (anche quando sono sceneggiate), momenti che risuonano con l’esperienza umana. I video AI sono simulazioni, imitazioni di realtà che non esistono.

Meta punta sul modello freemium

Vibes è stata gratuita fin dal lancio, ma Meta ha già annunciato che introdurrà un modello freemium con abbonamento premium per sbloccare ulteriori generazioni video ogni mese. La mossa era prevedibile, offrire un accesso base gratuito per far crescere la base utenti, poi monetizzare chi vuole creare più contenuti vendendo pacchetti di generazioni extra. È lo stesso schema usato da tutti i servizi AI.

La scorsa settimana Meta ha annunciato di voler testare nuovi abbonamenti premium su Facebook, Instagram e WhatsApp, anche abbonamenti specifici per le funzioni AI, incluso Vibes. I test partiranno nei prossimi mesi.

La corsa contro Sora

Lanciando Vibes come app indipendente, Meta si posiziona in competizione diretta con Sora, l’app di OpenAI che ha fatto molto rumore, ma che nella pratica ha attirato più curiosità che adozione massiccia. I video generati dall’AI sono tecnicamente impressionanti, l’intelligenza artificiale riesce a creare clip che sembrano girate davvero, con movimenti di camera fluidi, luci realistiche, oggetti che interagiscono in modo plausibile. Ma resta una stranezza di fondo nel guardare contenuti che sai essere completamente finti.

È come guardare un feed di deepfake continui. Puoi apprezzare la tecnologia, stupirti della qualità, ma c’è sempre quel senso di disconnessione che deriva dal sapere che niente di quello che vedi è mai esistito nella realtà. È tutta una simulazione.

Meta sostiene che gli utenti si stiano orientando sempre più verso questo formato per creare, scoprire e condividere video AI con gli amici. Ma i numeri concreti non li condivide. Dice solo che Vibes ha ottenuto “ottimi risultati” e che l’utilizzo di Meta AI è in “costante crescita“. Dichiarazioni vaghe che potrebbero significare tutto e niente.

Un futuro di contenuti sintetici?

I social network funzionano perché permettono di vedere cosa fanno gli altri, di condividere momenti reali, di costruire connessioni basate su esperienze autentiche. Sostituire tutto questo con video sintetici creati da algoritmi cambia radicalmente la natura dell’interazione sociale. Il pubblico vuole davvero vivere in un ecosistema dove i contenuti sono tutti generati dall’AI?

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Pubblicato il
6 feb 2026
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