Videosorveglianza per la polizia, contro la polizia

Dispositivi privati possono essere impiegati dalle per garantire la pubblica sicurezza, ma al tempo stesso mettere a repentaglio le operazioni.
Dispositivi privati possono essere impiegati dalle per garantire la pubblica sicurezza, ma al tempo stesso mettere a repentaglio le operazioni.

Videocamere per la sorveglianza degli ambienti domestici esterni e campanelli smart installati sulle porte delle abitazioni possono tornare utili per creare una rete alla quale le forze dell’ordine fanno affidamento nell’ambito delle indagini sui crimini e per prevenire problemi di ordine pubblico. Lo testimonia il progetto messo in campo da Ring (controllata da Amazon) e la polizia USA. Al tempo stesso, però, gli stessi dispositivi possono costituire una minaccia per gli agenti impegnati sul territorio così come per la buona riuscita delle operazioni.

Le videocamere private e le forze dell’ordine

È quanto teme l’FBI, stando a una serie di documenti risalenti allo scorso anno e resi noti oggi oltreoceano dalla testata The Intercept. Il riferimento è sia ai prodotti della categoria smart home sia a quelli del catalogo legato alla Internet of Things: spesso i confini tra i due ambiti sono poco definiti. Riportiamo un estratto di quanto si legge di seguito in forma tradotta.

La maggior parte dei dispositivi IoT contengono sensori e videocamere che generano avvisi e possono essere monitorati da remoto da parte del proprietario per identificare l’attività all’interno o nei dintorni della proprietà. Se utilizzati durante l’esecuzione di un ordine di cattura, soggetti potenzialmente pericolosi possono venire a conoscenza della presenza di agenti e questi ultimi potrebbero essere immortalati, generando così rischi immediati o futuri per la loro sicurezza.

Come esempio il report cita quanto accaduto il 25 luglio 2017 a New Orleans, in Louisiana, quando un cosiddetto campanello smart ha consentito a un ricercato di ricevere in tempo reale un avviso riguardante la presenza della polizia presso la sua abitazione osservandone di nascosto l’attività. Un rischio che però, ci sentiamo di sottolineare, era già presente con i sistemi di allarme più tradizionali e non legato esclusivamente alle soluzioni odierne basate su applicazioni mobile o cloud.

L'applicazione Neighbors di Ring

Un altro rischio posto da questi apparecchi (e nostro parere più concreto), secondo l’FBI, è quello riguardante il caricamento sui social network delle clip catturate dalle videocamere di sorveglianza, spesso nelle pagine o nei gruppi frequentati da una comunità locale. Il comportamento può risultare pericoloso per diverse ragioni: può spingere i membri della comunità stessa nella direzione di una “giustizia fai-da-te” senza una corretta valutazione dei fatti, sottoporre all’attenzione dei malintenzionati i punti deboli di un apparato di sorveglianza e persino compromettere le indagini in caso di crimini già commessi.

Fonte: The Intercept
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