Vogliono chiudere la Rete

di Guido Scorza - L'on. Carlucci pubblica il testo integrale del DDL trapelato nelle scorse settimane. Mirato ad arginare l'anarchia online, mirato a combattere la pedopornografia. Con un occhio di riguardo per il diritto d'autore

Roma – A distanza di qualche settimana da quando hanno iniziato a circolare le prime indiscrezioni sulla nuova iniziativa di legge promossa dall’On. Carlucci, quest’ultima ha, finalmente, deciso di rispondere alle critiche mossele e, soprattutto, di pubblicare la propria proposta.

Prima di passare all’esame dell’articolato, tuttavia, credo siano necessarie un paio di considerazioni sulla replica dell’On. Carlucci alle critiche ricevute in relazione alla propria iniziativa legislativa. L’Onorevole, in un post sul proprio blog e in una lettera aperta indirizzata a Webnews scrive, in buona sostanza, che la sua proposta di legge avrebbe come obiettivo quello di arrestare il drammatico fenomeno della pedofilia online e che quindi, in nome della tutela dei bambini, anche le misure “eccezionali” che si suggerisce di adottare risulterebbero giustificate.

La proposta di legge sarebbe semmai antipirateria ma certamente non antipedofilia. Il disegno di legge non sembra avere niente a che vedere con la repressione della pedopornografia in relazione alla quale, peraltro, esistono già eccellenti strumenti tecnico-normativi e magistrati e forze dell’Ordine stanno lavorando tanto e bene. Basta scorrere il testo dell’articolato o, piuttosto, leggere la relazione alla proposta di legge per rendersene conto! Se ciò non bastasse, si può sempre guardare nelle proprietà del file pubblicato sul sito di Carlucci per scoprire che il suo autore sarebbe un tal Davide Rossi, che si qualifica come della tal società Univideo che, francamente, è più facile immaginare dietro ad un’iniziativa legislativa antipirateria che non antipedofilia. Non si può non rimaner male dinanzi ad un’iniziativa repressiva del fenomeno Internet tout court che viene presentata come volta a salvaguardare interessi che fanno vibrare le corde più sensibili dell’anima di ciascuno di noi.

E veniamo ora al testo della proposta. “Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”, è questo il titolo del nuovo disegno di legge che dà corpo all’ultima di un’interminabile serie di iniziative legislative che mostrano quanto poco il nostro legislatore conosca la Rete e quanto, tuttavia, sia preoccupato di far in modo che lo spazio telematico formi oggetto di un controllo assoluto di orwelliana memoria affidato alle tradizionali dinamiche che, negli anni, hanno reso il mondo dei media anziché uno spazio di libertà e democrazia uno strumento asservito al potere di pochi. Internet non è la stampa né la televisione né è auspicabile che venga trasformata a colpi di leggi in qualcosa di simile.

Ma andiamo con ordine e leggiamo il testo del disegno di legge Carlucci il cui contenuto delude lo spirito “romantico” che sembra averne ispirato il titolo. All’art. 1, come si conviene ad una legge ben scritta, ci si preoccupa di definirne l’ambito di applicazione: “la presente legge si applica a tutte le attività di accesso alla Rete internet effettuate a partire da – e per il tramite di – apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio della Repubblica italiana”. Un paio di dubbi: che significa “attività di accesso alla Rete internet” e, soprattutto, come si fa a pretendere di veder disciplinata dalla legge italiana ogni attività telematica posta in essere anche solo “per il tramite” di infrastrutture situate nel nostro Paese?

Mi sembra inutile, in questa sede, soffermarmi più a lungo a ricordare all’On. Carlucci che all’attuazione di tale principio osta il diritto europeo nonché trattati e convenzioni internazionali stratificatisi nell’arco degli ultimi decenni. Un po’ di conoscenza in più delle dinamiche di circolazione dei contenuti per via telematica e di diritto internazionale, forse, sarebbe stata utile a conferire alla norma maggior credibilità ed attuabilità. Così, quale che sia il contenuto delle disposizioni che seguono, è difficile ipotizzare che Unione Europea e Stati stranieri resterebbero a guardare e lascerebbero, magari, che una comunicazione telematica solo perché veicolata attraverso infrastrutture italiane resti assoggettata alla nostra piccola, piccola leggina.

Ma il bello deve ancora venire. Leggiamo il primo comma dell’art. 2, “cuore pulsante” del DDL Carlucci: “È fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”. Ho già scritto altre volte – non senza raccogliere più critiche che elogi – che, probabilmente, lo stato di maturità della Rete è tale da rendere necessario, proprio a tutela delle libertà fondamentali, immaginare l’adozione di forme di “anonimato protetto” in ambito telematico. Tuttavia l’idea dell’On. Carlucci – anche prescindendo dall’inintellegibilità delle tipologie di contenuti raccolte tra parentesi – è illegittima, inattuabile e non auspicabile. Illegittima perché lo Stato non può esigere che i cittadini agiscano nello spazio telematico facendosi riconoscere se non pone, prima, a loro disposizione sistemi ed infrastrutture idonee a garantire loro tale possibilità. Inattuabile perché, allo stato, scrivere in calce ad un post su un blog un nome e cognome non significa aver adempiuto al precetto normativo caro all’On. Carlucci. Non auspicabile perché non si può esigere che un cittadino debba farsi identificare ogni volta che accede ad un forum di discussione, ad una chat o su un’altra qualsiasi piattaforma telematica.

Se l’estensore del DDL Carlucci avesse sfogliato la disciplina sulla privacy, chiesto un parere all’ufficio del Garante o letto uno qualsiasi delle centinaia di articoli con i quali la dottrina italiana ha, reiteratamente, richiamato l’attenzione sul rischio della costituzione in Rete di uno spazio di controllo assoluto di orwelliana memoria, forse, avrebbe scritto diversamente questa previsione.

E veniamo al secondo comma dell’art. 2.
“I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”. Ce n’è abbastanza per riscrivere il mio “Il processo alla Rete” ma mi limiterò ad un paio di osservazioni:
(a) se la disciplina proposta dall’On. Carlucci dovesse divenire legge, domani (o comunque 90 giorni dopo l’entrata in vigore della legge) gli Internet service provider, le grandi piattaforme UGC (Google, YouTube, MySpace, Facebook) e centinaia di altre piattaforme che animano la Rete nel nostro Paese dovrebbero cessare immediatamente la propria attività al fine di sottrarsi a sicure responsabilità;
(b) devo aver letto da qualche parte – Direttiva UE 31/2000 e D.Lgs. 70/2003 – un principio secondo il quale gli intermediari della comunicazione non hanno alcun obbligo di sorveglianza né possono essere ritenuti responsabili – al ricorrere di determinate condizioni – dei contenuti immessi in Rete dai propri utenti. Sarebbe forse stato opportuno che l’On. Carlucci sfogliasse rapidamente tali provvedimenti legislativi allo stato in vigore nel nostro Paese. Il comma 3 dell’art. 2 è, forse, una delle disposizioni contenute nel DDL Carlucci che più di ogni altra merita di essere incorniciata e conservata come esempio di “cattiva normazione”. Ecco il testo: “Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti”. Con qualche centinaio di caratteri, spazi inclusi, l’On. Carlucci mostra i muscoli e fa apparire come pivelli i suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono cimentati da diversi angoli di visuale con le questioni connesse al difficile rapporto tra stampa e Internet.

Mentre, infatti, l’On. Cassinelli si sforza con la sua “Salvablog” di tracciare un discrimen tra prodotti editoriali telematici di tipo “professionale” e prodotti editoriali di tipo “non professionale” e qualcun altro, nell’ambito del DDL intercettazioni pensa ad estendere a tutti i gestori di “siti informatici” l’obbligo di rettifica – e non già il “diritto di replica” cui si fa riferimento nel DDL Carlucci – l’Onorevole, già relatore in quella Commissione cultura che convertì in legge il famigerato Decreto Urbani anti P2P, sentenzia senza perdersi in chiacchiere che a qualsiasi contenuto diffuso a mezzo Internet si applica la disciplina sulla stampa ovvero la vecchia e cara Legge n. 47 del 1948 scritta – a macchina perché i PC ancora non esistevano – dall’assemblea costituente. Peccato solo che dottrina e giurisprudenza – ivi inclusa quella della Suprema Corte di Cassazione – abbiano ormai, a più riprese e da circa un decennio chiarito che Internet NON è stampa. Rinvio al commento all’art. 3 qualche battuta sull’idea di istituire un “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.

Il comma 4 dell’art. 2 si limita a prevedere che: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”.
Come dire niente sconti per le violazioni a mezzo internet. Vien da rispondere: “Grazie, ma dopo l’istituzione del comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale e il disegno di legge Barbareschi …il concetto era chiaro!”. A parte facili battute, la norma si risolve in una petizione di principio: non serve una legge che dica che un’altra legge deve considerarsi applicabile. Se, invece, l’estensore del DDL Carlucci aveva in mente un altro obiettivo, evidentemente, la penna – o magari “l’apparato informatico” utilizzato – lo ha tradito.

E veniamo all’art. 3 secondo il quale: “Ferme restando le attribuzioni della Magistratura penale, civile e amministrativa, nonché le funzioni degli organismi indipendenti di controllo già operativi, che in nessun modo vengono modificate, Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet””. A che serve un “Comitato per la tutela della legalità nella rete internet”? Sembrerebbe suonare come una moderna Gestapo. Magistratura, Autorità indipendenti, corpi specializzati delle forze di polizia, governo, parlamento, commissioni e comitati già esistenti sembrano, onestamente, più che sufficienti a garantire il rispetto delle regole anche nello spazio telematico. L’idea poi che gli “atti giudiziari, ivi compresi gli esposti, le denunzie e le querele” possano essere inviati a tale Comitato mi sembra porsi in conflitto con il principio della necessaria separazione tra i poteri dello Stato: l’autorità giudiziaria deve poter procedere senza condividere informazioni o richiedere pareri a questo o a quel soggetto facente capo direttamente o indirettamente ad altri poteri dello Stato. Un’ultima battuta la meritano i tempi di attuazione previsti nel DDL: 9 mesi all’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni per istituire il Comitato per la tutela della legalità nella rete internet e 90 giorni – ai sensi dell’art. 4 – a tutti gli operatori per rivoluzionare metodi di business ed infrastrutture!

Tutti desideriamo che Internet costituisca uno spazio – difficile immaginarlo come un territorio – di libertà nel quale ciascuno abbia diritti e doveri ma le soluzioni proposte nel DDL Carlucci, presentate come un “tentativo di porre in essere un argine alle troppe storture che la totale anarchia della rete Internet sta rendendo sempre più pervicaci e invasive”, proprio non sembrano idonee a consentire la realizzazione di tale ambizioso obiettivo. Curiosità verso le dinamiche della Rete, conoscenza del contesto tecnologico di riferimento, equilibrio e rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali appaiono gli ingredienti essenziali per una corretta politica dell’innovazione che, nel nostro Paese, continua a latitare.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

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  • moltomedia. it scrive:
    forma e sostanza
    I finanziamenti in denaro o in natura - sono importanti, è vero, ma la realtà la conosciamo tutti ed è ben diversa: le startup vivono anche (e soprattutto) del lavoro, dei tentativi e degli errori, molto distanti dai grandi eventi e dal lettering muticolore.
  • Essegi scrive:
    Zio buono?
    "Se il Venture Capital è strutturalmente una impresa di rischio, gente che mette denaro in un progetto che nella maggioranza dei casi non consentirà alcun futuro ritorno economico, Working Capital è invece qualcosa di differente: una specie di zio buono che ci consente di utilizzare la sua auto per andare al lavoro e che ci allunga buoni consigli su quali soggetti potrebbero essere interessati ad investire nella nostra idea di business."I venture capital di solito rischiano capitale ma in cambio chiedono la maggioranza delle quote della società in cui investono (scusate se semplifico).Non ho capito cosa chiede lo zio buono. Nulla? In caso contrario mi sembra fuori luogo chiamarlo zio buono.
  • Jean Claude Fan Damm scrive:
    Giocare in ritardo
    Come dice giustamente Mantellini,il WEB 2.0 è scoppiato da un bel pò,le XXXXXXXte social network il mashing up e roba varia, ha dimostrato di essere l'ennesima XXXXXta luccicosa utile solo per svuotare i soldi dei babbei VC che stanno in america.Le uniche eccezzioni sono quei siti scritti per consolidare un business gia esistenteoppure servizi open source per community di professionisti .un esempioi siti dei giochi online fanno furore e guadagnano sia dal gioco stesso che dalle guidee la sponsorizzazione referenziata.un altro sito veramente interessante nato di soppiatto capace di attrarre moltissimi sviluppatori indipendenti e punto di riferimento per molti progetti è senza dubbiogithub.comquesto sitarello è l'esempio di come le idee serie possono veramente far del male a colossi tipo sourceforge o google/code .Telecom invece che non ha ne arte ne parte si mette in mezzo con la solita fuffa utile soltanto per ravvivare la loro server farm che a quanto pare sta a prendere la polvere da un bel pò.
  • Gigoachef scrive:
    La verità...
    La verità è che in Italia ad un certo livello nessuno rischia mai in proprio. Punto.I prenditori italiani investono i soldi non loro, investono se sanno che il ritorno è garantito, investono se possono truffare il consumatore, allora sì. Questi, come disse una volta Ricucci - che se ne intendeva - sono solo buoni a "fare i "frcoi con il cluo degli altri", altro che Venture Capital.
  • nattu_panno_dam scrive:
    Napoletone..
    Ho visto Franco Bernabè dal vivo due volte negli ultimi mesi. Giovedì scorso a Milano e qualche mese fa a Riva del Garda in occasione di un incontro organizzato da Telecom con alcuni blogger italiani. Volevi avere l' onore di sentire qualche sparata alla "napoletone e la sua vittoria a waterloo"? Bernabè, oltre che essere una persona pacata e piacevole, ha un grande pregio: mette la faccia nelle iniziative della azienda che dirige. (rotfl)(rotfl)(rotfl)
    • RNiK scrive:
      Re: Napoletone..
      Peccato che Bernabé non c'entri nulla con la famosa ( famigerata?? ) gaffe su Napoleone. :http://lmgtfy.com/?q=Napoleone+Waterloo+Telecom
  • okats scrive:
    ma le nostre idee innovative
    per quale motivo dovremmo darle a telecom?
    • Soldoni scrive:
      Re: ma le nostre idee innovative
      Molto semplice vai da telecom e chiedi cosa intendono con "in natura" e poi se non ti sta bene quanto ti offrono, ti tienei la tua idea e te la coltivi con il tuo potenziale.Azz: ma non sapete fare che lamentarvi!
      • Fab scrive:
        Re: ma le nostre idee innovative
        Beh, se qualcuno ti promette un aiuto, se utilizza la cosa per fare il magnifico nei propri circoli, se all'atto pratico l'aiuto si rivela a dir poco peloso, qualche motivo di lamentela che lo vedo pure. Saluti.
        • Soldoni scrive:
          Re: ma le nostre idee innovative
          - Scritto da: Fab
          Beh, se qualcuno ti promette un aiuto, se
          utilizza la cosa per fare il magnifico nei propri
          circoli, se all'atto pratico l'aiuto si rivela a
          dir poco peloso, qualche motivo di lamentela che
          lo vedo pure.Lascia perdere il pelo e il fare il magnifico.Stai ai fatti: l'offerta non ti piace? Ignorala.Ma tieniti gli insulti per te.
        • Aldo scrive:
          Re: ma le nostre idee innovative

          se qualcuno ti promette un aiutoragioni come uno statalista del secolo scorso: svegliati oggi lo stato non c'ha più i soldi per darti nulla regalato, la telecom è privata e se ti fa una proposta, se i piace bene, se no arrangiati e pedali da solo.
  • Ricky scrive:
    telecom
    Qualsiasi cosa venga detta, in qualsiasi forma e con qualsiasi faccia, a me interessa poco.A pe piace la SOSTANZA...e int elecom c'e poca sostanza e tanti soldi da intascarsi.La monopolista di fatto e' invischiata in qualsiasi cosa,la prova si puo' avere anche controllando il bando per il WI MAX in Italia...la usano come freno, come blocco o mannaia per l'anti digital divide.La sua struttura e' fatiscente, non spende soldi ne per ampliarla ne per fare la manutenzione ordinaria.Risultato?Sempre piu' linee che non reggono nemmeno le adsl italiane, piuttosto lentine in generale, sempre piu' disservizi e sempre piu' "accrocchi" per sistemare le cose senza spendere ocme si dovrebbe.Della serie "sin che la barca va...malamente ma resta a galla, lasciala andare..."
    • xyz scrive:
      Re: telecom
      Saresti dovuto essere presente giovedì allora...quando il tipo di telecom ha detto che dal punto di vista delle strutture in italia siamo avanti e che è molto meglio di altri paesi......... forse è vero... rispetto al kongo forse siamo messi meglio come adsl e telefono... XD
      • Francesco scrive:
        Re: telecom
        Spiacente, ma ti sbagli.Nel Congo al limite il telefono non lo hanno, ma dove lo hanno funziona molto meglio che qua.Basta farsi un giro in Romania per doversi vergognare come un ladro.bye
      • advange scrive:
        Re: telecom

        Saresti dovuto essere presente giovedì
        allora...quando il tipo di telecom ha detto che
        dal punto di vista delle strutture in italia
        siamo avanti e che è molto meglio di altri
        paesi......... forse è vero... rispetto al kongo
        forse siamo messi meglio come adsl e telefono... XDSempre meglio di una persona (che non posso nominare, altrimenti mi censurano) che ha detto che abbiamo il migliore mercato del lavoro del mondo.
    • Zinco scrive:
      Re: telecom

      La sua struttura e' fatiscente, non spende soldi
      ne per ampliarla ne per fare la manutenzione
      ordinaria.Veramente Bernabè, proprio nell'incontro con i blogger citato nell'articolo, ha detto che da quando c'è l'ADSL le spese di manutenzione delle linee sono aumentati di un fattore 10, prprio perché il trasporto dati richiede una qualità superiore delal linea.Ma in italia sappiamo sempre e solo lamentarci.
      • nattu_panno_dam scrive:
        Re: telecom
        - Scritto da: Zinco

        Veramente Bernabè, proprio nell'incontro con i
        blogger citato nell'articolo, ha detto che da
        quando c'è l'ADSL le spese di manutenzione delle
        linee sono aumentati di un fattore 10, prprio
        perché il trasporto dati richiede una qualità
        superiore delal
        linea.

        Ma in italia sappiamo sempre e solo lamentarci.Ah beh, se lo dice l' oste. Fattore 10 poi dice veramente molto...
        • Zinco scrive:
          Re: telecom
          A dire il vero bernabè non è l'oste, ma uno che è arrivato a cercare di salvare la baraXXXXX e ha ereditato la situzaione di cui molt si lamentano ad anni, e gli sarebbe costato molto poco dire prima c'erano degli incompetenti e oggi faremo funzionare noi le cose come la maggior parte dei nuovi dirigenti fanno in queste circostanze.MA essendo realista in un incontro fatto con gente reale e no con la stampa a dovuto ricordare alla gente che serve stare coi piedi per terra.
      • Gigoachef scrive:
        Re: telecom
        Zinco ti sei perso un dettaglio: non è che l'ADSL ce lo danno gratis! E siccome che, rispetto a molti altri paesi, paghiamo profumatamente per un servizio di guano, penso che abbiamo tutto il diritto di lamentarci.
        • Ricky scrive:
          Re: telecom
          Gia'...lamentarci, pero' sino a quando la monopolista di fatto dettera' legge, il mercato ,drogato, continuera' a soffrire e lui con noi.Ci fosse stata una VERA LIBERALIZZAZIONE oggi i servizi funzionerebbero molto meglio.E persino meno cari, come in altre parti d'europa.
          • Torben scrive:
            Re: telecom
            Citane uno che non sia la Francia, perché la comunità europea dice che in italia i prezzi non sono poi così male.
        • Zinco scrive:
          Re: telecom
          Amenità dette senza sapere di ciò di cui si parla: dire generiacmente che in italia fa tutto schifo e che all'eestero è tutto bello e perfetto senza dare dati concreti è il classico modo di fare di noi italiani che non facciamo che lamentaci.Se chiedi agli inglesi ti dicono che la loro rete fa schifo e si lamentano pure loro, se vai in germania si pagano 3 canoni, se vai in svizzera paghi molto di più ma qui sappiamo solo citare la francia....
          • Ricky scrive:
            Re: telecom
            Sapete...avete ragione.un reale confronto tra tariffe, fruizione, limiti imposti SENZA dirti nulla, XXXXXXXture su reti fatiscenti, blocco del WIMAX non si e' mai fatto.Chi lo fa?Al momento ho visto solo confronti sulla carta e non sul reale.Attendo fiducioso un bel confronto a tutto tondo e fatto da qualcuno che non abbia interessi di parte.In effetti, solo allora potremo dire che l'Italia e' peggio o meglio che altrove.PS:non solo in Francia le cose funzionano diversamente che qua... allargate gli orizzonti e vedrete che persino in posti impensabili alla fine dei conti stanno comunque meglio.E comunque tutto questo non aiuta...perche' che telecom sia la monopolista di fatto e che questo non giovi a nessuno di NOI...e' un fatto incontestabile.Intanto, portiamoci avanti e rimuoviamo questo problema...Qui persino dove ci "dovrebbe" essere concorrenza, in effetti poi scopri dei gran cartelli...persino sulal pasta!
  • giacomo.mason scrive:
    competenze?
    Ehm, mi sento di consigliare a queste start up italiane di fare a meno delle competenze offerte. Parlo per esperienza diretta.
  • Zozzone scrive:
    beni in natura
    "mettere sul tavolo nemmeno un euro ma attraverso la fornitura di - leggo dalla brochure informativa - "competenze e beni in natura".Insomma non ho capito se è la telecom o coloro che hanno idee che la prendono nel XXXX.(rotfl)
    • Trunk scrive:
      Re: beni in natura
      Be se ti donassero cetrioli ... ma se in natura vuol dire connettività a tariffe scontate o altri supporti logistici, melgio di niente
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