Pagare per un servizio VPN è ancora la scelta giusta?

Pagare per una VPN è ancora la scelta giusta?

Una VPN è ancora essenziale, alla luce delle dinamiche che hanno interessato il settore e degli standard di sicurezza implementati dal mondo online?
Una VPN è ancora essenziale, alla luce delle dinamiche che hanno interessato il settore e degli standard di sicurezza implementati dal mondo online?

La domanda è lecita e trae ispirazione da un articolo appena comparso sulle pagine del New York Times, firmato da Brian X Chen (link a fondo articolo), frutto di un'esperienza personale, ma che può tornare utile per innescare una riflessione sul tema. Il columnist si chiede se oggi sia ancora necessario, conveniente e sicuro mettere mano al portafogli per affidarsi a una VPN in modo da proteggere i propri dati, la propria privacy e il proprio portafogli, giungendo a una conclusione: no.

Come è cambiata l'utilità delle VPN nel tempo

Chan chiama in causa Kape Technologies, società londinese in passato nota come Crossrider, realtà finita nel mirino di Google e di altri ricercatori poiché ritenuta responsabile di aver sviluppato e distribuito malware. Negli ultimi anni, il gruppo ha acquisito parecchie VPN, anche tra le più note, come ExpressVPN (per 936 milioni di dollari), CyberGhost, Private Internet Access e Zenmate, oltre ad alcuni portali che si occupano di recensirli. Ecco che il conflitto d'interessi è servito. Ogni dubbio che sorge è legittimo, considerando il potenziale controllo che il fornitore potrebbe esercitare sul traffico veicolato e sui contenuti pubblicati in sede di analisi. Dal canto suo, l'azienda afferma che le redazioni mantengono la totale indipendenza editoriale.

L'articolo cita poi come la diffusione dello standard HTTPS abbia fortemente ridotto i rischi legati al possibile furto delle informazioni durante la navigazione eseguita passando dalle reti pubbliche, riconoscendo però come disporre di una Virtual Private Network possa ancora risultare utile in determinate situazioni: per chi si trova a dover aggirare i blocchi all'accesso delle risorse imposti dai governi, per i giornalisti che inviano o ricevono documenti importanti e per coloro che gestiscono segreti industriali. Insomma, ciò che un tempo era fortemente consigliato a ogni utente comune, è diventato indispensabile solo per pochi addetti ai lavori.

A tutti gli altri è destinato un elenco di suggerimenti (a dire il vero piuttosto basilari) come mantenere il browser aggiornato così da non finire esposti alle vulnerabilità, attivare l'autenticazione a due fattori per i propri account e, se si desidera aggiungere un livello di sicurezza evitando di collegarsi alle reti pubbliche, far leva sulla funzionalità hotspot del proprio smartphone. Chen chiude consigliando ai più smaliziati uno strumento per allestire una VPN privata nel cloud.

In conclusione: le VPN sono ancora utili? Sì, in situazioni e contesti specifici. La loro importanza è variata nel corso del tempo? Sì (fortunatamente). Fanno tutte capo alla medesima società? No. Rimandiamo alla nostra guida per ulteriori approfondimenti su questa tipologia di servizio.

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