Warner, antipirateria al quadrato

Azienda tedesca accusa Warner Bros di aver utilizzato una sua tecnologia antipirateria brevettata. Ma nella denuncia l'azienda tedesca cita come proprio il nome di un brevetto depositato in precedenza dal colosso statunitense
Azienda tedesca accusa Warner Bros di aver utilizzato una sua tecnologia antipirateria brevettata. Ma nella denuncia l'azienda tedesca cita come proprio il nome di un brevetto depositato in precedenza dal colosso statunitense

Una società tedesca, Medien Patent Verwaltung (MPV), ha accusato Warner Bros di aver piratato una sua tecnologia antipirateria: si tratterebbe, secondo l’accusa, di una violazione brevettuale perpetrata dalla major. Warner avrebbe rifiutato di sottoscrivere un contratto di licenza.

L’accusa riguarda il brevetto 7.187.633 su una tecnologia antipirateria che inserirebbe un codice distintivo nella colonna sonora di un film attraverso cui è possibile risalire al cinema da cui ha avuto origine la copia illegale (nel caso in cui si tratti di camcording).

L’azienda tedesca afferma inoltre di essere stata lei stessa a mostrare alla casa cinematografica la tecnologia nel tentativo di proporla in licenza.

Interessante inoltre che nella stessa causa depositata presso un tribunale statunitense, MPV affibbi al suo brevetto ‘633 un titolo diverso (“Motion Picture and Anti-Piracy Coding”) da quello con cui è effettivamente stato depositato presso l’Ufficio brevetti (“Marking of a Data Medium Material for Information Intended for Reproduction”). E che questo sia invece uguale ad un brevetto (il 7,206,409 ) concesso proprio a Warner Bros, e antecedente a quello della tedesca.

Claudio Tamburrino

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