Washington e i miliardi anticrimine

di A. Massucci. Non ci sono limiti di spesa per la lotta al crimine informatico e per tutto ciò che oggi viene considerato tale. Per questo il Congresso ritiene di dover spendere tutto lo spendibile per contrastarlo. Ma esiste un limite


Roma – Il crimine informatico è un flagello. Lo pensano i tanti, sempre più numerosi e qualificati responsabili della sicurezza delle reti pubbliche e private e ancor di più coloro che devono presiedere al buon funzionamento del net-government, ossia delle infrastrutture telematiche utilizzate da pubbliche amministrazioni, governi, agenzie e via dicendo. Dopo l’11 settembre la sicurezza dei sistemi informativi e dunque delle loro interconnessioni è quasi naturalmente, inevitabilmente, divenuto nodo fondamentale delle politiche di sicurezza di tutti i maggiori paesi.

In questo scenario risulta comprensibile se non addirittura scontato che una potenza come gli Stati Uniti, che sono anche emblema di un mondo che va digitalizzandosi, decida di investire risorse ingenti, decisamente enormi, nel settore della sicurezza IT. Il primo a decidere i più imponenti investimenti in questo settore è stato l’ex presidente Bill Clinton, sotto la cui amministrazione si sono sviluppati in modo notevolissimo non soltanto i mercati dell’ICT ma anche le infrastrutture governative e pubbliche statunitensi. Ma non sempre, soprattutto oggi, una maggiore attenzione e allocazione di risorse pubbliche in favore della sicurezza sembra tradursi in un atto di illuminato progresso.

Oltre ai già notissimi problemi legati alla salvaguardia della privacy in un’epoca storica in cui il controllo degli individui sembra sempre più essere vista non solo come “unica via di salvezza” ma persino come soluzione possibile, i nuovi provvedimenti statunitensi mettono a rischio innovazione, evoluzione, crescita del settore IT.

Al Senato degli Stati Uniti si sta preparando il passaggio di un ulteriore stanziamento di 970 milioni di dollari per la sicurezza delle reti governative. Il “Cyber Security Research and Development Act” prevede che agenzie governative come la National Science Foundation e il National Institute of Standards and Technology si occupino di definire standard per le tecnologie utilizzate in ambito governativo e istituzionale.

Si tratta di un passo pericoloso. Il motivo è evidente nel fatto che proprio istituzioni e pubblica amministrazione sono i più importanti acquirenti e utilizzatori delle tecnologie software e hardware che i produttori – quasi esclusivamente americani – introducono sul mercato nazionale e internazionale.

E se certa industria applaude alla scelta, perché prevede il mantenimento di uno status quo di fornitura privilegiata verso Washington e i suoi uffici, una parte consistente del settore è in subbuglio. L’accusa è quella di mettere la definizione degli standard tecnologici nelle mani dei burocrati e castrare la creatività delle imprese di settore.

A muoversi contro il progetto legislativo sono alcuni dei gruppi industriali più noti di Silicon Valley. Persino la Business Software Alliance, l’alleanza dei produttori di software proprietario più nota per la sua indefessa crociata intercontinentale contro la pirateria informatica, ha bocciato il provvedimento. In una intervista pubblicata in queste ore Robert Holleyman, il boss di BSA, ha addirittura sostenuto che “la creazione di tali standard tecnologici porrebbe un limite e non certo un paracadute alla sicurezza delle infrastrutture telematiche governative”.

Va detto che nel testo passato al Senato, simile ad un provvedimento già approvato dall’altro ramo del Parlamento, vi sono anche soluzioni di grande interesse, come la creazione di una “stanza” che consenta all’industria privata di proporre misure e soluzioni ai responsabili pubblici in merito alla lotta ai crimini informatici. Ma il timore legittimo è che, in questo clima, questa parte del provvedimento non sia altro che una compensazione per la messa a rischio di un territorio, quello della libertà di innovazione, che non si può accettare passi nelle mani di autorità governative. Tanto più negli Stati Uniti, da dove proviene una parte consistente delle nuove tecnologie utilizzate nel resto del mondo.

Alberigo Massucci

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  • Anonimo scrive:
    Acqua e E-government
    Direi che sono due cose del tutto indipendenti... bisogna risolvere il problema dell'acqua e quello delle lungaggini nelle pubbliche amministrazioni.Forse, non si cura un mal di denti, sol perchè il paziente è un iperteso?
    • Anonimo scrive:
      Re: Acqua e E-government
      - Scritto da: Niko
      Direi che sono due cose del tutto
      indipendenti... bisogna risolvere il
      problema dell'acqua e quello delle
      lungaggini nelle pubbliche amministrazioni.
      Forse, non si cura un mal di denti, sol
      perchè il paziente è un iperteso?Questo è chiaro, ma direi che nella scala di priorità siamo parecchi gradini indietro nell'e-government rispetto al bisogno primario dell'acqua...Vogliamo poi parlare dei trasporti e delle infrastrutture? Da quanto tempo aspettiamo che venga finita la Messina-Palermo? Sai quanti messinesi preferiscono passare da Catania piuttosto che andare dritti al capoluogo di regione? O vogliamo forse parlare del fatidico ponte dello stretto? Che poi centinaia di persone muoiano sulla Salerno-Reggio Calabria, e che quelle che arrivano vive ci impiegano più tempo che ad andare da Napoli a Milano...
      • Anonimo scrive:
        Re: Acqua e E-government
        Su MAI DIRE GOAL si direbbe "sono pienamente d'accordo a metà con te".Io vivo a Palermo, pur essendo di Agrigento, e la situazione la conosco molto bene.Continuo a pensare, però, che le due cose (infrastrutture, problemi di gestione dell strutture esistenti da una parte e sburocratizzazione della P.A. grazie anche agli strumenti informatici) si muovano su binari completamente diversi.Ad esempio, nel campo dell'informatica medicale, ci sono tanti passi avanti che possono essere fatti per agevolare l'approccio del paziente versole strutture pubbliche, e sono passi da fare e di pari dignità rispetto alle infrastrutture (anche se poi magari il paziente ci arriva due ore dopo all'ospedale, perchè la Palermo-Messina è ancora un cantiere... :) )Saluti.
        Questo è chiaro, ma direi che nella scala di
        priorità siamo parecchi gradini indietro
        nell'e-government rispetto al bisogno
        primario dell'acqua...

        Vogliamo poi parlare dei trasporti e delle
        infrastrutture? Da quanto tempo aspettiamo
        che venga finita la Messina-Palermo? Sai
        quanti messinesi preferiscono passare da
        Catania piuttosto che andare dritti al
        capoluogo di regione? O vogliamo forse
        parlare del fatidico ponte dello stretto?
        Che poi centinaia di persone muoiano sulla
        Salerno-Reggio Calabria, e che quelle che
        arrivano vive ci impiegano più tempo che ad
        andare da Napoli a Milano...
  • Anonimo scrive:
    Appunto
    Appunto, l'acqua , le strade, le ferrovie sono legate all'e-government.Solo eliminando la burocrazia si possono avere le risorse per avere degli enti locali piu' dinamici e piu' decisionisti.
  • Anonimo scrive:
    Vogliamo acqua e lavoro non e-nutil
    Dateci l'acqua, il lavoro, le strade e le ferrovie, altro che e-goverment !
  • Anonimo scrive:
    ma non hanno l'acqua
    incredibile
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