Watson, un supporto ai veterani USA

Il supercomputer linguistico di IBM si reinventa consulente del personale militare sulla via del ritorno alla vita civile. Watson darà consigli su tutto e aiuterà i veterani a reinserirsi in società

Roma – IBM ha stretto una partnership con l’associazione USAA (United Services Automobile Association) dei militari statunitensi per proporre un’applicazione dedicata al reinserimento dei veterani nella società civile. L’applicazione è basata sulle capacità linguistiche di Watson , il supercomputer che ha vinto Jeopardy e che ora vuole cambiare il mondo (informatico e non).

Big Blue è da tempo alla caccia di applicazioni innovative con cui mettere a frutto i risultati “cognitivi” raggiunti con Watson, e l’applicazione per i veterani USAA rappresenta appunto la prima occasione in cui le capacità del supercomputer vengono messe a disposizione dei consumatori e del pubblico.

L’applicazione permetterà ai veterani in via di congedo di fare domande sulla vita civile, sulle assicurazioni, su come trovarsi un lavoro o comprare una casa e via elencando, mentre in remoto le routine IA di Watson attingeranno ai più di 3mila documenti sul reinserimento messi a disposizioni da USAA per formulare le risposte.

L’applicazione delle capacità di Watson alle esigenze “consumer” dei veterani che tornano alla vita civile rappresenta “una pietra miliare di importanza critica verso il miglioramento della nostra vita e del nostro lavoro”, sostiene il vice-presidente senior di IBM (Gruppo Watson) Mike Rhodin, e i circa 155mila militari che ogni anno scelgono di archiviare la divisa sono un ottimo banco di prova per verificare le effettive capacità del supercomputer linguistico americano di mantenere le ambiziose promesse fatte in questi anni.

Alfonso Maruccia

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  • ... scrive:
    ebook
    oltre ad avaxhome, consigliate altri database validi e ben forniti?grazie
  • gi.zi scrive:
    copyright
    Come possono piacere gli editori con copyright secolari e ricarichi sui libri addirittura folli?La cultura non è una macchina: dopo un paio di decenni dovrebbe diventare libera da vincoli, anche perché i guadagni dell'autore, dopo vent'anni sono di solito molto bassi o addiruttura nulli.A questo proposito, cioè a proposito dei ricarichi degli editori, un libro venduto a 18 euro genera per l'autore un guadagno di 3 euro circa; l'intemediario guadagna il 600 percento rispetto all'autore.Nel caso degli ebook, del tutto privi di costi per l'editore, eccetto l'eventuale promozione, il guadagno è "solo" del 500 percento (perché all'autore vanno circa due euro).Ma in realtà l'editore guadagna di più perché non ha costi di stampa, immagazzinamento e spedizione, e non ha nemmeno gli invenduti.Questa è la tipica distorione che accade quando una ente economico prende il sopravvento sugli altri e detta le leggi del mercato.E poi si lamentano che gli italiani non leggono abbastanza.Veramente strano...
    • bradipao scrive:
      Re: copyright
      - Scritto da: gi.zi
      A questo proposito, cioè a proposito dei
      ricarichi degli editori, un libro venduto a 18
      euro genera per l'autore un guadagno di 3 euro
      circa; l'intemediario guadagna il 600 percento
      rispetto all'autore.Ad una trasmissione radio spiegarono molto bene le ragioni del costo degli ebook. Prima di tutto spiegarono che agli autori va una percentuale del prezzo di copertina che oscilla dal 3% (fascia bassa), passando per il 10% (autori noti e consolidati) e arrivando ai picchi del 15% (categoria stephen king).L'85% restante della torta finisce a tanti soggetti, inclusa la stampa. Quello che sfugge alla logica comune è che anche l'attività di stampa ha un suo fatturato ed un suo profitto, idem la distribuzione. Se elimini completamente le attività di stampa e distribuzione fisica, tagli anche quei fatturati ed i relativi profitti. Da qui puoi comprendere le resistenze degli editori convenzionali e la volontà di non ridurre i prezzi quanto dovrebbero.
  • bubba scrive:
    report interessante...
    almeno si certifica cio' che si sa' da sempre... aka che gli utenti(*) la pensano all'opposto degli editori su molte questioni... (ed essendo i primi MOLTI di piu....)(*)dal poco che ho letto del report... questi "utenti" sono troppo un po' troppo pigri e ripiegati sui desiderata altrui... ma anche cosi', agli editori NON piacciono.
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