Web, Scientology sconfitta in tribunale

Per la prima volta un ex membro di quella chiesa ottiene di poter pubblicare online documenti che Scientology ritiene siano propri e non vadano diffusi. Applaudono in molti
Per la prima volta un ex membro di quella chiesa ottiene di poter pubblicare online documenti che Scientology ritiene siano propri e non vadano diffusi. Applaudono in molti


Roma – Una legnata si è abbattuta nelle scorse ore sulla Chiesa di Scientology, notoriamente assai restìa a far uscire dai propri confini materiali considerati segreti, che riguardano il modo in cui gli adepti vengono istruiti ai misteri ecclesiali.

La Corte d’Appello de L’Aia, infatti, in un celebre caso di diffusione online di documenti e carteggi l’ha data vinta ad alcuni provider, tra i quali il celebre ISP olandese Xs4All, e alla scrittrice Karin Spaink: è lecito per loro continuare a pubblicare sul sito della Spaink tutta una serie di documenti che fanno riferimento a Scientology.

Quest’ultima voleva imporre la rimozione di quelle pagine ma secondo il tribunale non solo è legittima la pubblicazione ma non è neppure lecito impedire ad un sito di linkare altri siti sui quali si trovino materiali che violino il copyright. Scientology infatti aveva in passato ottenuto in tribunale la cancellazione di link a siti che ospitano materiali di cui la Chiesa vuole impedire la diffusione.

Il motivo per cui quei documenti possono essere pubblicati risiede nel fatto che si tratta di materiali oggetto di procedimenti giudiziari. Erano venuti alla luce quasi dieci anni fa, quando Scientology denunciò per diffamazione un ex membro della Chiesa, Steven Fishman, che aveva accusato l’organizzazione di avergli estorto denari commettendo diversi reati. E per difendersi da Scientology l’ex adepto aveva portato a sua difesa una serie di documenti, noti come “Fishman Affidavit”.

Va detto che in più occasioni Scientology è stata criticata per le maniere dure utilizzate per perseguire parole o commenti non condivisi.

L’elemento forse più rilevante della decisione, però, rimane nel fatto che la Corte ha abbracciato le tesi di Xs4All , più volte in prima linea a difesa dei diritti digitali, secondo cui “pubblicare un link ipertestuale non può mai costituire un reato”.

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08 09 2003
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