Webmail, gli USA tagliano fuori l'Iran

Webmail, gli USA tagliano fuori l'Iran

I cittadini del paese degli Ayatollah non potranno più accedere alle caselle di posta via web di Microsoft e Yahoo!. Il motivo? Le sanzioni contro l'Iran
I cittadini del paese degli Ayatollah non potranno più accedere alle caselle di posta via web di Microsoft e Yahoo!. Il motivo? Le sanzioni contro l'Iran

Yahoo! e Microsoft, due dei maggiori protagonisti dell'economia di rete, hanno sbattuto fuori l'Iran dalle proprie webmail , impedendo agli iraniani di accedere o registrare caselle di posta con i due provider.

La notizia delle ripercussioni online delle tensioni internazionali tra Iran e Occidente arriva due settimane dopo l' inasprimento delle sanzioni economiche americane nei confronti dello stato teocratico, che prosegue nello sviluppo del suo programma nucleare nonostante si siano levate alte le condanne di molti paesi, USA in testa, anche in sede ONU.

A giustificazione della “messa al bando” dell'Iran, una portavoce di Yahoo! ha dichiarato che la società “rivede continuamente le proprie iniziative di business per assicurarsi che tali restrizioni vengano rispettate. In ossequio a questa politica, non possiamo più accettare registrazioni dai paesi soggetti a tali restrizioni”.
Yahoo! si dice insomma costretta ad obbedire alle sanzioni messe in atto dal governo statunitense , anche se la portavoce non ha fornito particolari dettagli sulle modalità tecniche con cui la società mette in atto le restrizioni. Microsoft, dal canto suo, non ha voluto commentare in alcun modo la cosa.

A complicare la vicenda, gettando una luce obliqua sulla reale consistenza dell'obbligo del ban ci pensa però Google, sulla cui pagina di registrazione degli account è ancora presente la possibilità di selezionare l'Iran dal campo “Ubicazione”. BigG, al contrario dei concorrenti, non reputa necessario mettere al bando il paese per rispettare le nuove sanzioni , e confida in tal senso di operare in regime di piena legalità.

L'impiego di filtri verso e all'interno dell'Iran non è ad ogni modo una notizia di oggi: già il 30 ottobre scorso un inviato a Teheran del quotidiano olandese NRC Handelsblad aveva denunciato la cancellazione del proprio account Skype a pagamento , vedendosi riferire per tutta risposta l'obbligo da parte dell'azienda di non accettare più pagamenti provenienti da quel territorio.

E se la decisione di Google di non filtrare l'Iran per servizi gratuiti come le webmail lascia aperto l'interrogativo sulle forse troppo zelanti Microsoft e Yahoo! , di certo c'è l'ampia adozione da parte di Teheran stessa di filtri e meccanismi di censura delle comunicazioni digitali, che hanno fatto recentemente conquistare al paese il primato di “uno dei più estesi sistemi di filtraggio tecnico del mondo” nelle parole dell'organizzazione OpenNet Initiative .

Alfonso Maruccia

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08 11 2007
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