WebTheatre/ Pupazzi usciti da Halo

di Gabriele Niola - La creatività del crossover tra media e tecnologie consente di produrre a costi ridottissimi nuove creatività e nuove serie. Tra machinima, colpi di genio e la peggior specie di videogamer
di Gabriele Niola - La creatività del crossover tra media e tecnologie consente di produrre a costi ridottissimi nuove creatività e nuove serie. Tra machinima, colpi di genio e la peggior specie di videogamer

Senza soldi, senza molti mezzi ma con molte idee, John CJ Graham circa un anno e mezzo fa aveva realizzato Master Chief Sucks at Halo, un divertente cortometraggio capace di fondere la produzione video machinima (machine cinema) con immagini girate dal vero che racconta, in stile Toy Story, di un pupazzo Halo (un action figure) il quale in assenza del padrone prende vita e gioca ad Halo su Xbox360.

La voce del pupazzo è realizzata con i software di sintetizzazione vocale Microsoft e l’acuto stile di scrittura e sovrimpressione delle battute genera molti effetti comici, ma soprattutto è il modo in cui si alternano piani del racconto girati dal vero con piani di machinima, sfruttando le caratteristiche di entrambi, ad aver dato vita ad un prodotto avvincente e divertente capace, forse anche inconsapevolmente di andare incontro ad un pubblico molto più grande di quello dei videogiocatori grazie al modo in cui racconta le tipologie umane che si incontrano nella vita sociale online.

Talmente era vincente l’idea, la scrittura e il mix di cinema e videogioco che John CJ Graham, in arte DigitalPh33r ha prodotto (sempre da solo e a costo praticamente nullo) una webserie sullo stesso stile, arrivata ormai alla terza stagione, ospitata da Machinima.com , chiamata Arby & The Chief .

il protagonista La serie aggiunge un personaggio (Arby, che sta per Arbiter), un altro pupazzo che si trova a condividere il medesimo appartamento di The Chief e con cui instaura un rapporto che guarda esplicitamente a La Strana Coppia . La serie mette in scena in sostanza episodi di vita quotidiana di due videogiocatori di Halo dal carattere divergente, attribuendo tutto a pupazzi inespressivi, senza cercare la continuità nella trama (gli episodi sono tutti slegati) ma puntando unicamente all’intrattenimento.
The Chief è la peggior tipologia umana che possa sedere davanti ad una console o un PC e giocare in rete, incapace di formulare un pensiero coerente, vanaglorioso, arrogante, viziato e presuntuoso. Arby invece è l’opposto: moderato, furbo, intelligente e calmo.

La serie è piena di caratteristiche solitamente pessime: ogni episodio dura circa nove minuti e ha un lunghissimo minuto di sigla introduttiva e titoli di testa, è male illuminata, girata in fretta (in alcune scene si vedono le mani di DigitalPh33r che muovono i pupazzi) con videocamere a bassissimo costo e esageratamente compressa. Eppure non solo è imperdibile, ma è anche fatta con una conoscenza e un senso della messa in scena rari.

Infatti utilizzare personaggi sempre inespressivi (perché anche nelle scene di machinima i personaggi sono quelli di Halo, dunque con il casco indosso) e dai movimenti molto limitati, se non nulli, fa sì che ci siano pochissimi elementi con i quali intrattenere e creare senso (cioè comunicare qualcosa, sia una battuta o un senso di delusione). Questo rende indispensabile l’utilizzo di quanti più artifici di linguaggio cinematografico possibili: dall’attenta gestione del campo/controcampo, alla messa a fuoco selettiva, alla disposizione dei personaggi nell’inquadratura ecc. ecc.
Molto del merito quindi va sicuramente ad una scrittura acuta, competente e curatissima ma non può lasciare indifferenti il modo in cui l’autore riesce a trovare sempre idee nuove per far interagire dei pupazzi tra di loro come se effettivamente si muovessero. Il segreto di tutto sta infatti nell’uso intelligente di caratteri noti che interagiscono in maniere note, ma attraverso maschere impassibili. Lungi dall’essere un problema la fissità diventa allora un vantaggio.

Dalla combinazione delle caratteristiche della coppia male assortita e delle modalità opposte di intendere un’attività sociale della rete come il gioco online, emerge allora il pubblico della serie. Non solo videogiocatori (gli episodi sono comprensibilissimi anche a chi non abbia mai giocato in vita sua) ma tutti coloro i quali conoscono le dinamiche di interazione online e i personaggi in ballo.

In più Arby & Chief dà un volto (se così si può dire) ad una maschera fissa, un personaggio tipico della modernità che ancora non era stato fissato dai canoni cinematografici . In questo caso si tratta del videogiocatore online della peggior specie ma nei tratti della personalità di The Chief, nel modo in cui ciò che dice viene scritto (altra idea fenomenale quella delle sovrimpressioni) e nel modo in cui interagisce con i destinatari di messaggi email, IM e simili, si possono riconoscere i tratti del pessimo navigatore, il nerd frustrato che cerca una legittimazione nascondendosi dietro messaggi sarcastici e reiterati o azioni di gioco tese a recare fastidio agli altri.
Sono i commentatori più stupidi di YouTube, i troll dei blog e via dicendo. Coloro cioè che fanno l’uso più banale, infantile e irritante della rete, una tipologia umana ancora poco rappresentata ma con la quale qualunque utilizzatore attivo della rete ha avuto a che fare.

MASTER CHIEF SUCKS AT HALO

ARBY & THE CHIEF – EPISODIO UNO

ARBY & THE CHIEF – EPISODIO SEI

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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11 12 2008
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