WebTheatre/ Su YouTube, la parola alla Camera?

di Gabriele Niola - Comunicazione un poco ingessata, un velo istituzionale, la mancanza di rituali che avvicinino il cittadino al proprio rappresentante. La Camera parla su YouTube, ma non ascolta

Roma – Da qualche giorno il governo italiano, rappresentato dalla Camera dei Deputati, è sbarcato su YouTube con un suo canale che nasce già rifornito di una quarantina di video. La presenza istituzionale della Camera è solo l’ultimo, dopo il Vaticano , di tanti altri esperimenti simili e più o meno illustri che si sono susseguiti nel corso dell’ultimo anno proprio nel principale sito di videosharing. In ogni caso, la mossa dà modo di chiedersi quale sia il senso di “andare su YouTube” e quali possibilità offra il video in rete alle istituzioni.

Il video con cui il presidente della Camera Gianfranco Fini presenta il canale appare emblematico di questa difficoltà di comunicare in maniera diretta e senza mediazioni con i cittadini. La rete non solo azzera la distanza ma richiede anche un altro tipo di linguaggio. La rete (e ora il video in rete) sta abituando gli utenti ad una fruizione più emotiva e personale, che metta (anche se solo per un momento) la fonte sullo stesso piano del ricevente. A differenza della televisione non c’è il concetto di broadcast , quei video non vengono visti da tutti contemporaneamente come un grande comizio atomizzato, ma sono momenti personali, ogni streaming è visto da una persona sola in un dato momento. È come se un’autorità inviasse a casa di ognuno un DVD con un messaggio in video: ciò dovrebbe essere necessariamente intimo e confidenziale.

Il video online è uno strumento sia narrativo che informativo. In maniera più simile alla televisione che al cinema può coniugare le due tipologie di contenuti audiovisivi, in più può essere anche episodico, cioè può riportare fatti, notizie, eventi e momenti senza doverli necessariamente incastrare in una trasmissione, un notiziario o un programma, ma semplicemente aggregandoli dandogli comunque senso. Portare allora un governo su YouTube può avere senso se c’è qualcosa da comunicare oppure se c’è qualcosa che è importante mostrare e che il governo ritiene più opportuno fare autonomamente, senza la mediazione delle reti nazionali e della stampa.

Ciò che succede invece è che la Camera replica online le modalità attraverso le quali è abituata a parlare ai cittadini in televisione . Oltre alle presentazioni individuali e terribilmente ufficiali , ci sono una serie di botta e risposta che coinvolgono anche lo stesso Fini organizzati come le conversazioni e i talk show televisivi anche quando vogliono essere più leggeri e pungolati dalle domande degli utenti. Ci sono poi video didattici che potrebbero essere degni della paleotelevisione, tutto realizzato con un velo istituzionale ed estremamente distante. La cosa che ha più senso di tutte tra i molti video è il brevissimo segmento dell’ incontro tra il presidente Fini e la presidenza del settore europeo di Google proprio in occasione del lancio del canale, il che potrebbe dirla lunga.

Il punto è che manca un vero motivo per il quale andare su YouTube. Tra i tanti precedenti il più eclatante è quello della Casa Bianca, che è sbarcata su YouTube per il consueto messaggio settimanale alla nazione del presidente, una consuetudine che per decenni è stata portata avanti attraverso la radio e che con Barack Obama è passata al video in rete. Più democratico, più moderno e più facile da diffondere. Dopo un breve passaggio sul grande aggregatore video di Google, il governo statunitense si è però reso conto che era meglio viaggiare in proprio e ora utilizza una piattaforma video proprietaria e spazio proprio. Le motivazioni sono di ordine pratico e burocratico oltre che sperimentale e sono state ben spiegate nei giorni scorsi nell’ articolo di Giovanni Arata.

Il senso di portare il governo americano in rete attraverso il video è di trasmettere dei messaggi che sono un rituale per la politica statunitense, abituata a questo tipo di trasparenza di comunicazione che ben si adatta all’abilissimo oratore che è ora presidente, il senso di portare il Vaticano in rete è di veicolare anche attraverso internet la parola, i discorsi e le opinioni ufficiali della Chiesa (in continuità con quanto deciso di fare in passato per gli altri media), e la “parola” per il cristianesimo e la sua diffusione è un elemento fondamentale. Il governo italiano non ha mai fatto uso di simili tipi di comunicazione né sembra mai essere stato legato alla “parola” come importante veicolo ideologico. Al massimo qualche sparuta campagna elettorale accorta e valevole dal punto di vista comunicativo è riuscita di tanto in tanto a centrare il senso della parola e a fare un uso portante della comunicazione visuale. Ma poi anche quei medesimi soggetti o partiti, una volta andati al governo, hanno ricominciato ad utilizzare la stampa come tramite fisso, cioè come soggetto deputato a trasformare le parole ufficiali dei governanti in Parole con la p maiuscola. L’unico momento istituzionalmente dedicato alla comunicazione diretta è, da sempre, il messaggio alla nazione del Capo dello Stato che avviene l’ultimo dell’anno.

Nel messaggio di benvenuto Fini dice che l’obiettivo è una maggiore trasparenza e lasciare che la politica si faccia conoscere dai giovani. “Internet è una finestra sul mondo” dice, un’affermazione molto 1.0, nel senso che appartiene ad un modo vecchio e immaturo di concepire la comunicazione in rete, quello degli albori quando l’utenza non era ancora così attiva come oggi. Un momento, quello di “Internet finestra sul mondo” che non prevedeva il video, il quale è nato e si è diffuso con la pratica 2.0 dei commenti e delle risposte.
Fini stesso alla fine chiude dicendo “Questa è la nostra sfida. A voi la risposta”. Ma i commenti del video sono disabilitati.

MESSAGGIO DI BENVENUTO DEL PRESIDENTE FINI

IL PRESIDENTE DI GOOGLE DA FINI

FINI RISPONDE ALLE DOMANDE DEGLI UTENTI

LA PAROLA AI CAPIGRUPPO

MONTECITORIO, LA STORIA DEL PALAZZO

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  • Paolini scrive:
    GRANDE Mafe
    Continua così.
  • papocchio scrive:
    il sesso degli angeli
    Intitolerei così questa rubrica.
  • w4nderlust scrive:
    Molti dubbi su questo articolo
    " Le conversazioni non sono monetizzabili, a meno che tu non faccia il conduttore in un programma alla radio" non è proprio così, sono dati su cui si possono fare ricerche di mercato che altrimenti andrebbero pagate fior di soldoni, senza tener conto delle correlazioni tra discussioni diverse, con persone diverse e così via...inoltre la Creative Commons non ha niente a che vedere con "un modo per permettere a chi ti sta regalando un servizio di guadagnare dai tuoi contenuti in modo reciprocamente rispettoso", ci sono varie declinazioni e se si decide di sceglie quella noncommerciale nessuno ci può far soldi sopra al di fuori del suo autore. Non c'è proprio modo (legalmente parlando).Quindi non c'è nessuno scambio con nessun provider di servizi, chi scarica lo fa illegalmente e non è che "essendo tutti un po' + illegali" sia utenti che provider e chiudendo ciascuno un occhio sull'altro si può andare da qualche parte. Bisogna invece creare regole chiare a tutti e condivise da tutti e non in legalese stretto.Che io sappia, ma è possibile che ce ne siano molti altri altri, l'unico social network (se così lo vogliamo definire) che lascia agli utenti la proprietà dei loro contenuti permettendo loro di decidere la licenza sotto la quale pubblicarli (sia essa normale copyright o varie declinazioni di creative commons) è deviantart. Altri servizi simili dovrebbero seguire l'esempio e permettere agli utenti l'autodeterminazione del tipo di licenza con la quale sottoporre i contenuti.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 06 marzo 2009 14.35-----------------------------------------------------------
    • MeX scrive:
      Re: Molti dubbi su questo articolo
      - Scritto da: w4nderlust
      " Le conversazioni non sono monetizzabili, a meno
      che tu non faccia il conduttore in un programma
      alla radio" non è proprio così, sono dati su cui
      si possono fare ricerche di mercato che
      altrimenti andrebbero pagare fior di soldoni,
      senza tener conto delle correlazioni tra
      discussioni diverse, con persone diverse e così
      via...

      inoltre la Creative Commons non ha niente a che
      vedere con "un modo per permettere a chi ti sta
      regalando un servizio di guadagnare dai tuoi
      contenuti in modo reciprocamente rispettoso", ci
      sono varie declinazioni e se si decide di sceglie
      quella noncommerciale nessuno ci può far soldi
      sopra al di fuori del suo autore. Non c'è proprio
      modo (legalmente
      parlando).

      Quindi non c'è nessuno scambio con nessun
      provider di servizi, chi scarica lo fa
      illegalmente e non è che "essendo tutti un po' +
      illegali" sia utenti che provider chiudendo
      ciascuno un occhio sull'altro si può andare da
      qualche parte. Bisogna invece creare regole
      chiare a tutti e condivise da tutti e non in
      legalese
      stretto.

      Che io sappia, ma è possibile che ce ne siano
      molti altri altri, l'unico social network (se
      così lo vogliamo definire) che lascia agli utenti
      la proprietà dei loro contenuti permettendo loro
      di decidere la licenza sotto la quale pubblicarla
      (sia essa normale copyright o varie declinazioni
      di creative commons) è deviantart. Altri servizi
      simili dovrebbero seguire l'esempio e permettere
      agli utenti l'autodeterminazione del tipo di
      licenza con la quale sottoporre i
      contenuti.complimenti, oggimo post!
    • mafe scrive:
      Re: Molti dubbi su questo articolo
      - Scritto da: w4nderlust
      " Le conversazioni non sono monetizzabili, a meno
      che tu non faccia il conduttore in un programma
      alla radio" non è proprio così, sono dati su cui
      si possono fare ricerche di mercato che
      altrimenti andrebbero pagate fior di soldoni,
      senza tener conto delle correlazioni tra
      discussioni diverse, con persone diverse e così
      via...Sì, ma questo è possibile solo correlando centinaia di discussioni: come scrivo, ciascuna di queste ha un valore infinitesimale, è l'insieme che ne acquista.
      inoltre la Creative Commons non ha niente a che
      vedere con "un modo per permettere a chi ti sta
      regalando un servizio di guadagnare dai tuoi
      contenuti in modo reciprocamente rispettoso", ci
      sono varie declinazioni e se si decide di sceglie
      quella noncommerciale nessuno ci può far soldi
      sopra al di fuori del suo autore. Non c'è proprio
      modo (legalmente
      parlando).Tu piattaforma puoi proporre una licenza Commerciale. Guarda che il mio punto è che se vuoi far soldi con i tuoi contenuti è meglio metterli su piattaforme che paghi, non che le piattaforme gratis te li possono rubare.
      Quindi non c'è nessuno scambio con nessun
      provider di servizi, chi scarica lo fa
      illegalmente e non è che "essendo tutti un po' +
      illegali" sia utenti che provider e chiudendo
      ciascuno un occhio sull'altro si può andare da
      qualche parte. Bisogna invece creare regole
      chiare a tutti e condivise da tutti e non in
      legalese
      stretto.Non è essere tutti un po' illegali, ma accettare che se una legge è obsoleta, deve cambiare per tutti.

      Che io sappia, ma è possibile che ce ne siano
      molti altri altri, l'unico social network (se
      così lo vogliamo definire) che lascia agli utenti
      la proprietà dei loro contenuti permettendo loro
      di decidere la licenza sotto la quale pubblicarli
      (sia essa normale copyright o varie declinazioni
      di creative commons) è deviantart. Altri servizi
      simili dovrebbero seguire l'esempio e permettere
      agli utenti l'autodeterminazione del tipo di
      licenza con la quale sottoporre i
      contenuti.Ce n'è qualcun altro, ma li ho progettati io e non voglio fare spam :D
      • Mr.God scrive:
        Re: Molti dubbi su questo articolo
        Redazione, con questo sono 3 commenti per la tizia, spero sia chiaro che non ce la facciamo piú a leggere le sue cagate.
        • Drummer scrive:
          Re: Molti dubbi su questo articolo
          - Scritto da: Mr.God
          Redazione, con questo sono 3 commenti per la
          tizia, spero sia chiaro che non ce la facciamo
          piú a leggere le sue
          cagate.Eh, certo, quantità=qualità.Se sei coerente con questo ragionamento, spegni il computer e torna a guardare il grande fratello, quello sì che genera un sacco di commenti e discussioni. Anche perché nessuno ti obbliga a leggere queste, come dici tu, "cagate".
          • Mr.God scrive:
            Re: Molti dubbi su questo articolo
            - Scritto da: Drummer
            - Scritto da: Mr.God

            Redazione, con questo sono 3 commenti per la

            tizia, spero sia chiaro che non ce la facciamo

            piú a leggere le sue

            cagate.
            Eh, certo, quantità=qualità.
            Se sei coerente con questo ragionamento, spegni
            il computer e torna a guardare il grande
            fratello, quello sì che genera un sacco di
            commenti e discussioni. Anche perché nessuno ti
            obbliga a leggere queste, come dici tu,
            "cagate".Mi pare ovvio che la QUALITÀ siete voi, mentre il resto delle persone con un´opinione diversa sono solamente "massa" "ignorante" "grande fratello" "puzzate".Sdraiato sul sofá vicino al camino, mentre sorseggi cognac, con una mano ci doni questo splendido post.La mafe in questione é una mascellona che ci propina articoli pieni di niente, del resto é questo il lavoro che fa, consulenze di niente.
          • Drummer scrive:
            Re: Molti dubbi su questo articolo
            - Scritto da: Mr.God
            Sdraiato sul sofá vicino al camino, mentre
            sorseggi cognac, con una mano ci doni questo
            splendido
            post.Divertente questo quadretto che dipingi di me. Davvero.Comunque, non so cosa tu intenda per "voi", io sono solo io, e per me l'articolo in questione non è "pieno di niente", come tu dici. È l'analisi di una situazione osservata da un punto di vista diverso da quello prettamente tecnico/informatico.Se la tua opinione è diversa, sei libero di controbattere. E anche di insultare, per quanto mi riguarda.Ma, come ti ho già scritto, a mio avviso la cosa migliore che potresti fare è semplicemente ignorare, lasciando certi articoli scritti da "mascellone" a quelli cui interessano.
      • w4nderlust scrive:
        Re: Molti dubbi su questo articolo
        - Scritto da: mafe
        - Scritto da: w4nderlust

        " Le conversazioni non sono monetizzabili, a
        meno

        che tu non faccia il conduttore in un programma

        alla radio" non è proprio così, sono dati su cui

        si possono fare ricerche di mercato che

        altrimenti andrebbero pagate fior di soldoni,

        senza tener conto delle correlazioni tra

        discussioni diverse, con persone diverse e così

        via...

        Sì, ma questo è possibile solo correlando
        centinaia di discussioni: come scrivo, ciascuna
        di queste ha un valore infinitesimale, è
        l'insieme che ne acquista.È un cane che si morde la coda :D cioè se nessuno le regalasse, per quanto infinitesimali, nessuno potrebbe guadagnarci sopra.

        inoltre la Creative Commons non ha niente a che

        vedere con "un modo per permettere a chi ti sta

        regalando un servizio di guadagnare dai tuoi

        contenuti in modo reciprocamente rispettoso", ci

        sono varie declinazioni e se si decide di
        sceglie

        quella noncommerciale nessuno ci può far soldi

        sopra al di fuori del suo autore. Non c'è
        proprio

        modo (legalmente

        parlando).

        Tu piattaforma puoi proporre una licenza
        Commerciale. Guarda che il mio punto è che se
        vuoi far soldi con i tuoi contenuti è meglio
        metterli su piattaforme che paghi, non che le
        piattaforme gratis te li possono
        rubare.Ci possono essere varie combinazioni: servizio gratis - sfruttamento commerciale dei contentiservizio gratis - nessun sfruttamento commerciale dei contenuti servizio a pagamento - sfruttamento commercialeservizio a pagamento - nessuno sfruttamento commercialeIl fatto che il servizio sia a pagamento non mette a riparo da nulla, cioè non è una garanzia. L'esempio è proprio deviantart: si può fare un account gratuito e decidi tu le licenze dei tuoi contenuti, puoi anche decidere di metterli in vendita sul LORO store online (vendendo stampe delle tue opere in pratica) e in questo caso accetti una altro contratto in cui cedi loro il diritto di vendere la tua opera e di dare a te il 10% dei guadagni. Poi c'è l'account a pagamento che ti permette sempre di scegleire il tipo di licenza da mettere sui tuoi contenuti (ma hai dei servizi in più, tipo personalizzazioni aggiuntive della ua homepage e cose così). Se vuoi mettere in vendita le tue opere da un account a pagamento (Print accont) a quel punto cedi a deviantart il diritto di vendere la tua opera e di darti il 50% del ricavato.Il punto focale qual è? Lasciare agli utenti la libertà di scegliere la licenza con cui mettere online i propri contenuti, servizi a pagamento con un tos restrittivo non sono automaticamente meglio (sotto questo punto di vista ovviamente) di servizi gratuiti. I servizi gratuiti non sono il diavolo in quanto tali, ma sono il diavolo quando si appropriano di quello che l'utente mette online senza che quest'ultimo sia cosciente di ciò. Che poi la maggior parte dei servizi gratuiti funzioni in questo modo, siamo d'accordo, però la risposta non sono per forza i servizi a pagamento ma possono anche essere servizi gratuiti che guadagnano in altro modo per il loro sostentamento, ma lo fanno in un modo chiaro e che gli utenti condividono.


        Quindi non c'è nessuno scambio con nessun

        provider di servizi, chi scarica lo fa

        illegalmente e non è che "essendo tutti un po' +

        illegali" sia utenti che provider e chiudendo

        ciascuno un occhio sull'altro si può andare da

        qualche parte. Bisogna invece creare regole

        chiare a tutti e condivise da tutti e non in

        legalese

        stretto.

        Non è essere tutti un po' illegali, ma accettare
        che se una legge è obsoleta, deve cambiare per
        tutti.Ma fin quando questa legge non cambia, agli occhi della legge quello che proponi è inattuabile. Se cambia la legge allora cambieranno i tos e dovremo rifare da zero questa discussione cercando i capire gli infiniti nuovi modi in cui cercheranno di sfruttare i nostri contenuti :)



        Che io sappia, ma è possibile che ce ne siano

        molti altri altri, l'unico social network (se

        così lo vogliamo definire) che lascia agli
        utenti

        la proprietà dei loro contenuti permettendo loro

        di decidere la licenza sotto la quale
        pubblicarli

        (sia essa normale copyright o varie declinazioni

        di creative commons) è deviantart. Altri servizi

        simili dovrebbero seguire l'esempio e permettere

        agli utenti l'autodeterminazione del tipo di

        licenza con la quale sottoporre i

        contenuti.

        Ce n'è qualcun altro, ma li ho progettati io e
        non voglio fare spam
        :DDimmeli in privato allora perchè sono curioso e mi interessa, così non fai spam ;)
        • mafe scrive:
          Re: Molti dubbi su questo articolo
          - Scritto da: w4nderlust

          Sì, ma questo è possibile solo correlando

          centinaia di discussioni: come scrivo, ciascuna

          di queste ha un valore infinitesimale, è

          l'insieme che ne acquista.

          È un cane che si morde la coda :D cioè se nessuno
          le regalasse, per quanto infinitesimali, nessuno
          potrebbe guadagnarci
          sopra.Certo, ma la generosità vale anche in senso inverso: ti dò una cosa che per me (monetariamente) vale 0,00001 così tu puoi farla valere 1 (io da solo no).
          Ci possono essere varie combinazioni:
          servizio gratis - sfruttamento commerciale dei
          contenti
          servizio gratis - nessun sfruttamento commerciale
          dei contenutiE come vivono i secondi?
          Il fatto che il servizio sia a pagamento non
          mette a riparo da nulla, cioè non è una garanzia.Beh, insomma. Se io mi prendo un dominio e ci installo wordpress quello che c'è su è mio snza ombra di dubbio.
          Il punto focale qual è? Lasciare agli utenti la
          libertà di scegliere la licenza con cui mettere
          online i propri contenutima quelli di DeviantArt sono contenuti di valore, quelli di Facebook? Gli status update, i poke, le foto delle vacanze?
          servizi a pagamento
          con un tos restrittivo non sono automaticamente
          meglio (sotto questo punto di vista ovviamente)
          di servizi gratuiti. I servizi gratuiti non sono
          il diavolo in quanto tali, ma sono il diavolo
          quando si appropriano di quello che l'utente
          mette online senza che quest'ultimo sia cosciente
          di ciò. Beh, ovvio :-)

          Non è essere tutti un po' illegali, ma accettare

          che se una legge è obsoleta, deve cambiare per

          tutti.

          Ma fin quando questa legge non cambia, agli occhi
          della legge quello che proponi è inattuabile.Non è una proposta, è una strizzatina d'occhio ;-)
          • w4nderlust scrive:
            Re: Molti dubbi su questo articolo
            - Scritto da: mafe
            - Scritto da: w4nderlust


            Sì, ma questo è possibile solo correlando


            centinaia di discussioni: come scrivo,
            ciascuna


            di queste ha un valore infinitesimale, è


            l'insieme che ne acquista.



            È un cane che si morde la coda :D cioè se
            nessuno

            le regalasse, per quanto infinitesimali, nessuno

            potrebbe guadagnarci

            sopra.

            Certo, ma la generosità vale anche in senso
            inverso: ti dò una cosa che per me
            (monetariamente) vale 0,00001 così tu puoi farla
            valere 1 (io da solo
            no).Ripeto, deve essere tutto alla luce del sole e condiviso, proprio per questo il cambiamento di tos di facebook ha fato tanto scalpore, non hanno avvisato e hanno cambiato univocamente senza che gli utenti fossero d'accordo. Per fortuna si sono ricreduti.


            Ci possono essere varie combinazioni:

            servizio gratis - sfruttamento commerciale dei

            contenti

            servizio gratis - nessun sfruttamento
            commerciale

            dei contenuti

            E come vivono i secondi?Pubblicità, merchandising, ritorno di immagine (per chi non ha il servizio gratuito come core business)


            Il fatto che il servizio sia a pagamento non

            mette a riparo da nulla, cioè non è una
            garanzia.

            Beh, insomma. Se io mi prendo un dominio e ci
            installo wordpress quello che c'è su è mio snza
            ombra di
            dubbio.Si questo si, ma esistono anche servizi a pagamento tipo il sito di wordpress, lì puoi fare un blog gratis o puoi anche spenderci soldi per avere più banda ecc. e nonostante tu ci stia spendendo soldi potrebbe darsi che i contenuti siano trattati sempre al solito modo (sto ipotizzando eh, non ho mai letto il tos di wordpress servizio di blogging).


            Il punto focale qual è? Lasciare agli utenti la

            libertà di scegliere la licenza con cui mettere

            online i propri contenuti

            ma quelli di DeviantArt sono contenuti di valore,
            quelli di Facebook? Gli status update, i poke, le
            foto delle
            vacanze?Facciamo un esempio: io sono un politico. Nessuno vieta a facebook di vendere il log delle mie conversazioni a un mio concorrente politico. Magari questo log contiene delle cose mie privte che non vogli orendere pubbliche o che potrebbero svantaggiarmi come candidato. Il mio concorrente rende pubblico il log e io rimango fregato. È uno scenario plausibile. Oppure bho, trovo un cartellone per strada di una pubblicità contro l'alcolismo giovanile e c'è una mia foto mentre sono ubriaco venduta da facebook all'agenzia pubblicitaria. Di scenari se ne possono pensare molteplici.


            servizi a pagamento

            con un tos restrittivo non sono automaticamente

            meglio (sotto questo punto di vista ovviamente)

            di servizi gratuiti. I servizi gratuiti non sono

            il diavolo in quanto tali, ma sono il diavolo

            quando si appropriano di quello che l'utente

            mette online senza che quest'ultimo sia
            cosciente

            di ciò.

            Beh, ovvio :-)



            Non è essere tutti un po' illegali, ma
            accettare


            che se una legge è obsoleta, deve cambiare per


            tutti.



            Ma fin quando questa legge non cambia, agli
            occhi

            della legge quello che proponi è inattuabile.

            Non è una proposta, è una strizzatina d'occhio ;-)In effetti la tua è una constatazione di quello che accade, le persone se ne infischiano dei diritti digitali e potenzialmente i vari provider di servizi possono in un certo senso infischiarsene a loro volta :P
          • w4nderlust scrive:
            Re: Molti dubbi su questo articolo
            Scoperto proprio ora:http://en.wikipedia.org/wiki/Blip.tv
    • isaia panduri scrive:
      Re: Molti dubbi su questo articolo
      In verità quanto scritto da Mafe è giusto. Il valore dei contenuti postati sui social network, ancorché non riferibili agli utenti che "vivono" economicamente dei loro contenuti è prossima al... NIENTE.Certo, se Paul Simon (uno a caso, potrebbe essere Prince, Jovanotti, Gigi D'alessio) si iscrive a Facebook e rilascia una sua canzone e quella diviene di proprietà di Facebook... beh, lì qualche problema ci sarebbe eccome.Nei rimanenti MILIONI di casi, i contenuti sono di valore sociale e solo per chi li ha postati.Ciò nondimeno, se facebook (o chi per lui) utilizza una mia foto delle vacanze e la vende ad una agenzia pubblicitaria che gliela paga 100mila euro... ecco che magari anche in questo caso qualche problema ci sarebbe.Ma sto divagando.Quello che davvero ha un valore per i social network, al momento attuale, non sono i contenuti bensì la corretta PROFILAZIONE dei propri utenti.Ottenere milioni di mail valide, collegabili in qualche modo fra di loro, profilare gli utenti per fascia d'età, interesse, sesso, nazionalità etc etc, nonché riuscire a tracciarne le relazioni con altri utenti ha un valore INESTIMABILE. Facebook può utilizzare i propri utenti come focus group (lo ha già fatto) e a costo zero (per se stesso) offrire ad agenzie e multinazionali la possibilità di conoscere l'opinione su nuovi prodotti, di eseguire sondaggi d'opinione e di veicolare con precisione estrema advertising mirato con altissimo coefficiente di penetrabilità.Questo genere di informazione (che non escludo possa essere di interesse persino di governi e servizi segreti) viene fornito dagli utenti del tutto spontaneamente. Questa semmai è la cosa preoccupante...Preoccuparsi dei contenuti è legittimo, ma significa cercare il nemico nel posto sbagliato.
      • Felicita scrive:
        Re: Molti dubbi su questo articolo
        Bello l'articolo, anche se poi ho scoperto era un po' datato, ma sempre attuale! Il punto sta qui: chiarezza. Se i servizi dicono chiaramente che i contenuti sono di loro proprietà, gli utenti possono decidere se usare tali servizi, o migrare altrove. Se questa clausola è sommersa in una marea di legalese, allora diventa un po' misleading.E vissero tutti felici e contenti :-)- Scritto da: isaia panduri
        In verità quanto scritto da Mafe è giusto. Il
        valore dei contenuti postati sui social network,
        ancorché non riferibili agli utenti che "vivono"
        economicamente dei loro contenuti è prossima
        al...
        NIENTE.
        Certo, se Paul Simon (uno a caso, potrebbe essere
        Prince, Jovanotti, Gigi D'alessio) si iscrive a
        Facebook e rilascia una sua canzone e quella
        diviene di proprietà di Facebook... beh, lì
        qualche problema ci sarebbe
        eccome.http://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/dehttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/frhttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/ithttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/eshttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/dkhttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/ruhttp://feedtranslate.com/preview/edel43xlcl5cj/pl
        Nei rimanenti MILIONI di casi, i contenuti sono
        di valore sociale e solo per chi li ha
        postati.
        Ciò nondimeno, se facebook (o chi per lui)
        utilizza una mia foto delle vacanze e la vende ad
        una agenzia pubblicitaria che gliela paga 100mila
        euro... ecco che magari anche in questo caso
        qualche problema ci
        sarebbe.

        Ma sto divagando.

        Quello che davvero ha un valore per i social
        network, al momento attuale, non sono i contenuti
        bensì la corretta PROFILAZIONE dei propri
        utenti.
        Ottenere milioni di mail valide, collegabili in
        qualche modo fra di loro, profilare gli utenti
        per fascia d'età, interesse, sesso, nazionalità
        etc etc, nonché riuscire a tracciarne le
        relazioni con altri utenti ha un valore
        INESTIMABILE. Facebook può utilizzare i propri
        utenti come focus group (lo ha già fatto) e a
        costo zero (per se stesso) offrire ad agenzie e
        multinazionali la possibilità di conoscere
        l'opinione su nuovi prodotti, di eseguire
        sondaggi d'opinione e di veicolare con precisione
        estrema advertising mirato con altissimo
        coefficiente di
        penetrabilità.
        Questo genere di informazione (che non escludo
        possa essere di interesse persino di governi e
        servizi segreti) viene fornito dagli utenti del
        tutto spontaneamente. Questa semmai è la cosa
        preoccupante...

        Preoccuparsi dei contenuti è legittimo, ma
        significa cercare il nemico nel posto
        sbagliato.
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