WhatsApp non può bloccare i chatbot di terze parti

WhatsApp non può bloccare i chatbot di terze parti

WhatsApp ha abusato della sua posizione dominante per danneggiare la concorrenza, quindi deve consentire l'uso dei chatbot di terze parti in WhatsApp.
WhatsApp non può bloccare i chatbot di terze parti
WhatsApp ha abusato della sua posizione dominante per danneggiare la concorrenza, quindi deve consentire l'uso dei chatbot di terze parti in WhatsApp.

La Commissione europea ha inviato a Meta la comunicazione degli addebiti in relazione ai nuovi termini d’uso di WhatsApp che vietano l’accesso ai chatbot AI di terze parti. L’azienda di Menlo Park deve implementare le misure necessarie per prevenire danni irreparabili alla concorrenza. In pratica deve cambiare i termini d’uso del servizio, come già avvenuto in Italia.

Meta contesta la decisione

La Commissione europea aveva avviato l’indagine il 4 dicembre, escludendo l’Italia in quanto era già in corso un procedimento da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza. A partire dal 15 gennaio 2026, solo Meta AI è disponibile in WhatsApp, quindi ChatGPT, Copilot e altri chatbot AI non sono più accessibili.

In base ai risultati preliminari, la Commissione ha accertato l’abuso di posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione. Impedendo l’accesso agli altri assistenti AI, Meta ha violato l’art. 102 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). Dato che possono esserci danni irreparabili alla concorrenza, l’azienda di Menlo Park deve sospendere i nuovi termini d’uso e consentire l’accesso a terze parti.

Si tratta di misure urgenti temporanee che sono state imposte mentre prosegue l’indagine. Meta può esercitare il diritto alla difesa e rispondere alla decisione della Commissione. La comunicazione degli addebiti è valida in tutti i paesi europei ad eccezione dell’Italia, dove è stata già imposta la sospensione dall’autorità antitrust.

Se non permetterà l’accesso ai chatbot di terze parti, Meta rischia una sanzione fino al 10% delle entrare globali annuali. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato:

I fatti sono che non c’è motivo per cui l’UE debba intervenire sulle API di WhatsApp Business. Esistono molte opzioni di intelligenza artificiale e le persone possono utilizzarle tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore. La logica della Commissione presuppone erroneamente che le API di WhatsApp Business sia un canale di distribuzione chiave per questi chatbot.

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Pubblicato il
9 feb 2026
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