Wikipedia e Wikileaks: riorganizzarsi e combattere

Wikipedia cede alle richieste e rimuove contenuti. E Wikileaks dimostra che non si può arginare il libero fluire dell'informazione: dopo le email di Palin, la dimostrazione offerta a un giornalista che non crede nel Primo Emendamento
Wikipedia cede alle richieste e rimuove contenuti. E Wikileaks dimostra che non si può arginare il libero fluire dell'informazione: dopo le email di Palin, la dimostrazione offerta a un giornalista che non crede nel Primo Emendamento

Wikipedia sceglie la rimozione: l’enciclopedia libera non intende rischiare di scontrarsi con i detentori dei diritti e cancella una manciata di articoli. Erano organizzati sulla base di uno schema concettuale protetto dal diritto d’autore. Wikileaks, nel contempo, si batte per il diritto di informare: a chi vorrebbe vedere in manette i cracker dell’account email di Sarah Palin e coloro che ne hanno pubblicato i contenuti, viene dimostrato che non esistono argini che possano ostacolare il libero fluire dell’informazione.

Una richiesta di rimozione ha raggiunto Wikimedia Foundation: inviata da Nielsen Media, riguardava la pubblicazione sull’enciclopedia libera di una lista di emittenti televisive che operano sul mercato statunitense, organizzate secondo un elenco alfabetico per area di copertura. Si trattava di un semplice elenco organizzato per aree: gli Wikipediani avevano attinto alle informazioni organizzate da Nielsen Media e avevano categorizzato i canali tv ricalcando lo schema scelto dalla società di rilevazione.

Oltre trecento pagine sono state rimosse , un avvertimento campeggia su una delle pagine che ospitava l’elenco delle stazioni televisive: “A causa di questioni di copyright sollevate da Nielsen Media, non possiamo organizzare i mercati come in precedenza”. Gli utenti di Wikipedia si sono già messi al lavoro : “Invece – prosegue l’annuncio – presto verrà offerta un’organizzazione dei mercati basata sui dati Metropolitan Statistical Area”.

A rimozione avvenuta, gli utenti dibattono: : a qualcuno suona “ridicolo” che l’enciclopedia non possa riprodurre un semplice elenco ordinato, costituito da articoli a contenuti prodotti dagli utenti e basati su materiale accessibile da chiunque. Ma c’è chi sostiene che Nielsen Media abbia pieno diritto di rivendicare i diritti su una semplice lista: si tratta in ogni caso di un database costruito in maniera originale: “Nielsen aveva apposto il copyright all’intero schema di categorizzazione che era stato utilizzato su Wikipedia – spiega un utente – questo schema non può essere utilizzato sotto la licenza GFDL”. “Abbiamo deciso di rassegnarci” conferma un amministratore.

È così che l’intelligenza collettiva lavorerà per organizzare una lista di emittenti televisive organizzata sulla base di criteri diversi rispetto a quella stilata a Nielsen Media. Se Wikipedia si adopera per far fluire il sapere aggirando gli argini imposti dal diritto d’autore, c’è chi sfrutta l’irruenza del materiale in suo possesso per dimostrare che non esistono barriere che possano ostacolare lo scorrere dell’informazione. È Wikileaks a dare un saggio del proprio intento di difendere la libera circolazione dell’informazione: la promessa di non rimuovere i contenuti è un attributo fondante di Wikileaks, la lotta nei confronti di coloro che tentino di incanalare il flusso dell’informazione è ora un grido di battaglia.

La vittima scelta per questo saggio dimostrativo è Bill O Reilly, commentatore televisivo noto per la propria aggressività e per il proprio conservatorismo. Si era espresso nei giorni scorsi riguardo alla violazione dell’account email della candidata alla vicepresidenza USA Sarah Palin, si era scagliato contro il cracker e contro coloro hanno dato spazio e visibilità alle sue malefatte: si augura che “gli hacker” che hanno esposto online il contenuto delle email vengano sbattuti in carcere “per lungo tempo” perché “è una cosa che non si deve fare”. Le responsabilità di Wikileaks? A parere di O Reilly il sito vive di soffiate e “traffica in contenuti rubati”. Poco importa che la giornalista con cui è in collegamento tenti di dimostrare che la posizione di Wikileaks è protetta dal Primo Emendamento della Costituzione, che abbia il diritto di pubblicare delle informazioni che per il cittadino rappresentano una notizia. O Reilly si arena sul fatto che “non si può rubare la corrispondenza”: “Non nominerò il sito che ha pubblicato il materiale, ma è uno di quei siti spregevoli, viscidi, schifosi – ha commentato – tutti sanno dove sta questa roba, conoscono le persone che gestiscono il sito, perché dunque stanotte non vanno alla casa del tizio che lo gestisce e non lo ammanettano?”.

Ma nella notte è successo tutt’altro: il sito di O Reilly è stato violato , ora Wikileaks ospita uno screenshot che contiene dettagli e contatti di una manciata dei suoi sottoscrittori. Degli anonimi attivisti si sono infiltrati nel backoffice del sito senza colpo ferire . Si sono limitati a racimolare qualche screenshot, solo per dimostrare all’opinionista televisivo che se anche la legge non riuscisse a proteggere il libero circolare dell’informazione, qualcuno sarebbe pronto ad abbattere ogni tipo di ostacolo.

Gaia Bottà

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21 09 2008
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