ZeroKnowledge: fine del network anonimo

Uno dei baluardi tecnologici dell'anonimato online viene smantellato. E con lui si riducono le speranze di una rete libera. Secondo l'azienda l'anonimato non interessa più
Uno dei baluardi tecnologici dell'anonimato online viene smantellato. E con lui si riducono le speranze di una rete libera. Secondo l'azienda l'anonimato non interessa più


Web – ZeroKnowledge vara il nuovo pacchetto di Freedom Privacy & Security Tools 3.0 e rinuncia ai servizi che l’hanno resa così famosa, quelli della navigazione e dell’email anonimi. L’azienda sostiene che abbandonare queste offerte è una scelta imposta dal mercato, ma secondo il Gartner il timing di questa “dismissione” va considerato con attenzione. In Freedom 3.0 ci sono funzionalità di sicurezza, di gestione dei cookies e di blocco di banner e simili, ma non c’è più traccia del codice “anonimizzante”.

La notizia è emersa inizialmente su Slashdot, dove Ian Goldber, deus ex machina dei prodotti ZeroKnowledge , ha spiegato che la decisione di chiudere i servizi del Freedom Network è dovuta esclusivamente a motivi di mercato. Che vi possa essere un legame tra questa decisione e la battaglia anti-terrorismo innescata dai tragici attentati contro gli USA lo scorso 11 settembre viene negato con forza. “Semplicemente non è vero – ha spiegato Goldber – perché negli ultimi tre mesi abbiamo testato la nuova versione (Freedom 3.0, ndr) insieme ai partner, ottenendo la certificazione Microsoft per i nostri drive e completando la fase di testing. Il supporto per il Freedom Network è stato rimosso dal codice ben prima delle tragedie dell’11 settembre”.

Sia come sia, la decisione di ZeroKnowledge di fatto sottrae alla rete un “tool” visto spesso come baluardo delle istanze dell’anonimato online e della protezione della privacy.

Va detto che il Gartner, che ha commentato la decisione dell’azienda, ha confermato che il mercato dei prodotti e dei sistemi indirizzati all’anonimato è tutt’altro che felice, soprattutto in questo momento. Ma ha anche sottolineato che la “tempistica” di questa decisione in ZeroKnowledge è difficile considerarla casuale.

Secondo Bill Gassman, analista del Gartner, “questo è probabilmente il miglior momento per loro per uscire” da questo ramo di business. Dopo gli attentati, il clima per chi offre prodotti di cifratura e sicurezza tali da complicare le azioni di polizia è piuttosto difficile. “Sia che lo dicano sia che non lo dicano – ha continuato Gassman – questo è un indicatore che la ruota sta girando. In questo momento l’atteggiamento del paese è quello di considerare la privacy meno importante, fino a quando in qualche modo non sia risolto il problema del terrorismo”.

Gassman ritiene che ZeroKnowledge lasci, con le sue dichiarazioni, una porta aperta per tornare sui propri passi qualora il mercato lo consentirà, un dato che non si può escludere secondo il Gartner, dato che col passare del tempo l’attenzione alla privacy e all’anonimato potrebbe tornare in auge. E questo soprattutto perché aumentano sempre più i sistemi di controllo e la profilazione “spinta” da parte del business in rete: tutti elementi che secondo Gassman “faranno sì che si crei un mercato di coloro che vogliono rimanere anonimi”.

Sono in molti, però, a ritenere che se gli attuali rischi per la privacy non bastano a stimolare un mercato per i servizi anonimizzanti, difficilmente questo accadrà in futuro. Non si può escludere, sostengono molti sulla rete, che semplicemente chi è interessato all’anonimato in rete non sia che una sparuta minoranza, tanto sparuta da non giustificare alcun mercato “di settore” né da meritare sforzi di sviluppo al di fuori di un solido business plan…

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07 10 2001
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