14 mesi per il cracker di Madonna

Il tribunale di Tel Aviv ha condannato l'uomo che si è appropriato di alcuni brani della cantante prima del rilascio ufficiale: irrompendo negli account del personale vicino a Madonna aveva scomodato l'FBI

Roma – Aveva riversato tutta la propria frustrazione da cantante inascoltato su una cariatide del pop come Madonna: violando ripetutamente gli account di almeno tre persone, ingranaggi della macchina organizzativa della cantante, aveva ottenuto l’accesso a dei brani ancora da rifinire, per poi venderli a coloro che li avrebbero disseminati in Rete. L’israeliano Adi Lederman, braccato dall’FBI, era stato arrestato nel mese di gennaio: ora ha incassato sua sua condanna.

Madonna

Lederman, insieme ad una sanzione di quasi 3600 euro, ha subito una condanna a 14 mesi di carcere, decretata dal tribunale di Tel Aviv: l’uomo, secondo le ricostruzioni della giustizia israeliana, avrebbe guadagnato l’accesso a diversi account email di membri dello staff di Madonna, appropriandosi di tutte le credenziali utili ad ottenere tracce dell’album MDNA, prima che venisse rilasciato nel 2012, e i file ancora non definitivi dell’ultimo album Rebel Heart, venduti per 300 dollari. La diffusione online dei brani ad opera di terzi ha avuto l’effetto di accelerare il rilascio ufficiale di brani su iTunes che riparassero alla precoce diffusione di musica che avrebbe potuto compromettere la reputazione della star.

Colpevole per sua stessa ammissione di violazione informatica, violazione della privacy, violazione del diritto d’autore, Lederman è stato condannato a una pena che il tribunale ha definito esemplare : “La facilità con cui questi reati possono essere commessi da coloro che hanno competenza nel campo, come l’imputato, richiedono una risposta punitiva adeguata, che trasmetta un messaggio deterrente e inequivocabile” ha spiegato la corte. L’uomo rischiava fino a 5 anni di carcere, ma la pena è stata ridotta per motivazioni legate alla sua salute.

“Come ogni cittadino – aveva dichiarato Madonna dopo l’arresto di Lederman – ho diritto alla mia privacy. Questa invasione nella mia vita creativa, professionale e personale rimane una esperienza profondamente devastante e dolorosa, come probabilmente è per tutti gli artisti che sono vittime di questo tipo di crimini”.

Gaia Bottà

fonte immagine

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti