Federico Rigoni, Ericsson Italia: il punto sul 5G

Federico Rigoni, amministratore delegato di Ericsson Italia, fa il punto sul 5G e sul futuro della nuova connettività sul mercato italiano.

Federico Rigoni, Ericsson Italia: il punto sul 5G

Il Mobile World Congress di Barcellona è l’occasione per fare il punto assieme a Ericsson Italia sull’andamento del 5G e sulle concrete prospettive di vederlo presto tra le mani degli utenti. La parola va quindi a Federico Rigoni, amministratore delegato Ericsson Italia, il quale con estremo pragmatismo ha tracciato la roadmap verso la prossima dimensione della connettività.

Pragmatismo, perché i tempi dei voli pindarici è terminato: Ericsson ha affascinato il mercato, ha fatto il proprio complesso percorso di ricerca, ha costruito l’ecosistema ed ora ha le antenne pronte. Ma non basta, perché per l’approdo al 5G occorrerà ora un lavoro di squadra che vede in campo molti attori.

Sulla strada del 5G

Ericsson sta facendo la propria parte, ma la filiera che dovrà portare alle offerte di mercato per il 5G comprende anche altri attori. Per questo motivo fare previsioni è possibile, ma al tempo stesso arduo: la corsa verso il 5G è fatta di una moltitudine di tasselli che dovranno incastrarsi cammin facendo, a mano a mano che ogni componente del settore si assumerà i propri rischi con i relativi investimenti.

Ma la deadline è in qualche modo tracciabile: entro la seconda metà del 2019 arriveranno le prime offerte consumer dei maggiori operatori, con la fase di massive rollout che posiziona il proprio baricentro tra il 2020 ed il 2021.

Federico Rigoni, amministratore delegato Ericsson Italia

 

Altrettanto complesso è però capire dove arriverà prima, poiché la natura del 5G è anzitutto business prima ancora che consumer. Questo potrebbe portare ad un percorso di rollout differente rispetto al passato: se con i vari 2G, 3G e 4G – tecnologie cresciute con sostanziale linearità evolutiva – si è partiti dalle aree metropolitane per poi estendere la copertura a macchia d’olio verso la provincia, in questo caso i driver di estensione potrebbero veicolare ai distretti industriali ove maggiormente si annidano il bisogno e l’interesse nell’investimento.

La dimensione consumer avrà chiaramente un proprio ruolo, poiché su certe aree le potenzialità dell’LTE sono destinate ad esaurirsi entro pochi anni: il 5G sarà il salto di paradigma che alcuni operatori chiedono con urgenza e per il quale sono disposti a spendersi in prima fila. Tuttavia secondo Rigoni saranno i servizi per il mondo non-consumer a fare realmente la differenza: se il 5G fosse percepito come una semplice evoluzione del 4G (con modelli di vendita basati semplicemente sulla banda disponibile), il processo rischierebbe di farsi presto fallimentare. Occorre invece pensare modelli di vendita nuovi, modelli di business ricalibrati e la percezione stessa di “rete” dovrà assumere nuovi connotati.

Non sarà dunque un processo immediato, né scontato: il 5G è una fase di rottura e come tale dovrà essere percepita se si vuole ambire allo sviluppo della giusta cultura collettiva sulla quinta generazione della connettività. Si partirà quindi da sistemi di automazione industriale o di sanità remota, consentendo proprio nei contesti business la massima espressione delle funzionalità di slicing che il 5G può offrire.

L’Italia che corre verso il 5G

Ci sono alcuni elementi inconfutabili a dimostrare il fatto che l’Italia sia oggi una vera e propria avanguardia (quanto meno a livello europeo) sulla strada del 5G. Non da ultimo c’è la componente italiana nel team di ricerca e sviluppo Ericsson: ben 700 ricercatori sul totale di 2800 risorse di Ericsson Italia, un impegno di prima linea che pone il proprio baricentro su Pisa.

Ma c’è dell’altro. L’Italia è stata tra le prime ad aprire sperimentazioni sul 5G, è stata tra le prime a chiudere l’asta per l’attribuzione delle frequenze ed ora vede il caso unico di un possibile accordo tra i due principali operatori per lo sviluppo della nuova rete.

L’Italia, che fino alla soglia del 3G è stata all’avanguardia del comparto mobile, sembra voler rialzare la testa guidata in parte dalla necessità di recuperare la strada perduta, in parte per una intrinseca pulsione al mobile, in parte per una speciale sensibilità maturata in questi anni verso l’opportunità del 5G. Affinché il cerchio si chiuda ed il 5G possa realmente essere “messo a terra” occorre che la filiera si completi con servizi alle aziende, automatizzazione industriale e tutta quella serie di elementi che porteranno una rete intelligente a diventare “core” nei processi di trasformazione digitale del paese.

Ericsson ha fatto la propria parte ed ora è pronta a giocare un ruolo anche nella sensibilizzazione e nell’assistenza degli attori che potranno chiudere il cerchio. Perché il 5G diventa, a questo punto, interesse collettivo: per l’utenza, per l’industria, per il paese e per quanti hanno scommesso su questa tecnologia quando ancora era una chimera buona per colorare i muri del Mobile World Congress di pochi anni or sono.

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