A Firenze si respira software libero

In Commissione Bilancio approvata una mozione di Sinistra e Libertà. Se passerà anche la votazione in Consiglio Comunale, nel capoluogo toscano la pubblica amministrazione inizierà la migrazione. Poi potrebbe toccare alla provincia
In Commissione Bilancio approvata una mozione di Sinistra e Libertà. Se passerà anche la votazione in Consiglio Comunale, nel capoluogo toscano la pubblica amministrazione inizierà la migrazione. Poi potrebbe toccare alla provincia

Progetto complessivo di migrazione al software libero : il progetto portato in Commissione Bilancio di Piazza della Signoria dal rappresentate di Sinistra Ecologia Libertà Eros Cruccolini è ambizioso. Punta a trasformare radicalmente l’assetto tecnologico dell’amministrazione fiorentina nel corso dei prossimi anni, traghettando l’intero ecosistema software dall’attuale assetto proprietario (essenzialmente basato su applicativi e sistemi operativi Microsoft) verso lidi più open e free . Con un risparmio importante, sia nell’immediato che nel lungo termine.

Secondo i dati forniti all’interno della mozione, visionata da Punto Informatico , il comune di Firenze dispone di circa 3mila postazioni PC , la cui fornitura software è regolata al momento tra l’altro da 250 licenze di tipo Enterprise Agreement ( EA ) – ovvero una licenza a volume progressiva offerta da Microsoft – che incide sul bilancio municipale per 94.300 euro annui.

Dalle informazioni raccolte dal Comune stesso, risulterebbe tuttavia che almeno il 90 per cento dei dipendenti farebbe già uso di Office, mentre la quasi totalità dei PC avrebbe attivato i servizi Active Directory : prevedendo alcune varianti della formula EA un aggiustamento dei valori in gioco a posteriori, ovvero l’aumento eventuale delle licenze acquistate per uniformarsi alla crescita del parco macchine, secondo la mozione in prospettiva la cifra attuale risulterebbe sottostimata rispetto all’effettivo costo finale dell’accordo , dovendo provvedere a sanare eventuali differenze tra le licenze già acquisite in queste e altre forme rispetto all’effettive necessità.

Visti i valori in gioco, le stime parlando di un massimo di 1 milione di euro l’anno in più da sborsare : e viste le esigenze effettive dei dipendenti fiorentini (il 40 per cento utilizzerebbe il computer quasi solo per lavori d’ufficio e navigazione) così come quelle normative (alcuni software gestionali attualmente utilizzati non rispettano i regolamenti CNIPA che impongono l’utilizzo di formati non proprietari per i documenti), la proposta di SEL è quella di avviare “un progetto complessivo di migrazione al software libero di tutte le postazioni PC dell’amministrazione”, nonché “iniziare la migrazione degli applicativi proprietari del Comune affinché siano basati su formati aperti”. Infine, il Comune dovrebbe impegnarsi a “stanziare parte delle somme risparmiate attraverso la migrazione per la formazione del personale all’utilizzo del nuovo software”.

Il primo vaglio il commissione è andato bene: l’assemblea ha approvato all’unanimità la mozione, che impegnerebbe, qualora venisse confermata in Consiglio Comunale, il comune toscano ad affrontare un cambiamento radicale della propria infrastruttura informatica . Un cambiamento che, si legge nella mozione, garantirebbe “nel triennio (2009-2012, ndr) un risparmio fino a 200mila euro paragonato all’aggravio dovuto alla regolarizzazione delle licenze Microsoft”.

Cifra che, precisa Leonardo Maccari del Gruppo Cultura fiorentino di SEL, “dipenderà anche da quanto si potrà fare all’interno del Comune e quanto sarà necessario attingere all’esterno: ma saranno gli uffici tecnici a dirci come e cosa fare”. “La precedente amministrazione – prosegue Maccari – aveva già fatto degli sforzi per mettere in campo una migrazione. È importante che anche la nuova rinnovi questo impegno nella forma e nella pratica: oggi in Commissione si è discusso di come portare avanti il lavoro e coinvolgere i settori tecnici responsabili”.

L’ esperienza del comune di Bologna fa ben sperare nella riuscita dell’operazione : “L’esempio di Bologna – continua Maccari – è senz’altro interessante: nei documenti da loro pubblicati il processo sembra avere caratteristiche endogene, ovvero essere svolto almeno inizialmente dall’interno. Le prime migrazioni a OpenOffice, ad esempio, possono essere effettuate dal personale interno: e questa operazione libera risorse economiche altrimenti impegnate in costi di licenza, risorse che possono venire reimpiegate per migrare applicativi più complessi”.

Tra gli obiettivi del progetto, spiega Maccari a Punto Informatico , ci sono ovviamente riuso (citato il Centro Regionale di Competenza per il Riuso ) e ovviamente la trasparenza e l’ accessibilità : la fornitura di servizi telematici ai cittadini impone una digitalizzazione razionale della PA, anche tenuto conto della capacità del software libero (come si legge nella mozione approvata in commissione) di garantire “l’indipendenza da qualsiasi piattaforma proprietaria (…), l’attivazione di un’economia locale per lo sviluppo e la gestione dei sistemi, la possibilità di introdurre collaborazioni virtuose tra amministrazioni locali”

“Uno dei argomenti all’ordine del giorno – continua Maccari – è ad esempio l’integrazione delle informazioni contenute in database diversi. Al momento ogni applicazione ha il suo database, e fornire servizi al cittadino che prevedano il contributo di più applicazioni è complesso”. “Con il passaggio a software FOSS – conclude – la faccenda potrebbe migliorare sensibilmente”.

a cura di Luca Annunziata

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20 01 2010
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