A WhatsApp manca la parola

Il CEO dell'azienda appena acquisita da Facebook promette chiamate audio entro la primavera. Ma deve fare i conti con il prezzo del successo: una febbre del sabato sera e le domande sulla privacy

Roma – Dal palco del Mobile World Congress di Barcelona, il CEO di WhatsApp Jan Koum fa un annuncio spiazzante: dopo aver stravolto la vita e i bilanci delle telco azzerando i guadagni miliardari provenienti dagli SMS, la neo-divisione di Facebook si appresta anche a fare i primi passi nelle chiamate voce. Entro pochi mesi, questioni di settimane, si potrà chiamare i propri amici tramite WhatsApp : e la qualità del servizio sarà da prima della classe, dice Koum. Anche se, è evidente, la sfida sarà riuscire a mantenere le promesse: la popolarità ottenuta dopo l’operazione da 19 miliardi di dollari ha già causato qualche grattacapo, e non si potranno commettere errori d’ora in avanti se non si vuole rischiare un tracollo.

La mossa di WhatsApp è senz’altro sorprendente: l’impegno tecnico per gestire le chiamate di oltre 450 milioni di utenti , 1 miliardo secondo le proiezioni che hanno convinto Marc Zuckerberg a pagare 19 miliardi di dollari per accaparrarsi il servizio, è senz’altro molto diverso da quello necessario per portare a termine il compito attuale. E non si tratta di un compito da poco: sabato sera tutti hanno potuto osservare la difficoltà, durata quasi 4 ore, dei server WhatsApp di reggere il carico degli utenti riversatisi sull’app, magari rispolverandola incuriositi dalle notizie sull’acquisizione giunte in settimana. Le sinergie con Facebook potrebbero aiutare a evitare che questi problemi si ripresentino in futuro, ma Koum ci ha tenuto a dire che il percorso della sua azienda resterà nettamente separato da quello del social network blu.

Facebook ha già un servizio audio-video per le chiamate tra i suoi utenti, e il territorio è già parecchio presidiato (basti pensare a Skype, a sua volta acquisita da Microsoft): ma Koum dice che “pensiamo di avere il miglior prodotto voce in circolazione: usiamo la minor quantità di banda possibile e l’abbiamo ottimizzato allo spasimo”. In altre parole chi proverà le telefonate via WhatsApp non tornerà indietro: WhatsApp vuole proprio diventare un OTT , un operatore che eroga i propri servizi via Internet, ma per evitare di entrare in contrasto diretto con le telco lavora anche con loro per concertare tariffe speciali da abbinare agli smartphone per gli utilizzatori più accaniti. In ogni caso la cifra del marketing di WhatsApp non cambierà : basso profilo, bassi costi, semplicità di utilizzo.

I più critici puntano il dito proprio su quest’ultimo aspetto: non sarà che WhatsApp ha sacrificato la solidità della sicurezza e della privacy del servizio sull’altare della semplicità? Canada e Paesi Bassi non hanno mancato di far sentire la loro voce sull’utilizzo spregiudicato delle rubriche telefoniche degli utenti del servizio, qualche dubbio (mai del tutto fugato ) sulla sicurezza del protocollo è circolato in passato. Nell’era del Datagate, non è una questione da poco: un attento scrutinio sul piano della efficacia degli strumenti messi in campo da WhatsApp non è cosa da liquidare in breve, e il peso specifico di WhatsApp unito a Facebook ne farà un osservato speciale per tenere al sicuro le conversazioni private dall’ occhio indagatore dell’NSA e degli altri servizi di intelligence governativi.

Luca Annunziata

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