Low Latency Profile è il nome attribuito internamente da Microsoft alla funzionalità che potrebbe migliorare in modo significativo la reattività di Windows 11. Se ne discute ormai da alcune settimane, da quando sono emerse le prime informazioni in merito. Oggi c’è la conferma del rollout: sarà disponibile per tutti dal mese prossimo.
Low Latency Profile è in arrivo su Windows 11
Il documento del supporto ufficiale che fa riferimento all’aggiornamento d’anteprima KB5089573, appena distribuito agli insider nel canale Release Preview, cita espressamente un aumento generale delle prestazioni. È proprio questo il compito della tecnologia. Ecco la breve descrizione fornita.
Questo aggiornamento velocizza l’avvio delle app e le esperienze principali della shell come il menu Start, la Ricerca e il Centro notifiche.
Come funziona? Low Latency Profile si occupa di gestire alcune operazioni frequenti spingendo al massimo la frequenza della CPU (di alcuni core che la compongono) per brevi periodi, solitamente da uno a tre secondi, così da svolgere rapidamente le operazioni alle quali è attribuita una priorità elevata come quelle appena elencate. Un metodo già sfruttato da altri sistemi operativi, a partire da macOS, ai quali Microsoft sembra ora volersi ispirare.
Un boost per il processore, ma solo quando serve
L’immagine qui sotto, condivisa dalla redazione di Windows Latest, mostra il comportamento del processore in occasione dell’apertura del browser Edge. In pratica, W11 spinge al massimo l’utilizzo delle risorse per accelerare l’esecuzione di alcuni processi chiave, toccando il 100% o quasi.

Considerando la distribuzione nel canale Release Preview di questa settimana, abbiamo ora un indizio concreto su quella che sarà la tempistica del rollout. A fine mese arriverà sotto forma di anteprima per tutti coloro che vorranno installare l’update opzionale e, in occasione del Patch Tuesday del 9 giugno, raggiungerà tutti i PC con il download obbligatorio.
È la via più comoda per aggirare un problema?
Un trick, quello di Microsoft, introdotto con l’obiettivo di migliorare l’esperienza offerta da Windows 11, ma che non mette tutti d’accordo. C’è chi lo ritiene un escamotage, il modo più veloce per risolvere il problema legato alle prestazioni che da molto tempo accompagna il sistema operativo: la software house forza un boost della CPU anziché ottimizzare il codice dell’OS.
Dal gruppo di Redmond hanno già fatto sapere che non è così. Scott Hanselman è intervenuto su X (1, 2) per chiarire che altre piattaforme lo fanno già, da macOS alle distribuzioni Linux, senza dimenticare quelle mobile per smartphone e tablet.