Accelerazione via GPU? Un brevetto Microsoft

Il colosso di Redmond rivendica la paternità della nota tecnica che consente di accelerare il video encoding, sfruttando la collaborazione tra chip grafico e CPU. Nessuna prior art, pare

Roma – Dopo un attesa burocratica durata oltre sei anni, Microsoft riesce ad ottenere un brevetto che ha dell’incredibile: la codifica video accelerata via processore grafico. Stando alla generica descrizione del certificato appena assegnato, la soluzione di cui MS rivendica la paternità sarebbe proprio quella che consente alla GPU di lavorare in parallelo con il video encoding eseguito dalla CPU, per velocizzare il processo denominato “Motion Estimation”.

Windows 7 integra il supporto direttamente nelle API delle sue DirectX: ma questo tipo di collaborazione tra chip, incentrata sulla complessa gestione delle differenze tra i fotogrammi di un video digitale, è portata avanti, da tempo, anche da aziende come Apple, AMD, ATI, Nvidia o Cinnafilm. E sarà sfruttata in maniera ancora più massiccia, nel prossimo futuro, quando si diffonderà l’esigenza di amministrare i filmati in 3D stereoscopico.

Architetture come CUDA e software come il media-converter Bada BOOM , che hanno puntato tutto sulla tecnologia GPGPU , rischiano di dover pagare le royalty a Microsoft visto che, da questo momento, tutti i prodotti che utilizzano la scheda grafica per scopi diversi da quelli tradizionali sono diventati fuorilegge .

Con tutta probabilità la palla passerà ora agli avvocati: toccherà a loro studiare attentamente la portata dell’ennesimo patentino riconosciuto alla casa di Redmond, per capire meglio ciò che realmente copre e individuare i cavilli in grado di aggirare ogni violazione. Al momento nessuno degli interessati ha ancora commentato la notizia.

Roberto Pulito

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  • hacher scrive:
    non ho capito, sicurezza e microsof?
    sicurezza e microsof? ma e' un paradosso!!!oppure hanno deciso finalmente di ricostruire da capo i loro SO?
  • filoberto scrive:
    virus pc e pandemie
    il problema dell'analogia virus umano = virus informatico presenta il problema di tutte le metafore: rappresentano ipotesi suggestive ma non sempre calzanti, spesso fuorvianti.Per le emergenze causate dai virus umani esistono una serie di strutture di intervento diverse e organicamente correlate: ad es. non sono direttamente i produttori dei farmaci a curare la popolazione (vedi quato profiling farebbero), ci sono rigorosi vincoli di privacy e di deontologia professionale che regolano il rapporto medico-paziente. Non che funzioni tutto bene anche qui (vedi casi di presunte pandemie di influenze, mucche pazze ecc., medici privati e pubblici, sponsorizzazioni invasive delle case farmaceutiche e loro politiche dei prezzi non sempre cristalline ecc.), ma la "cultura" in proposito è rilevante.Non lo stesso si può dire per chi produce antivirus, il controllo delle strutture governative, statali e comunitarie... il tutto mi sembra molto fumoso, tuttaltro che trasparente e senza alcun interesse a rendere il proXXXXX realmente democratico (o rispettoso dei principi democratici), si tutela solo il principio di chi è più interventista, invasivo e forse anche un po' megalomane.
  • pippuz scrive:
    gestione della sicurezza
    "la sicurezza informatica va affrontata come la gestione di crisi e emergenze, come un terremoto o un incendio"regalando soldi agli amici degli amici?
  • ullala scrive:
    il problema
    Non mi pare che sia il "certificato" ma chi lo rilascia!Il certificato dell'oste su quanto è buono il vino lascia il tempo che trova diverso è se il certificato lo rilascia qualcuno indiscutibilmente TERZO.
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