ACTA, la geopolitica del copyright

I documenti trafugati si susseguono ormai a gran ritmo. Trapela un quadro generale di disaccordo tra i paesi coinvolti: soprattutto sul grado di responsabilità dei provider e degli intermediari
I documenti trafugati si susseguono ormai a gran ritmo. Trapela un quadro generale di disaccordo tra i paesi coinvolti: soprattutto sul grado di responsabilità dei provider e degli intermediari

Come è ormai noto ai più, le negoziazioni in corso tra varie nazioni del mondo in vista del famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) sono caratterizzate da una piuttosto rigida riservatezza. Ma si tratta di una rigidità in parte teorica, spesso e volentieri ammorbidita da un numero in crescita di documenti trafugati . Sfuggiti ai responsabili, pubblicati online a rivelare alcuni dei principali dettagli sul trattato che vorrebbe estendere la tutela della proprietà intellettuale a livello globale.

Un nuovo documento ha fatto recentemente il giro della Rete, questa volta decisamente più corposo. Più di quaranta pagine in formato PDF che hanno meglio chiarito alcune delle principali posizioni di vari governi del mondo sulle delicate tematiche affrontate dal trattato anti-contraffazione. Come quelle relative alla responsabilità dei provider e alla regolamentazione delle misure anti-aggiramento delle tecnologie a tutela delle opere dell’ingegno.

Per Michael Geist – professore di legge all’Università di Ottawa e celebre esperto dei segreti di ACTA – si tratta di un documento più che significativo, che andrebbe ben al di là del già analizzato dibattito sulla trasparenza delle negoziazioni. Pagine significative, dunque, che andrebbero a fare luce su un clima generale di disaccordo tra i paesi coinvolti , in particolare sulla proposta portata avanti dalle autorità statunitensi.

A farsi avanti è stato il governo del Giappone, in particolare sul grado di responsabilità degli Internet Service Provider (ISP). Questa dovrebbe essere considerata in base al livello di consapevolezza delle violazioni in atto da parte degli utenti. Qualora sia possibile prevenirle da un punto di vista tecnico e nel momento in cui il provider abbia un ragionevole bagaglio informativo per decretare il loro effettivo svolgimento.

Le discussioni più accese sarebbero tuttavia in corso sulla proposta statunitense di estendere a livello globale le previsioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA). L’Unione Europea sembra così essere contraria ad un sistema esteso di controllo, assecondata dal Giappone che ha parlato di previsioni non richieste dagli accordi della World Intellectual Property Organization (WIPO).

Il Nuovo e il Vecchio Continente sembrano però d’accordo su una maggiore estensione della sezione dedicata ai procedimenti in ambito civile, mentre paesi come il Canada e la Nuova Zelanda vorrebbero limitarli soltanto al diritto d’autore e al trademark . L’Unione Europea, infine, sembra intenzionata a difendere una particolare proposta : che vengano istituite delle azioni legali contro quegli intermediari i cui servizi vengono sfruttati per violare il copyright.

Mauro Vecchio

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02 03 2010
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